Fatti e menzogne

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In quanto tempo si può distruggere la vita di un uomo? In quanto tempo si possono spazzare via anni di lavoro e una carriera? Ora più che mai questa domanda ce la si dovrebbe porre più spesso. O meglio, coloro che riescono ad esprimere giudizi affrettati senza avere tutti gli elementi necessari per esprimersi in maniera adeguata. Mi riferisco nello specifico ai giornali. Ma non a tuti, ci mancherebbe. A quelli che hanno il vizietto di travisare la realtà dei fatti e far passare il loro tipo di giornalismo, per informazione pura al servizio della cittadinanza ignara. Mi dispiace per “Il Fatto”, per il suo direttore, e per tutti i quanti credono che l’essere le voci (giustizialiste) delle procure sia fare giornalismo. Ma andiamo un attimo nel concreto.

Quante volte è capitato che sulle prime pagine di (alcuni) giornali ci fosse a caratteri cubitali un titolo del tipo “Indagato il tale”, “la procura di… ha aperto un fascicolo su..” e così via. Tante, troppe. Un caso emblematico è quello del generale Mario Mori, il quale dopo essere stato rinviato a giudizio e processato per favoreggiamento nei confronti di “Cosa Nostra” e in particolare per i ritardi nelle catture  dei boss Riina e Provenzano, venne assolto. Un lungo iter che ha visto l’ex ufficiale dei carabinieri accusato da magistrati del calibro di Nino Di Matteo e Antonio Ingroia in primo grado e in appello, per altro dopo aver modificato anche il capo di imputazione, dal procuratore Scarpinato e da Luigi Patronaggio. Ebbene? In appello viene confermata la sentenza di primo grado: assoluzione, in quanto il fatto non costituisce reato.

Si sono viste per caso aperture di giornali sulla notizia dell’assoluzione? Non mi risulta. Forse alcuni non hanno nemmeno dato la notizia. Eppure quando venne indagato ci fu un grande clamore, che, come si può ben immaginare, distrusse l’immagine e la vita del generale Mario Mori. Oggi Mori, ha aderito al progetto politico “La Marianna”,( http://lamarianna.eu)  promosso dall’ex leader radicale Giovanni Negri, facendosi portavoce di un progetto di miglioramento della giustizia in Italia. Tutto ciò per dire che c’è una netta differenza, tra una semplice informazione di garanzia (detta avviso di garanzia in gergo comune) e una sentenza di condanna in via definitiva.

La tendenza di fare dell’avviso di garanzia , un elemento sufficiente per celebrare un vero e proprio processo mediatico deriva dalla grande inchiesta della procura milanese, che dal 1992 si può dire che abbia rivoluzionato sia il modo di compiere indagini, sia il modo in cui le notizie inerenti le indagini venivano date. Nel bene e nel male. In ogni caso per alcuni giornalisti un bel ripasso del codice di procedura penale, con particolare riferimento all’articolo 369, non farebbe male. Anzi, forse aiuterebbe  distinguere i fatti, la realtà dagli assunti arbitrari: le menzogne. E forse, si eviterebbe di rovinare con tanta leggerezza la vita di una persona, chiunque essa sia.