Geotermia? Sì, ma non solo

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Nonostante l’alacre attività dei professionisti dell’allarmismo, comincia a dare i suoi frutti il progetto Campi Flegrei Deep Drilling Project. Coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il progetto avviato tre anni fa conferma potenzialità e prospettive sul fronte vulcanologico, del monitoraggio e anche su quello economico. E proprio su quest’ultimo punto, inutile dirlo, si sono spesso innescate le polemiche chiedendo non solo, come è ragionevole, la sicurezza degli auspicabili impianti geotermici ma l’assoluta certezza dell’assenza di ogni sorta di rischio. Una richiesta che probabilmente ha senso solo nella metafisica, non nella scienza e, più semplicemente, nelle cose umane. Ma veniamo a i fatti. La realizzazione del tanto discusso pozzo (profondo circa 500 m) nell’area di Bagnoli Futura ha permesso di porre le basi per la creazione di un Osservatorio Vulcanologico Profondo. In fondo al pozzo è infatti stato installato un sensore in fibra ottica in grado di rilevare in maniera continua la temperatura su tutta la lunghezza del pozzo. Inoltre, l’Osservatorio Profondo è stato esteso sia ai Campi Flegrei (4 siti) che al Vesuvio (2 siti), con una serie di sensori sismici e deformativi. La strumentazione in pozzo permette di rilevare anche segnali estremamente deboli di natura vulcanica, che sarebbero coperti dal forte rumore “urbano” con strumenti di superficie. Non solo. Il progetto ha permesso di ricavare alcuni parametri cruciali sulla permeabilità delle rocce per l’interpretazione dei fenomeni di bradisisma e di sismicità dell’area. E, ultimo ma non ultimo, la temperatura rilevata nel pozzo è di particolare interesse anche per futuri e ipotetici utilizzi geotermici: a fondo pozzo (500 m) la temperatura raggiunge circa 120°C.