Contraffazione, “targato” Napoli l’80% degli euro falsi nel mondo

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“E’ gente abilissima, temibile e pericolosa. Ma noi abbiamo un vantaggio: per quanto il livello di falsificazione sia alto, e quasi sempre e’ altissimo, non potra’ mai raggiungere la perfezione”. Il colonnello Francesco Ferace, al comando degli uomini di un reparto iperspecializzato dei carabinieri (Anti falsificazione monetaria, Afm) combatte quotidianamente la guerra ai falsari di banconote, monete, carte di credito, marche da bollo e documenti di identita’. “Negli anni – ricorda – abbiamo scoperto e chiuso un numero infinito di stamperie, zecche clandestine, laboratori e centri di produzione ma ogni giorno e’ una nuova sfida”. La conferma arriva dai numeri di Bankitalia: dopo il calo del 2015 e del 2016, seguito al picco del 2014, nel 2017 il numero di banconote false tolte dalla circolazione e’ cresciuto del 10% rispetto all’anno precedente (e del 17,1% nel secondo semestre rispetto al primo): in tutto ne sono state ritirate 161.572, per lo piu’ tagli da 20 (il 44,53%) e da 50 (il 42,74%), sebbene vengano “clonati” anche pezzi da 5, da 10, da 100, da 200 e da 500: l’arroganza dei falsari e’ tale che, un anno e mezzo fa c’e’ chi, tra di loro, per i mercati del nord Europa, aveva pensato ad una banconota da 300 euro, un taglio inesistente. Un rischio grande quanto inutile.
“Nel nostro Paese, segnatamente nelle province di Napoli e Caserta – spiega Ferace – agisce storicamente un gruppo di falsari ‘professionisti’ responsabili dell’80% della falsificazione a livello mondiale. Non significa che tutte o quasi tutte le banconote false prodotte nel mondo vengano prodotte materialmente in quell’area: ma tipo di contraffazione, architettura, procedimenti seguiti sono di ‘scuola’ napoletana e casertana”. Gli investigatori di tutto il mondo conoscono bene quello che nell’ambiente e’ noto come “NapoliGroup”, quasi una griffe dell’illecito monetario: non piu’ tardi del febbraio di quest’anno, a Torre del Greco, impilati in anonimi fusti di plastica per alimenti sono stati trovati 41 milioni falsi in tagli da 100 e 50, in qualche caso completi di cliche’. Non ci sono prove, in questo come in altri casi, di legami con la camorra ma “tutti gli affari illeciti che vengono portati avanti in certe zone – avverte il colonnello – sono in qualche modo se non governati comunque tollerati dalla criminalita’ organizzata. Che sicuramente avra’ un qualche tipo di utile anche in questa filiera, come nel traffico di droga, di armi o nello sfruttamento della prostituzione”. E’ l’eterna rincorsa di ‘guardie’ e ‘ladri’, che in questo caso si gioca sul terreno dell’hi-tech: lo sforzo dei falsari e’ concentrato “nell’aggiornare i criteri di produzione sulla base degli elementi di sicurezza che di volta in volta i competenti centri della Banca centrale europea individuano per la produzione di nuove banconote (per la prima meta’ del 2019 e’ programmata l’entrata in circolazione dei nuovi tagli da 100 e 200 euro, gli ultimi della “serie Europa”, ndr), tentando di imitarli il piu’ fedelmente possibile: filigrana in trasparenza, microscritture, numeri in controluce, elementi in rilievo, ologrammi speciali, tipo di impasto della carta”. Risultato: nelle mani di ciascuno di noi puo’ arrivare una banconota falsa. E se la qualita’ della ‘copia’ e’ buona, al punto da ingannare persino bancomat e macchinette verificatrici usate da negozi e supermercati, “per un comune cittadino diventa estremamente difficile, se non impossibile, accorgersene. Una raccomandazione pero’: se si hanno dei dubbi, non provare a ‘spacciarla’, perche’ si tratta di un reato. E in ogni caso consegnarla alla filiale di una banca, ad un ufficio postale o alle forze dell’ordine, mai distruggerla: per noi puo’ rappresentare un aiuto prezioso per risalire ai produttori”.