Telecom, Cassintegrato napoletano scrive a Mattarella

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Ultimi 10 mesi di cassa integrazione. Poi per Lucio C., cinquantenne di Napoli, ci sarà il licenziamento. A raccontare la sua storia lavorativa e le ansie che lo tormentano è lui stesso, in una lettera che il lavoratore ha inviato a Sinistra Italiana e che la delegazione stamani, su sua richiesta, ha consegnato al capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione delle consultazioni al Quirinale. “Per noi, la politica e le Istituzioni del Paese devono dare una risposta ai tanti, troppi Lucio che incontriamo ogni giorno sul territorio”, ha sottolineato Sinistra Italiana nel diffondere il testo.
“Le scrivo la mia storia lavorativa – scrive Lucio C a Mattarella- per illustrarLe la condizione di moltissimi onesti cittadini, spesso giovanissimi, che, al pari mio, hanno creduto in un paese che pone il “Lavoro” come primo Articolo della sua Carta Costituzionale. In tutta onestà credo ancora che, malgrado vivessimo in un periodo di forte amarezza ( lavoro precario, licenziamenti, morti sul lavoro),e, dopo il coinvolgente evento referendario, sussistano ancora i presupposti necessari per ricostruire quel tessuto sociale ed economico di cui il paese ed il mondo del Lavoro hanno bisogno. Mi affido a Lei ed alla forza politica che Lei rappresenta per esprimere ovunque, in ogni luogo, non solo i miei disagi ma quelli di tanti altri come me”.
“Mi chiamo – si racconta al capo dello Stato il cassaintegrato licenziando- Lucio C. ho 49 anni e vivo a Napoli. Conoscendo la sua sensibilità riguardo al tema del Lavoro, ho sentito la necessità di condividere i forti disagi lavorativi che vivo quotidianamente insieme a tanti altri colleghi. Nel 1991 sono stato assunto alla SIP con contratto a tempo indeterminato, tutto sembrava andare per il meglio, e, auspicandoad un costante miglioramento delle condizioni economiche e,credendo in una stabilizzazione delle condizioni lavorative precarie di mia moglie, decisi di accendere un mutuo per acquistare casa”.
“Purtroppo, nel 2004, Telecom, con una “cessione di ramo d’azienda”, ha esternalizzato me ed altri 436 lavoratori immettendoci in una new co, chiamata MP Facilty. Il clima lavorativo è peggiorato di giorno in giorno, riducendo, con l’ausilio di una prima procedura di licenziamento, la forza lavoro da 436 unità a 220. Successivamente – ha raccontato- l’azienda viene incorporata in una delle più grosse cooperative bolognesi (Manutencoop) ed i lavoratori vengono ridotti a 110. Ne consegue un periodo buio chevede approvare una prima trance di CIGS per un totale di due anni”.
“Riesco tuttora a sopravvivere – conclude- grazie al lavoro precario (insegnante) di mia moglie, riuscendo, con la cassa integrazione, a coprire unicamente le spese del mutuo. Si possono facilmente immaginare le ansie e le preoccupazioni per far fronte e sostenere i nostri progetti di vita.
Nel 2012 segue “una scissione d’azienda” e viene confermato un ulteriore periodo di Cigs.Attualmente ci sono stati concessi altri ed ultimi 10 mesi di Cigs, dopodichè seguirà, purtroppo, il licenziamento e noi lavoratori non saremo in grado di garantirci un minimo di vita dignitosa e io, non sarò nemmeno più in grado di sostenere le spese del mutuo. Insomma, dal 2004 ad oggi la mia vita è cambiata totalmente e mi creda , è ancora più umiliante e frustrante assistere in TV alle condizioni dei giovani lavoratori di Almaviva che lottano per mantenere un minimo di stipendio che rischiano di perdere di giorno in giorno”.