L’Italia per l’Africa. D’intesa con la Ue

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(Imagoeconomica)

Domenica, dopo le ultime manifestazioni legate al Giorno della Memoria, Roma e per essa l’Italia, in serata ha dato ancora una prova di quanto il Paese abbia a cuore i problemi del Terzo Mondo, l’ Africa in particolar modo. È normale che essa non escluda il giusto e naturale tornaconto. Così il Presidente della Repubblica Mattarella ha ricevuto e avuto ospiti a cena al Quirinale, i Capi di Stato di 25 paesi africani, giunti nella Capitale per prendere parte alla convention organizzata dalla Premier Meloni.

L’ evento è servito per presentare ai commensali, quegli stessi leader, il Piano Mattei. Alla due giorni, quello di ieri più quello odierno, preceduti dall’ incontro di cortesia già accennato della sera precedente, partecipano anche alti rappresentanti di vari stati. Ospiti d’onore la presidente della UE Metsola e quella della Commissione Europea Von der Leyen, nonché  il vice Michel, più significativi che mai. Ognuno di loro è, con modalità diverse, interessato a che il Piano Mattei avanzi con il piede giusto. Intanto la Presidente, non solo italiana ma anche, pro tempore, del G7, ha annunciato che quel piano è già dotato di una disponibilità di 5,5 miliardi di euro. Procedendo con ordine, è opportuno inquadrare bene la situazione di quel continente, valutando i suoi parametri socioecononomici  nel loro complesso. Oltreché raggiungere gli obiettivi prima che Cina, Russia e, più recentemente, anche l’ India proseguano a impossessarsi di qualsiasi bene faccia loro gola, reperibile e aggiudicabile a quelle latitudini.

Vanno prese in considerazione innanzitutto le sue dimensioni: l’Africa ha una superficie ancora più ampia di USA, Cina e India messi insieme, divisa tra 54 stati. Chi, perchè impressionato giustamente dalle fughe non stop di persone soprattutto verso l’Italia, ripartendo molto spesso alla volta dei quattro angoli del mondo, ne conserva una visione molto limitata, si ricrederà di fronte a alcuni fenomeni macroscopici. Sono quelli che, già da qualche tempo, sono conosciuti a quei paesi che considerano il Continente Nero una forma di res nullius. Più precisamente un patrimonio di tutti, pronto a accogliere quanti hanno bisogno delle sue risorse, tra l’altro a prezzi contenuti. Ai tempi della Roma imperiale, nominata da molti Caput Mundi, i suoi uomini di mare che si avvicinavano alla costa africana, intuendo il pericolo degli animali feroci che la popolavano, riferivano ai caŕtografi del tempo che quelle terre erano popolate dai leoni. Pertanto, sulle (poche) carte geografiche dell’epoca giunte fino a questi tempi, veniva riportata l’indicazione “terrae incognitae” con l’aggiunta dell’espressione ” hic sunt leones”.

Non avendo una conoscenza dettagliata delle risorse di quei territori, mai avrebbero immaginato che, all’alba del terzo millennio, circa il 30% delle materie prime lavorate sulla intera superficie del pianeta sarebbe stato proveniente dall’ Africa. La situazione particolarmente significativa, che può condizionare positivamente il governo italiano e non solo esso, ha una doppia valenza. La classe media, per essere più pratici la quantità di persone che possono definirsi benestanti o quasi secondo gli standard europei, che popola quel continente, è formata da circa 330 milioni di individui, circa un quarto del totale di quelle popolazioni. La sua importanza si accentua quando si aggiunge che essa è pari al totale degli abitanti degli USA. Semmai non fossero stati esaurienti, dai dati sopra riportati già si intuisce che il Piano Mattei avrà doppia valenza. La prima, ormai è passato oltre un anno da quando è stato imbastito da Draghi e in via di finitura dalla Meloni, quindi in itinere, è la possibilità per l’ Italia, di conseguenza per l’Europa, di approvvigionarsi di idrocarburi in maniera alternativa e quindi allentare il giogo russo.

Inoltre, per restare nell’alveo in cui, in tempi ragionevoli, scorreranno energie da fonti rinnovabili, un altro dei temi a cui sarà riservata la dovuta attenzione nel summit in corso è quello della Green Energy o Energia Verde come è definita in Italia. Essa è ottenuta dalla lavorazione di particolari specie vegetali che, a quelle latitudini, sono coltivabili senza particolari accorgimenti. La trasformazione in combustibile, effettuata con l’adozione di tecnologia soprattutto europea, non è inquinante e può essere realizzata in loco. Inoltre gli scarti e i sottoprodotti resterebbero all origine, utilizzabili come concime,  Consentendo così un sostanziale risparmio dei costi di trasporto ai committenti. Non è il caso di fare previsioni azzardate ma sembra che questa volta sia stata quantomeno imboccata nel senso giusto la strada che può far raggiungere all’ Italia, nonchè all’Europa, livelli di leadership mondiale. Aggiungendo che, fino a qualche anno fa, non erano nemmeno immaginabili.