Piove sul bagnato

in foto Vladimir Putin

I deliri di Putin, zar fuori tempo utile, concernenti l’ipotesi concreta – non un bluff, come lo stesso ha precisato – non sono stati estemporanei, anzi! Ha continuato il giorno successivo rincarando la dose con un discorso alla nazione a dir poco allarmante per gli stessi russi. Ha difatti annunciato il richiamo alle armi di trecentomila riservisti, vale a dire di civili fino una certa età che hanno prestato il servizio di leva, per difendere il confine con l’ Ucraina. Quegli stessi da dove è iniziato il conflitto, ancora oggi definito sfacciatamente dagli oligarchi di Mosca “operazione militare speciale”. Quanto ne è seguito subito dopo quelle farneticazioni è ormai di dominio pubblico. Si aggiunga, solo per scrupolo, a quanto illustrato, che è iniziato immediatamente il tentativo di un esodo biblico della popolazione, almeno di quella parte che potrebbe intraprenderlo. Il condizionale è imposto dal fatto che, dal punto di vista dei mezzi di trasporto, si è verificata subito una congestione da tutto esaurito, con tutte le conseguenze possibili e immaginabili, prima fra tutte l’impennata delle tariffe dei titoli di viaggio. E dire che il mondo ha ancora davanti agli occhi le immagini dello scorso anno, cioè i tentativi disperati di fuga della popolazione civile afghana dal loro paese, che testimoniano cosa possa succedere in situazioni del genere. Fin qui la vicenda coinvolge il Cremlino e le nazioni che accettano l’ingresso al loro interno anche di coloro che non hanno il visto russo. Va aggiunto, anche per sottolineare la assurdità dei propositi dell’ex (?) spia di San Pietroburgo, che Cina e India si sono tirate fuori dal suo proposito. Precisando inoltre, senza che ne siano state richieste, di non essere assolutamente d’accordo su come Putin stia gestendo la questione ucraina. Come se ciò non bastasse a turbare in vari modi l’ equilibrio già precario dei sistemi economici del resto del mondo, si aggiungono elementi più peculiari. Tutto ciò quanto meno per lo stato di insicurezza generica che sovrasta ogni tipo di transazione mercantile, con l’ aggiunta di notizie provenienti da occidente, anche esse più che preoccupanti. Per onor del vero le stesse erano nell’ aria già da tempo ma fin quando non si erano concretate i mercati non avevano reagito con comportamenti adeguati. È l’aumento di 75 punti ( lo 0,75%) del tasso di interesse del dollaro che preoccupa non solo Washington ma tutte le capitali del mondo. In effetti lo stesso presidente della Fed Jerome Powell, ha commentato il provvedimento precisando che se la misura si è resa necessaria per contrastare l’inflazione. La stessa oltreoceano, è ormai intorno al 10% e quindi l’aumento del tasso è ormai improcrastinabile. Nel contempo ci sono da tenere nella giusta considerazione le ripercussioni di tale decisione sulla produzione industriale.Con il denaro arrivato a un costo ormai superiore a quello vigente ante pandemia, l’ attività produttiva avrà un altro peso da sopportare oltre alla più che tiepida ripresa dei consumi. Senza contare il problema planetario del rialzo fuori controllo dei costi energetici che da solo basta e avanza a complicare l’attività normale del settore della produzione. Si aggiunga che Powell ha completato il suo rito penitenziale preannunciando ulteriori aumenti di quel costo entro fine anno. Se Atene piange, Sparta non ride. La Signora Lagarde, presidente della Bce, da Bruxelles fa sapere che analogo provvedimento sta per essere adottato da quell’ Istituto per il costo dell’euro. La voce fuori campo che commenta questo genere di eventi ha subito fatto notare che mentre l’inflazione d’oltreoceano è determinata dalla debolezza dei mercati, da questo lato è il caro energia che sta facendo diminuire pesantemente la capacità di spesa generalizzata. Potrebbe essere questa una conferma di quanto da tempo è sostenuto dalla Scuola Economica di Chicago, sostanzialmente che la politica monetaria deve essere dosata con la bilancia di precisione e limitata nel tempo, essendo, parole di quegli addetti ai lavori, uno strumento grossolano. La conclusione, per quanto di larga massima, è che il mondo intero è incamminato sulla strada della stagnazione economica che corrisponde, nella vita quotidiana, al rimanere impantanati. Con l’augurio che l’inquilino più autorevole del Cremlino rinsavisca e altrettanto facciano i suoi scherani. Comunque vadano le cose, per l’anno che verrà farebbe fatica anche il più ottimista dei venditori di almanacchi a dire che sarà migliore di questo che si avvia a finire e è quanto dire. Lucio Dalla, in tempi non sospetti, aveva visto giusto.