Economia circolare e pandemia: bisogna che tutto cambi nei modelli di business

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Mi è passato per le mani, nei giorni fra Natale e Capodanno 2021, un saggio sull’economia circolare contenuto in un numero della rivista “Aspenia” del 2016. E ho potuto constatare quali e quanti siano stati i segnali di allarme e di direzione, espressi negli ultimi anni dalle fonti più varie, prima che l’opzione verde e la sostenibilità si radicassero nella cultura industriale europea, arrivando infine al traguardo del New Green Deal.

Esperti scrivono
L’articolo è un esempio dell’anticipo con cui gli esperti hanno spesso evidenziato la necessità di un impegno più severo per allentare la pressione sugli ecosistemi, grazie a una crescita economica più centrata sul riciclaggio e la condivisione delle risorse. I due autori del saggio sono indubbiamente fra questi. Peter Lacy è global managing director Sustainability Service di Accenture e consulente delle Nazioni Unite e del World Economic Forum. Beatrice Lamonica è ingegnere ambientale e all’epoca in cui firmava l’articolo responsabile della divisione Sustainability Services di Accenture per l’Italia, Europa centrale e Grecia.
Ma cosa sostengono i due autori nell’articolo?

Il giorno del fuori quota
Parlano dell’Earth Overshoot Day. Ossia del giorno del “fuori quota”, vale a dire la data in cui la domanda annuale di risorse dell’umanità supera ciò che la Terra riesce rigenerare nello stesso anno. Nel 2016 la data è caduta l’8 agosto, nel 2015 cadeva il 13 dello stesso mese, mentre negli anni Sessanta si collocava al 31 dicembre. Nel 2019 si era anticipata al 29 luglio. Nell’anno appena terminato, la data del nostro debito con il Pianeta si è spostata per la prima volta in avanti: al 22 agosto, ma solo a causa della crisi economica dovuta al lockdown che non ha praticamente risparmiato nessuna nazione del mondo, bloccando produzioni industriali e paralizzando i trasporti. A dirci quanto abbia influito il Covid 19 sui nostri stili di vita è il Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale secondo la quale la pandemia ha causato, rispetto allo scorso anno, una riduzione del 9,3% dell’impronta ecologica dell’umanità tra il 1 gennaio e il 22 agosto 2020. Che cos’è l’’impronta ecologica? Il dato fornito proprio dalla quantità di superficie terrestre e acquatica necessaria a produrre tutte le risorse che l’umanità consuma, e ad assorbire i rifiuti o le emissioni che produce.

Dopo il Covid 19
Quando avremo avuto ragione dell’emergenza pandemica, magarti con un massiccio ricorso alle vaccinazioni, quale sarà il nostro orientamento? Torneremo a consumare completamente verso la metà dell’anno il budget di risorse naturali a disposizione del pianeta per l’intero anno? Probabilmente sì, perché è ovvio che non si potrà impedire al mondo di crescere e ai Paesi di bussare alla porta del benessere.

Definizione di circolarità

E’ evidente, allora, che l’economia circolare è, se non l’unica, certamente una tra le risposte migliori di una crescita sganciata quanto più possibile dal consumo delle risorse. “L’economia circolare – scrivevano – rappresenta un nuovo modo di gestire la creazione di valore, in linea con le esigenze di sostenibilità e di razionalizzazione dell’uso di materie prime”. E un superamento della logica lineare di approvvigionamento-produzione-utilizzazione-scarto mediante le pratiche del riutilizzo di tute le risorse configurabili nella serie recupero-riuso-riciclo-condivisione-collaborazione.

Occhio ai numeri
Interessanti i dati con i quali i due autori corroborano il loro testo. “Nel 1900 – riferiscono – si estrassero ogni anno 6 miliardi di materie prime (risorse minerarie, combustibili fossili, biomasse), aumentati fino a circa 60 miliardi nel 2010, che si stima cresceranno fino a 140 miliardi di tonnellate nel 2050”. Quanto ai rifiuti prodotti l’incremento non è da meno: “il trend e prevede una crescita della produzione anua fino a 2,2 miliardi di tonnellate al 2025, rispetto agli 1,3 miliardi del 2012”.

Modelli di business
Ma a Lacy e Lamonica è molto ben presente anche il peso dell’economia circolare in termini di business. Una opportunità che valutano in 4,5 trilioni di dollari dal 2016 al 2030. Un business che si articola in cinque modelli. Vediamoli uno a uno.

  • Input circolari
    Approvvigionamento attraverso l’acquisto di energia rinnovabile, di biomateriali o di materiali riciclati quali prodotti sostitutivi degli input vergini
  • Recupero
    Sistematico recupero dei materiali di scarto della lavorazione, cascami termici dai processi di produzione e dai semilavorati e di materiali dai prodotti a fine ciclo di vita
  • Estensione del ciclo di vita
    Ridisegno e reingenerizzazione di prodotti e componenti per renderli idonei a riparazione, ricondizionamento e conseguente rivalorizzazione attraverso rivendita
  • Piattaforme di condivisione
    Adozione di piattaforme digitali che abilitano la condivisione di beni, asset, prodotti con l’obiettivo di aumentarne il tasso di utilizzo
  • Product as a service
    Rendere accessibile l’utilizzo di un asset a chi ne ha bisogno senza trasferirne la proprietà, con l’obiettivo di ottimizzarne la produttività e rendere certo il costo di utilizzo all’utente finale.