Legget annuncia la fisica del futuro A Napoli il Nobel “rivoluzionario”

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Ci aspetta una rivoluzione scientifica in grado di cambiare radicalmente il nostro senso comune, il tempo potrebbe andare in direzioni finora impensate così Ci aspetta una rivoluzione scientifica in grado di cambiare radicalmente il nostro senso comune, il tempo potrebbe andare in direzioni finora impensate così come la realtà potrebbe in realtà funzionare secondo principi ancora inimmaginabili. A dirlo non è il solito guru à la page ma il Premio Nobel per la Fisica Sir Anthony J. Leggett, che il prossimo giovedì 20 febbraio sarà a Napoli per tenere “Alcune riflessioni sul futuro della Fisica” (“Some thoughts about the future of physics”). Lo scienziato inaugurerà il ciclo di incontri di alta divulgazione “Antonio Barone Physics Colloquia” presso l’Aula Azzurra dei Centri Comuni di Monte Sant’Angelo della Federico II. Nella conferenza, in traduzione simultanea, Legget farà considerazioni da par suo sul futuro della fisica proiettandole su un arco temporale molto più lungo di quello, incalzante, che governa la ricerca scientifica e l’innovazione nel quotidiano. “In particolare – spiega Giuseppe Longo, ordinario di Astrofisica presso l’ateneo federiciano e tra i promotori dell’iniziativa – darà risalto alla possibilità che egli intravede, di un futuro in cui una nuova rivoluzione scientifica paragonabile a quella che è stata innescata dalle scoperte della relatività speciale e generale e della meccanica quantistica, potrebbe aver luogo”. Pioniere della superconduttività – Nato nel 1938 a Camberwell in Inghilterra, Anthony James Leggett è attualmente professore emerito di Fisica all’Università dell’Illinois di Urbana-Champain. Il Professor Leggett è considerato tra i massimi fisici teorici nel campo della superconduttività e superfluidità, ma la sua attività di ricerca spazia nei più disparati ambiti della Fisica della Materia, in particolare nei fondamenti della meccanica quantistica, nei solidi  amorfi, fino al calcolo quantistico. Per le sue ricerche è stato insignito delle massime onorificenze. Nel 2003 ha vinto il premio Wolf per le sue ricerche sulla materia condensata. Nello stesso anno fu insignito del premio Nobel per la Fisica, condiviso con gli scienziati russi V.L. Ginzburg e A.A. Abrikosov, per gli studi pioneristici intrapresi nel campo dei superconduttori e dei superfluidi. Nel 2004 è stato nominato Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel corso degli anni, Il professor Leggett, è stato frequente ospite di Antonio Barone e dei ricercatori in Fisica della Materia Condensata napoletani. Colloqui in ricordo di Antonio Barone – Introdurranno la lectio Piero Salatino, presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, Pasqualino Maddalena, direttore del dipartimento di Fisica e Carlo Ferdeghini, direttore dell’Istituto Superconduttori, materiali innovativi e dispositivi (Spin) del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La conferenza apre il ciclo di quest’anno dei Colloquia istituiti dal Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II per onorare la memoria di Antonio Barone, professore emerito di Struttura della Materia dell’Ateneo Federiciano, prematuramente scomparso nel 2011. Il fondatore della Scuola napoletana – Emerito di Struttura della Materia dell’Università Federico II di Napoli, Barone è stato uno dei pionieri della superconduttività in Italia. Dal 1977 è stato Direttore dell’Istituto di Cibernetica del Cnr, sviluppando importanti collaborazioni scientifiche con gli Stati Uniti, il Giappone e l’URSS. In quest’ultimo paese l’apprezzamento per il suo lavoro è stato tale da meritargli nel 1983 il titolo di “Dottore di Scienze Fisico-Matematiche”, primo scienziato occidentale a ricevere il più alto riconoscimento scientifico dell’Unione Sovietica. Sotto la guida e l’impulso di Antonio Barone, le ricerche in superconduttività oltre a radicarsi e ampliarsi nell’ambito dell’istituto di Cibernetica del Cnr di Arco Felice, si estesero rapidamente all’Università Federico II, all’Università di Salerno e alla Seconda Università di Napoli, fino a portare alla creazione di una Scuola napoletana di superconduttività di prestigio internazionale.