La fine di un’epoca

68

È una svolta epocale, questa determinata dal varo del nuovo governo “costruito” dal Movimento Cinque Stelle-Lega. Una svolta che si realizza a seguito del voto del 4 di marzo. Quindi legittimata dal voto democraticamente espresso dagli Italiani, che hanno dato la maggioranza a due forze politiche definite antisistema, che, quindi, coerentemente alla loro “essenza”, si sono trovate a sottoscrivere un “contratto” per governare l’Italia. Governo legittimo, quindi, coerente con il voto degli Italiani. Niente da eccepire, per quanto possa interessare, da parte mia. Gli Italiani, d’altra parte, avevano di fronte praticamente il… nulla. Il nulla, parlo del PD, rissoso e frantumato. Tanto più rissoso, tanto più frantumato quanto più… l’osso della gestione si andava ad assottigliare. Soprattutto nel Mezzogiorno. Oggi potrei, e con me tanti, sorridere, sulla riva del fiume, e godere di questo “tutti giù per terra”. Tutti, quelli, comunisti, passati attraverso più definizioni, che irresponsabilmente cavalcarono la via giudiziaria alla Politica, ritenendola la scorciatoia più propizia per… aggirare la via democratica. Quella che passa attraverso il voto, quella che anche nelle elezioni del 1992, non li aveva premiati. E’ il mio convincimento modesto, che ribadisco! Tangentopoli fu un grande scontro fra Poteri, senza regole, che vide il prevalere del Potere Giudiziario su quello Legislativo e su quello Esecutivo. Il Potere Giudiziario che applicò in maniera straordinaria, con l’uso smodato e spesso “contra legem” della carcerazione preventiva, leggi ordinarie. Perfino Oscar Luigi Scalfaro, responsabile di troppi silenzi, anche nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, alla fine fu costretto a denunciare il minaccioso “tintinnar di manette”. Ma, a prescindere dallo strepito chiassoso di neonascenti leghisti e di vecchi fascisti, senza l’“avallo” del Partito Comunista, che, in nome della questione morale applicata… agli altri, sposò in pieno quei metodi, che videro sotto processo e, spesso, in carcere gran parte della classe politica dell’area di governo, principalmente della DC e del PSI. Gli “emblemi” furono Andreotti, salvato dal carcere dall’immunità parlamentare “donata” da Francesco Cossiga con la nomina a Senatore a vita, e Bettino Craxi, costretto, invece, all’esilio fino alla morte in terra straniera, oggetto di una disumanità senza eguali: quel vulnus al democratico corso della politica portò alla distruzione della Democrazia dei Partiti ed all’irruzione del “mercato” nella Politica. Il Cavaliere ne fu il protagonista indiscusso, salvo le brevi… interruzioni determinate dai governi presieduti da Romano Prodi del 1996 e del 2006. Entrambi bruscamente “bruciati” dalla cecità prima di Massimo D’Alema, il più “intelligente”, nel 1998 e quindi dalla boria “intellettuale” di Walter Veltroni, il teorico della “partito maggioritario”. Più che nel 2008, fu il 1998, l’anno decisivo che avviò il quasi ventennio berlusconiano. Prodi allora era un autentico valore aggiunto per lo schieramento di centrosinistra. D’Alema, lo ribadisco, utilizzando l’ingenuo massimalismo di Fausto Bertinotti e “la santa follia” di Francesco Cossiga, praticamente mandò a casa Romano Prodi. Per prenderne il posto “santificò” il trasformismo di Clemente Mastella, che abbandonò, auspice Cossiga, il Cavaliere consentendo, e partecipando, al Governo presieduto da Massimo D’Alema, poi miseramente caduto a seguito della sconfitta alle regionali del 2000. Il resto è la storia di una continua deriva, punteggiata da episodi eclatanti, quali l’agguato dei 101 contro Romano Prodi per sbarrargli la strada verso la Presidenza della Repubblica. Un degrado inarrestabile, al quale non è riuscito a porre un freno quello che appariva il vento fresco di Matteo Renzi, percepito dai più, alla fine, quale una sorta di avventuriero. Si chiude, con il Governo Di Maio-Salvini, la cosiddetta Seconda Repubblica e con essa la speranza di un recupero della Politica intesa come valore, ispirata a principi, anche alternativi, ma comunque principi. Quelli ai quali si ispirarono i Padri della Patria De Gasperi, Nenni, Togliatti, ed altri ancora, allorché con la lotta di Resistenza abbatterono il Fascismo e la Monarchia, diedero vita alla Repubblica e la dotarono di una Costituzione, definita “la più bella del Mondo”. Ricostruirono l’Italia distrutta dalla guerra e ne fecero una Stato Fondatore della Unione Europea, ispirata ai principi del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Svanisce anche l’illusione, davvero l’ultima, che la collocazione del PD nella grande famiglia del Partito del Socialismo Europeo avrebbe sortito una qualche sua rigenerazione qui in Italia. Si chiude un’epoca. Il PD si frantumerà ulteriormente fra odi, rancori, vendette di uomini al di sotto del necessario. Il fu Cavaliere, rilegittimato alle candidature, si prenderà qualche residua rivincita elettorale, ma anche il suo tempo è finito. Non mi resta che sperare nell’ultimo sogno, così come pensato da Marguerite Yourcenar e magistralmente “cantato” da Giorgio Albertazzi, dell’Imperatore Adriano, ormai morente, ma ancora lucido: “Sopravverranno le catastrofi e le rovine, trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine. La pace si instaurerà di nuovo fra le guerre, le parole umanità, libertà, giustizia, ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato di infondervi… se i Barbari si impadroniranno mai dell’Impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti dei nostri metodi e finiranno per rassomigliarci”. Non so se tutto accadrà e sarà un bene. Sono solo certo che un tempo è finito e niente, in Italia ed in Europa, si potrà trattare e misurare con il metro antico, come io continuerei a fare. Per queste ragioni, caro Direttore, e non solo per la mia incapacità… spocchiosa di trattare dei nuovi protagonisti a me totalmente estranei, ancorché legittimati dal voto democratico e dalla pochezza degradata delle alternative, che non tratterò più di queste tematiche e la mia “rubrica” non ha più ragione di essere. Ringrazio te, ed i miei pazienti ed affettuosi lettori, per la lunga ospitalità, che mi ha davvero onorato e mi… congedo in serenità consapevole.

Franco Iacono