Il Fmi sull’andamento dell’economia mondiale: Ottimismo. Ma con giudizio

42
in foto Pierre Olivier Gourinchas

Dalla nota emessa dal FMI l’altro ieri sull’andamento delle economie di molti paesi suoi membri, viene fuori una sensazione di prudente positività. Quest’ultima andrebbe interpretata come un qualcosa in più rispetto all’ottimismo diffuso che aveva dato segno di sé già alla fine dello scorso anno. Il punto della situazione economica, fatto alla fine del 2023 del FMI, aveva già anticipato la valutazione attuale. Essa era già di per sé confortante, perché poggiata in parte su manovre già passate dal semplice “si farà” al più concreto “si sta facendo”. I fatti. Il capo economista del FMI, Pierre Olivier Gourinchas, oltre ai numeri che sostengono la positività delle conclusioni a cui è arrivato il qualificato osservatorio che fa capo a lui, ha descritto anche la validità del loro impatto sul tessuto sociale, soprattutto su quello delle cosiddette Superpotenze. Così, aggregando alcune considerazioni di più ampia portata, le realtà da tenere sotto osservazione sono USA, Cina, Russia e India. Probabilmente lo steccato che le contiene andrà ampliato per accogliere gli altri esemplari che stanno marciando verso il progresso e con esso verso il wellfare. Per ora è opportuno fare cenno a almeno una di esse, l’Africa, o meglio buona parte della stessa, che, proprio a Roma, all’inizio della settimana, è stata sotto i riflettori dell’ interesse del mondo, soprattutto quello dell’ economia. Riportando a grandi linee le affermazioni
del Capoeconomista del FMI, Gourinchas, è quanto meno importante prendere atto che la visione di quel Fondo che raggruppa 190 paesi democratici dove si pratica l’ economia di mercato, conferma che la parte più ripida della strada della lotta all’inflazione in Occidente è stata superata. Non si è ancora imboccata la discesa, però e pertanto è inevitabile che bisognerà pedalare ancora.Tanto vale in maniera particolare per l’Italia, anche se la genesi, non le sue cause, sono quanto di più chiaro possa essere individuabile. Il Paese, come conseguenza di determinati eventi, quali la pandemia e le guerre, ha dovuto sovvertire l’ordine di priorità di scelte economiche fatte in precedenza. Ciò ha accentuato sensibilmente il fenomeno della povertà, spesso addirittura quello dell’indigenza. Quanto appena riportato può essere sintetizzato nella espressione “perdita parziale del potere liberatorio di una moneta”, ovvero aumento sensibile dell’ inflazione. È la sua consistente diminuzione che porta l’ FMI a definire corretta e riuscita la manovra in salita sui tassi del dollaro e dell’ euro. Come per tutte le azioni di politica monetaria, anche per essa esiste un limite, ormai raggiunto, che, se superato, potrebbe far crollare quanto fin qui costruito. Allo stato quindi è doveroso che FED e BCE cerchino di stringere i tempi per iniziare la diminuzione di quegli stessi tassi per entrambe le valute. Sempre tenendo presente che, per contenere in maniera significativa quel fenomeno di erosione del valore di una moneta, é necessario che funzioni bene l’economia reale, quella che fa produrre al Paese beni e servizi, cioè nuova ricchezza. Sarà opportuno quindi che le autorità europee che si occupano di finanza e quelle che fanno altrettanto per la produzione, si incontrino al vertice per stabilire come procedere. Intanto gennaio è passato e, con tutto il plauso per ciò che è stato fatto, ora è necessario passare a impostare fattivamente e al più presto quanto è stato stabilito di realizzare. Non sarà facile, ma ciò non deve essere un pretesto per non agire, anche per non lasciare alle prossime generazioni pesi insostenibili e una identificazione difficile da sradicare.