Dai bit ai neuroni (e ritorno). Caserta, al via Cyberbrain

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Dai neuroni ai bit (e viceversa), passando per nuovi materiali, protesi robotiche e interfacce di nuova generazione. Su questo terreno, al limite tra scienza e fantascienza, si muove il Polo d’Innovazione Cyber Brain, la prima infrastruttura italiana integrata per la Neuro Cibernetica. Sostenuto dai Ministeri della Ricerca e dello Sviluppo Economico, il Polo Cyber Brain nasce grazie alla collaborazione tra Fondazione Neuromed, Fondazione Neurone Onlus e Istituto EuroMediterraneo di Scienza e Tecnologia e rappresenta non solo una sfida per la ricerca ma anche per lo sviluppo: più di 12 milioni di euro di investimento per un totale di sessanta nuovi ricercatori insediati in Contrada Lo Uttaro a Caserta. A segnare l’avvio delle attività, lo scorso martedì 3 novembre, il simposio internazionale “Oltre le frontiere della scienza: dove le neuroscienze e la neurotecnologia si incontrano”, cui hanno preso parte tutti i partner di progetto, dallIstituto Italiano di Tecnologia di Rovereto al Politecnico di Torino, dal Center for Space Human Robotics al Dipartimento di Ingegneria Informatica, della Sapienza, dalla Fondazione Santa Lucia di Roma al Wadsworth Center Albany di New York oltre, ovviamente, all’Istituto Neuromed. Una rete internazionale per rispondere a futuribili sfide: far dialogare il cervello con il computer, interpretare i suoi segnali per creare applicazioni mediche innovative al servizio della lotta contro patologie invalidanti come quelle neurodegenerative e l’ictus e, più in generale, applicare la cibernetica alle neuroscienze. “Qui vediamo – ha commentato l’ingegner Fabio Sebastiano, Responsabile scientifico del Polo Cyber Brain – un dialogo entusiasmante tra ingegneri, fisici, informatici e medici. Dalla neuro protesica alla possibilità di fondere in un unico ambiente tutte le informazioni sul sistema nervoso derivanti dalle varie tecniche di indagine; dalle nanotecnologie ai nuovi biomateriali, proseguendo verso la bioinformatica e la possibilità di intervenire sulle patologie nervose attraverso la neuromodulazione, tutti questi campi convergono qui a Caserta”. Tra Ie possibiIi indicazioni cIiniche per un monitoraggio invasivo rientrano I’epiIessia farmaco-resistente, iI morbo di Parkinson ed aItri disturbi deI movimento, Ia depressione maggiore farmacoresistente ed aItri disturbi psichiatrici come iI disturbo ossessivo-compuIsivo, iI doIore cronico, etc. I dispositivi che saranno sviIuppati saranno in grado di trasmettere in modaIità wireIess Ie informazioni acquisite daIIa corteccia cerebraIe oppure da nucIei intraparenchimaIi ad apparati di ricezione e registrazione deI segnaIe eIettrico cerebraIe di origine corticaIe (EIettrocorticografia, EcoG) o profonda e che potranno inviare taIi informazioni su sistemi in remoto (te- Iemedicina) aI fine deII’accurata diagnosi e deI possibiIe monitoraggio in tempo reaIe dei parametri vitaIi deI paziente. Sulla possibilità di costruire interfacce cervello-computer più affidabili e utili per tracciare nuove strategie terapeutiche per le malattie neurodegenerative interviene Giulio Nicolò Meldolesi, presidente della Fondazione Neurone. “Le interfacce cervello-computer – spiega – sono al centro di uno straordinario sviluppo. Con il progredire di queste ricerche, che per la prima volta mettono assieme neuroscienze mediche con quelle fisiche e matematiche, avremo un perfezionamento dei canali di comunicazione tra sistema nervoso e macchine, ed il primo passo potrà essere che persone disabili a seguito di un danno cerebrale potranno muoversi e comunicare”.