Viaggio a Londra

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Questa puntata di Viaggio a Food è dedicata alla mia missione extra-europea in Inghilterra, sebbene l’ultima proroga sulla Brexit lasci in molti europeisti ancora vivo un barlume di speranza. Purtroppo, la storia difficilmente torna indietro sui suoi passi anche se la tentazione isolazionista appartiene molto meno a Londra che al resto del Paese. Il mio viaggio è motivato dall’inaugurazione della sede londinese e di quella dublinese del gruppo che presiedo. Aprire qui è per noi del Gruppo Fmts un motivo di grande orgoglio e sebbene siamo già presenti in diversi città europee, come Tarscen (Malta), Valencia e Bruxelles, l’inaugurazione di queste filiali ha per noi un sapore particolare, profondamente cosmopolita. Già perché atterrando da queste parti, l’ultima cosa che pensi è di trovarti in una nazione pronta a serrare le porte al vecchio continente e a rinchiudersi nel proprio condominio.
Partenza dal city airport di Capodichino che fa sempre una certa impressione, così affollato e frequentato da turisti di svariate provenienze e nazionalità, sintomo che il nostro territorio regionale si va riscattando attraverso il turismo.

Arrivo a Londra in tarda mattinata e mi rendo subito conto di aver attraversato la Manica. È una distanza ancora incolmabile, stando alla straordinaria capacità tutta inglese di garantire trasporti frequenti e puntuali su tutti i mezzi di trasporto. E per ogni rotta, c’è sempre una navetta pronta a partire e atterrare in tempo utile per gli appuntamenti che popolano la mia agenda e quella dei collaboratori che mi accompagnano. Impossibile, quindi, non fare paragoni con il Bel Paese: l’Italia, Milano a parte, sembra segnata dall’immobilismo e se sei alle prese con la mobilità ti imbatti spesso in qualche ritardo o in qualche inefficienza che finiscono per limitarti, rallentando la velocità del business e creando disservizi ai cittadini.
Qui la puntualità dei trasporti è una tradizione di lunga data, un tratto identitario non negoziabile. Non a caso, tra gli inglesi è presente anche l’hobby del trainspotting, passatempo noto anche in Italia ma più come nome del cult movie di metà anni novanta, diretto da Danny Boyle. Mentre nel Regno Unito il trainspotting è proprio l’hobby di osservare la puntualità dei treni e per estensione anche di altri mezzi di trasporto, hobby che in Italia potrebbe declinarsi nella misurazione dei ritardi e delle cancellazioni.
Mi impressiona anche l’indotto di servizi che accompagnano i flussi dei city user, lungo le varie rotte urbane londinesi. Penso alla varietà di bar, caffetterie e ristoranti, sempre più spesso espressione di brand internazionali che hanno scelto la capitale del Regno Unito per i propri punti vendita. C’è tanto food ma anche tanto Made in Italy che partendo dal cibo, ispira non soltanto le nostre manifatture ma anche tutti quelli che si affannano ad assomigliarci senza mai riuscirci davvero.

Calpestando i marciapiedi londinesi, penso alla costruzione di percorsi di formazione on the job in Inghilterra, da parte dei giovani del nostro territorio ma al tempo stesso, stimolando il flusso inverso, ospitando nel nostro Sud, giovani inglesi desiderosi di formarsi sulle nostre tradizioni culinarie. In questo senso, abbiamo avviato una fruttuosa interlocuzione con il gruppo Ranstad, grazie ad una serie di incontri presso la sede londinese della multinazionale, al fine di stabilizzare le esperienze di studio e formazione all’estero, rendendole vere e proprie porte di accesso al mercato del lavoro.
La missione londinese è un’agenda densa di incontri e confronti istituzionali, per dialogare con stakeholder di natura diversa, con l’obiettivo di rafforzare la nostra presenza grazie al dialogo con partner strategici. Accordi anche con intermediari immobiliari al fine di garantire un soggiorno confortevole per i nostri ragazzi che sono in giro per il mondo. Interlocuzione con le scuole inglesi attraverso la Fondazione Futuro ma anche con operatori economici nel settore della ristorazione per ampliare i nodi della nostra rete delle opportunità lavorative e per sviluppare forme di interscambio con la nostra scuola di Alta Gastronomia In Cibum di Pontecagnano (SA). L’inaugurazione della sede inglese è stata molto sobria, in perfetto stile British, sebbene carica di aspettative, giusto il tempo di confrontarci con le risorse che garantiranno con efficienza ed efficacia il presidio londinese e poi subito in partenza verso l’Irlanda.
Questo viaggio in Inghilterra rafforza la mia convinzione sulle ottime carte che il Sud, l’Italia e il Made in Italy dispongono e che devono giocarsi nel mondo, mantenendo forte l’ancoraggio alle nostre tradizioni culturali. In una città hub e multi-etnica come Londra, le tentazioni del villaggio globale sono forti ma da sempre le nostre missioni internazionali sono animate da una visione glocal, espressione tanto cara al nostro gruppo da mantenerla a lungo, come nome del brand che si occupa di mobilità internazionale degli studenti (oggi Glocal si chiama Formamentis experience). L’idea di pensare su scala globale, accrescendo le reti lunghe e lo scambio di risorse, ben oltre i confini nazionali è sempre stata accompagnata dalle azioni che abbiamo messo in campo a livello locale, importando dalle nostre esperienze all’estero competenze ed esperienze, necessarie per innovare in casa nostra. È questa la visione della mobilità internazionale che ci piacerebbe trasferire agli studenti, una visione che va incentivata, proprio in quanto scongiura la fuga dei cervelli, dilatando i confini geografici delle esperienze professionalizzanti, salvaguardando sempre l’amore per le comunità da cui proveniamo.