Che Dio ce la mandi buona

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Imprudente, presuntuosa e, quindi, pericolosa è stata la scelta da parte della maggioranza di una legge elettorale che prevede il premio di maggioranza ai partiti e non alle coalizioni. Suicida Forza Italia, e soprattutto NCD, per averla accettata. Questi errori madornali – commessi da chi si crede in gamba e nelle cui mani abbiamo stoltamente affidato il nostro destino – ci fanno capire quanto sia difficile l’arte della politica. Non può essere gestita da ignoranti e giovani inesperti che, per quanto furbi e ambiziosi siano, non possono avere la lungimiranza che nasce solo dalla cultura e dall’esperienza. Imparai da Andreotti e Fanfani che un buon politico deve prevedere quali saranno tra dieci anni le conseguenze di una decisione presa oggi. I neofiti del potere non sanno neppure cosa accadrà tra due mesi. Per non fare beneficiare eventuali alleati e dividere i vari partiti della destra, il PD, illudendosi di essere il più forte, ha allestito una legge che lo porterà a misurarsi al ballottaggio con il M5S. Le regionali lo hanno dimostrato chiaramente. Chi lo ha assecondato non ha brillato per acume. Come avvenne a Parma e Livorno, pur di non fare vincere la sinistra, gli altri voterebbero per i grillini. Mentre contro la destra, la sinistra avrebbe maggiori possibilità di affermarsi. Perché i 5 Stelle aiuterebbero il PD. Questa considerazione, che è semplicissima, lascia immaginare quali catastrofi ci attendono per decisioni più complicate come l’economia, la giustizia sociale, la lotta alla corruzione e la prevenzione del terrorismo. Anche per i non veggenti è facile prevedere un disastro. Ci si chiede come mai i Forconi si siano disciolti.

Meno male che disprezzano l’arte

Distruggere ciò che le civiltà hanno creato è il modo di esprimersi dei deboli, che sono sempre violenti. Infatti, Greci e Romani creavano la civiltà, mentre i vandali cercavano di distruggerla. All’ISIS non basta uccidere, perché sanno che gli uomini si riproducono. Allora se la prendono con i capolavori che, invece, sono unici. È raccapricciante e doloroso vederli crollare, ma, in un certo senso, anche rassicurante. È un segnale di debolezza da parte degli autori. Gli eserciti occupanti conquistano e rapinano le opere d’arte, ma se ne appropriano per conservarle o per specularvi. I barbari, invece, non le apprezzano. Infatti, i nazisti, prima di assassinare sei milioni di esseri umani, bruciarono preziosi libri e tanti capolavori degli ebrei. Non poteva essere una civiltà predominante. La rivoluzione culturale di Mao distrusse milioni di testi storici e filosofici irrecuperabili dell’antica Cina. Cominciava allora il crollo del comunismo. I talebani rasero al suolo due millenarie statue di Budda e tanti capolavori dell’arte mesopotamica. Ma non hanno fatto proseliti, né lasceranno traccia della loro presenza. Tutto sommato, l’accanimento sulle tradizioni e sull’arte – certo, è un peccato – segnano la brevità di vita di queste forze brutali, di tanto in tanto purtroppo emergenti. Facciamo male a averne paura. Dovremmo temerli se ci aggredissero con una cultura superiore, con cui, in effetti, potrebbero ridurci in schiavitù. La violenza e la crudeltà, invece, sono caduche e chi se ne serve per sovrastare dura poco. Tra qualche anno non ci ricorderemo neppure che siano esistiti.

Quando il potere è di latta

Grillo, e coloro che ritengono stoltamente possibile fare ripartire l’economia con i risparmi, vorrebbero abolire la parata militare perché costosa. Una saggia corrente di pensiero, invece, la ritiene malevola per il messaggio militarista e dannosamente fastoso che trasmette. Queste buffonate sono dimostrazione di potenza che i regimi solitamente ostentano per sottolineare la propria forza e incutere timore. Il nostro, invece, è un esercito ridicolo come le autorità che lo applaudono mentre sfila. Tanto che due di quei soldatini di piombo, sono ancora ostaggi delle autorità indiane. Chissà se ci sarà mai consentito sapere chi ne fu responsabile. Scalfaro abolì l’inutile sfoggio bellico e persino la festa nazionale, che veniva celebrata la prima domenica successiva al 2 giugno. Francesco ha rinunciato ai fasti del Vaticano perché la grandezza della Chiesa si manifesti nell’umiltà. Noi, invece, celebriamo con feste barocche, i cui invitati sono gli stessi che determinano il degrado economico e morale del paese. Per camuffare la pessima organizzazione della Giustizia la ricopriamo di ermellini. Enfatizziamo l’esigua funzione del Quirinale con corazzieri imponenti e bardati, che esaltano poteri inesistenti. Per ricostruire la Chiesa che necessita di nuovi modelli per essere più credibile, il Papa si è trasferito in un convento, mangia alla mensa delle suore e dorme in una cella.

Marino verso il guinness dei primati

Come sindaco di Rona, Marino sta talmente deludendo da far sorgere il sospetto che si sia messo in competizione con Alemanno per superarne il livello negativo. È un guinness di primato che non supererà mai. Ma, per la verità, ce la sta mettendo tutta. Pur non essendo un genio, è certamente una persona perbene. Ecco perché il suo angelo custode lo protegge. Spesso dal suo stesso partito. Siccome questa tutela è continua, vuol dire che Lassù – dove gli interessi privati sono sconosciuti – qualcuno lo apprezza. Per esempio, se le elezioni fossero cadute qualche mese dopo, gli sarebbe finita come Cofferati, sconfitto alle primarie da una fedelissimo del nuovo corso politico, che, magari, sarebbe stato battuto, poi, da un mediocre di destra. Se non fosse scoppiata Mafia Capitale, sarebbe stato lo stesso PD a metterlo in minoranza, nel tentativo di sostituirlo con un neofita genuflesso al potere. Adesso, che si è scoperto che Marino ha una dote rara al giorno d’oggi – è onesto – il PD è costretto a difenderlo. Per lo stesso motivo gli altri ne chiedono a gran voce le dimissioni. Questo dimostra che essere incapaci non è grave. Anzi. Disturba, invece, sia a destra che a sinistra, l’integrità. Nessuno ha mai accusato Marino di inettitudine, pur essendo un inetto, ma di non avere scheletri nell’armadio. Che è molto più grave.