Cinema ed integrazione di scena al Suor Orsola

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Ripercorrere attraverso storiche pellicole del cinema italiano, europeo e americano l’evoluzione della cultura dell’integrazione razziale. È questo l’obiettivo della tavola rotonda organizzata dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito delle attività Ripercorrere attraverso storiche pellicole del cinema italiano, europeo e americano l’evoluzione della cultura dell’integrazione razziale. È questo l’obiettivo della tavola rotonda organizzata dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito delle attività didattiche del primo Master italiano in Mediazione e Comunicazione interreligiosa ed interculturale. All’incontro che si svolgerà Giovedì 22 Maggio alle ore 15 nella Sala Proieizioni dell’Università Suor Orsola Benincasa prenderanno parte Pietro Pizzimento, direttore del Festival del Cinema “Accordi@Disaccordi”, Roberto Conte, coordinatore didattico del primo Master italiano in Mediazione e Comunicazione interreligiosa ed interculturale, Luca De Luca Picione, docente di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università Federico II di Napoli e lo psichiatra Ignazio Senatore, già ideatore della rassegna cinematografica “I Corti sul Lettino” ed autore della raccolta dei film che saranno oggetto del dibattito. E sarà una filmografia ricchissima quella che darà l’avvio alla discussione, con spezzoni tratti da oltre trenta pellicole il cui ordine cronologico sarà la cartina di tornasole dell’evoluzione della cultura dell’integrazione razziale. Dagli anni ’60 e ’70 con Il buio oltre la siepe e Pane e cioccolata agli anni ’80 e ’90 con Mississipi Burning e Ferie d’Agosto, fino agli anni 2000 con Bamboozled e Un bacio appassionato e alle ultime due stagioni con Alì ha gli occhi azzurri e 12 anni schiavo.  Anche perché – anticipa Ignazio Senatore – nella storia dell’integrazione culturale e religiosa i passi avanti raccontati dal cinema sono anche i passi avanti della società”.  “Nei suoi primi passi l’industria cinematografica – racconta Senatore – era presente per lo più nei paesi ricchi e nei confronti delle minoranze etniche aveva un atteggiamento decisamente discriminatorio. L’unico ruolo concesso era quello di personale di servizio”. Inizialmente, infatti, al cinema i neri erano interpretati da attori bianchi con il volto e le mani annerite. Il primo film sonoro è “Il cantante di jazz” di Alan Crosland (USA, 1927) interpretato da Al Johnson, un attore bianco, truccato da nero. “Dobbiamo andare al 1950 – spiega Senatore – per trovare una delle prime pellicole che provarono ad affrontare lo spinoso tema del razzismo e dell’integrazione razziale: Uomo bianco tu vivrai di Joseph Mankiewicz”. Il “genere” esplode negli Anni Sessanta quando vincono premi Oscar e/o sbancano al botteghino pellicole come Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan (1962), La calda notte dell’ispettore Tibbs di Norman Jevison (1965) e Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer (1967). “Un film, quest’ultimo, che, come sottolinea Ignazio Senatore, “oggi fa quasi sorridere per la sua schietta ingenuità, ma che quando uscì nelle sale, scatenò il putiferio perché a quel tempo il matrimonio tra un bianco ed un nero era considerato reato in sedici stati d’America”.