Bitcoin, l’oro del 21esimo secolo?

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Da moneta da utilizzare per effettuare acquisti online a strumento di investimento con un proprio valore intrinseco. Più assimilabile ad un metallo prezioso che ad una moneta,tra i vantaggi il trasferimento istantaneo. Pesano sul suo successo problemi di sicurezza, come anonimato e rischio di furto o smarrimento. Ma il nodo più stretto resta la stabilità del prezzo.

E’ notizia di qualche giorno fa che il gigante Americano delle macchina elettriche, Tesla, abbia deciso di accettare Bitcoin come forma di pagamento per l’acquisto dei suoi veicoli. Oltre alle valute nazionali, Tesla accetterà dunque anche la cripto-valuta più discussa del momento come alternativa alle valute nazionali. Ma cosa ha portato il Bitcoin, che non è altro che una stringa di codice protetto da password, ad avere un valore di circa $50,000 nei primi mesi del 2021?
Il bitcoin nasce nel 2009 per mano di uno o più programmatori, ancora non identificati, che usano lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Questo si basa su un concetto relativamente semplice: permettere il trasferimento della proprietà senza necessità di validazione da parte di una terza parte. Quando facciamo un acquisto online abbiamo necessariamente bisogno di una banca o altro ente di credito che agisca come intermediario per “garantire” la buona riuscita della transazione. Questi intermediari svolgono dunque un ruolo chiave perché permettono lo scambio di beni o servizi a distanza senza necessità di doversi incontrare fisicamente e pagare in contanti, come si faceva in passato. Per facilitare lo scambio di beni o servizi l’intermediario richiede il pagamento di una commissione. L’idea rivoluzionaria dietro Bitcoin era l’eliminazione degli intermediari.
Ogni volta che il bitcoin passa di mano viene annotato in un registro centrale digitale, in gergo tecnico Blockchain, che tutti possono consultare ma nessun singolo può modificare. La blockchain certifica il passaggio di proprietà del Bitcoin dal compratore al venditore, ovviando alla necessità di coinvolgere un intermediario terzo con funzione di garante.
Se in un primo momento si era diffusa l’idea che il Bitcoin potesse sostituire le monete nazionali e diventare la moneta digitale globale del 21esimo secolo, con il tempo sono iniziati ad emergere molti problemi. Il primo è quello legato alla sicurezza. Conti correnti e Carte di Credito, essendo associate ad una persona fisica o giuridica, permettono il tracciamento del denaro. Se si conclude una transazione illegale online, le istituzioni potrebbero tracciare chi ha fatto il pagamento e chi lo ha ricevuto, andando a identificare chi ha violato la legge. Bitcoin, proprio per l’assenza di un intermediario terzo, è totalmente anonimo. Il Bitcoin passa dal portafoglio virtuale del compratore a quello virtuale del venditore e, visto che non è necessario una verifica dell’identità per creare il portafoglio, il tutto può avvenire in maniera anonima, il che non è visto di buon occhio dalle istituzioni. Un secondo problema legato al furto o smarrimento. II Bitcoin non è altro che un file protetto da una password molto complicata. Se si perde la password si perde il Bitcoin. Emblematico il caso di un ragazzo inglese che nel 2013 per errore buttò la chiavetta USB con la password per i suoi Bitcoin, che ad oggi valgono $300 milioni ma sono inaccessibili. Terzo, e forze maggior problema, è quello relativo alla stabilità del prezzo. La moneta legale, priva di valore intrinseco, ha due caratteristiche principali: viene riconosciuta come mezzo di pagamento dalla collettività e ha un valore relativamente stabile. Se negli ultimi tempi il Bitcoin si è diffuso così tanto, da essere riconosciuto come mezzo di pagamento in più paesi, gli sbalzi di prezzo hanno creato molta incertezza e rappresentano un ostacolo alla più ampia diffusione del Bitcoin. Immaginate di aver iniziato a lavorare in un Azienda nei primi giorni del 2021 e di aver pattuito una retribuzione di 1 Bitcoin all’inizio di ogni mese. Il primo Gennaio il vostro stipendio sarebbe stato pari a €23.000, il primo Febbraio €27.000 e il primo Marzo €41.000. Per quanto nessun lavoratore si lamenterebbe di questo aumento inaspettato di stipendio nel giro di due mesi, la situazione sarebbe radicalmente diversa se il valore del Bitcoin si dimezzasse nei 3 mesi successivi. Se per le monete legali le banche centrali nazionali riescono a minimizzare gli sbalzi di valore (vedi l’Argentina nel 2014), nel caso del Bitcoin non esiste nessuna organizzazione statale capace di intervenire per limitare gli sbalzi di prezzo.

Su questo ultimo punto, è interessante notare come l’indipendenza dalle banche centrali venga vista da alcuni come uno dei vantaggi principali del Bitcoin. È sbagliato, tuttavia, credere che il mondo sarebbe migliore senza le banche centrali. I continui interventi delle banche centrali sulla quantità di denaro in circolazione evitano sbalzi repentini di valore e aiutano l’economia nei momenti difficili. Pensiamo al 2020, quando l’economia è entrata improvvisamente in recessione a causa del COVID-19. Al fine di stimolare l’economia, le banche centrali di tutto il mondo hanno deciso di fornire prestiti a tassi agevolati, permettendo a molte imprese in difficoltà di continuare ad operare ed evitare licenziamenti. Questa tipologia di interventi non sarebbe possibile in un mondo in cui il Bitcoin è l’unica moneta in circolazione. 

Anche l’idea di avere una moneta unica a livello mondiale non è così attraente come può sembrare. Se da un lato sarebbe comodo poter viaggiare senza dover andare da un agente di cambio a convertire la valuta nazionale in valuta locale, dall’altro si eliminerebbe uno strumento che molti paesi utilizzano per stimolare l’economia. Storicamente, infatti, i governi che volevano aumentare l’export provvedevano a svalutare la moneta, al fine di rendere più attraenti i prodotti nazionali ai clienti internazionali. Uno dei rilievi più ricorrenti sollevati dai critici dell’Euro è proprio il fatto che Paesi come l’Italia hanno perso il potere di svalutare la moneta nazionale per spingere l’acquisto dei prodotti italiani. 

L’idea di vedere il Bitcoin come la moneta online del futuro sembra essere definitivamente tramontata ma, negli ultimi anni, il mercato ha iniziato a vedere la cryptocurrency più famosa del mondo con occhi diversi. Da moneta da utilizzare per effettuare acquisti online a strumento di investimento con un proprio valore intrinseco. Gli investitori non comprano più Bitcoin per fare pagamenti online ma, piuttosto, come un investimento, speranzosi che nel tempo aumenterà di valore e potranno rivenderlo ad un prezzo superiore. Questo cambio di prospettiva ha portato Bitcoin ad un aumento di quasi il 400% in un anno e lo rende molto più assimilabile ad un metallo prezioso che ad una moneta. Se ci pensiamo, infatti, il Bitcoin sembra una versione moderna dell’oro. Come l’oro, il Bitcoin va (digitalmente) estratto, la quantità disponibile è limitata (si stima che sia possibile avere solo 21 milioni di Bitcoin in circolazione) e non si consuma con il tempo. Il Bitcoin, inoltre, ha il vantaggio di non essere pesante come l’oro e di poter essere trasferito da una parte all’altra del mondo in maniera istantanea. Ci sono molte speculazione circa il ruolo che il Bitcoin potrà giocare nella nostra economia. Solo il tempo potrà dirci se il 21esimo secolo metterà in pensione l’oro giallo per lasciare il posto ad una sua versione digitale.