Dollaro troppo forte, Obama preoccupato

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A cura di Antonio Arricale

I mercati emergenti stanno soffrendo la forza del dollaro e la tendenza non mostra segnali di inversione. Da qui le preoccupazioni del presidente Usa Barack Obama espresse nelle conversazioni private avute nel corso del recente vertice dei G-7 in Baviera. L’aumento dei rendimenti obbligazionari negli Stati Uniti, sta rendendo le attività denominate in dollari più attraenti di altre valute, polarizzando l’attenzione degli investitori internazionali. Sul tema si sono espressi anche gli strategist di Morgan Stanley: “Rendimenti più elevati e una maggiore volatilità, riteniamo che possano incidere negativamente sui mercati emergenti“, hanno osservato Calvin Tse e James Lord. Infatti “mentre il triennale calo dei tassi di cambio in valuta locale ha contribuito a ridurre il deficit commerciale in alcuni paesi in via di sviluppo, un’ulteriore debolezza potrebbe scuotere la fiducia degli investitori esteri che detengono più del 30% del debito, sempre in valuta locale”. E’ appena il caso di notare che i titoli dei maggiori mercati emergenti sono scesi nell’arco delle ultime due settimane, la più lunga serie negativa dal 1990. Con la forza del dollaro, altro tema prepotentemente d’attualità resta, evidentemente, sempre la questione del debito greco. Gli investitori infatti seguono minuto per minuto le trattative tra Atene e i creditori internazionali. Trattative ancora avvolte dall’incertezza a poche settimane da fine giugno, il termine ultimo per trovare un accordo e sbloccare gli aiuti. Il governo ellenico ha presentato una nuova proposta sugli obiettivi di bilancio e un secondo documento per ricevere circa 6,7 miliardi dal Fondo salva-Stati per ripagare i titoli detenuti dalla Bce in scadenza tra giugno e luglio. Sul tavolo, poi, c’è anche l’ipotesi di estendere l’attuale programma in scadenza fino a marzo 2016. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che un accordo non è ancora a portata di mano. Sta di fatto che Atene, ieri, nell’ultima sua proposta fatta ieri mattina, ha ritirato le concessioni fatte ai suoi creditori, ponendo le basi per un altro tentativo di portata istituzionale, già oggi a Bruxelles, in capo al cancelliere tedesco Angela Merkel e al presidente francese Francois Hollande, per cercare di rompere la situazione di stallo con Unione Europea, BCE e FMI. Ovviamente, i fondi di salvataggio restano off limits, a meno che Tsipras non raggiunga un accordo con i creditori. In ogni caso i colloqui si stanno intensificando e continueranno a svolgersi anche domani, dopo il primo giorno del vertice UE-Celac, tra i leader dell’Unione Europea e dei paesi latino-americani. Del resto, anche il coinvolgimento diretto della Merkel e di Hollande, ben oltre il ruolo dei ministri delle finanze, è indicativo del carattere di urgenza di una definitiva risoluzione. Intanto, da registrate con un certo ottimismo le parole di Volker Kauder, leader del blocco di partito della Merkel in Parlamento: “Vogliamo che la Grecia di rimanga nell’euro, ma se questo è realizzabile dipende interamente dalla Grecia stessa”, ha detto. “Le condizioni devono essere soddisfatte per intero“.

Borse asiatiche

Mercati asiatici contrastati questa mattina, con lo sguardo rivolto ancora una volta verso l’Europa in attesa dell’incontro degli emissari greci con i propri creditori. L’ultima controproposta presentata dal paese ellenico è stata ritenuta ancora una volta deludente, sale dunque l’attesa su quale possa essere l’esito della trattativa che per il momento non appare assolutamente scontato. Il Nikkei ha chiuso con una flessione dello 0,25% a quota 20046 nonostante i buoni dati macro odierni, in rosso anche Seoul che ha ceduto lo 0,62% mentre Hong Kong guadagna lo 0,3% e Shanghai lo 0,4%. Come anticipato, in Giappone ad aprile gli ordinativ i di macchinari industriali core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) sono cresciuti a sorpresa nel secondo mese consecutivo di progresso, segnando un aumento del 3,8% dopo il 2,9% di marzo (-0,4% in febbraio). Il dato si confronta con la flessione del 2,0% del consensus di Wall Street Journal e Nikkei. Su base annua gli ordinativi sono cresciuti del 3,0% dopo l’aumento del 2,6% di marzo (+5,9% in febbraio) e contro il declino dell’1,5% atteso dagli economisti. La Bank of Japan ha comunicato che l’indice dei prezzi dei beni corporate in Giappone è cresciuto in aprile dello 0,3% a 103,9 punti dopo il progresso dello 0,1% di aprile e contro lo 0,2% atteso dagli economisti. Su base annuale l’indice si conferma in maggio al declino del 2,1% segnato in aprile (+0,7% in marzo), a fronte del -2,2% del consensus. Takehiro Sato, membro del board della Bank of Japan (BoJ), ha messo in guardia mercoledì sui rendimenti calanti e sui potenziali ostacoli nel mantenere il massiccio programma di stimolo dell’istituto centrale nipponico troppo a lungo, puntando di fatto il dito contro i ritardi negli interventi del governo. Un progresso costante nel ristabilire la salute fiscale del Giappone è fondamentale per il successo del quantitative easing della BoJ. “Una volta che i player di mercato hanno preoccupazioni circa la disciplina fiscale, il controllo dei tassi d’interesse di lungo diventa difficile anche per la BoJ”, ha dichiarato Sato in un discorso ai dirigenti d’azienda a Kofu, nella prefettura di Yamanashi. In ambito societario da segnalare che China National Nuclear Power, divisione di uno dei due produttori di reattori cinesi a controllo statale, ha toccato un progresso del 44% nel giorno del debutto sulla piazza di Shanghai. Il titolo, venduto in Ipo al valore unitario di 3,39 yuan, ha toccato 4,88 yuan prima ch e gli scambi venissero sospesi (44% è il progresso massimo consentito per un titolo nella seduta d’esordio sul listino cinese). La raccolta è stata come previsto di 13,2 miliardi di yuan (circa 1,9 miliardi di euro). Settimana scorsa China National Nuclear Power aveva comunicato di aver bloccato fondi per 1.690 miliardi di yuan (241 miliardi di euro) per la sua Ipo, valore più alto degli ultimi sette anni. Gli investitori che vogliono partecipare a un collocamento azionario in Cina sono costretti a depositare le loro offerte che vengono congelate fino a quando quella che è di fatto una lotteria non distribuisce effettivamente i titoli immessi sul mercato.

Borsa Usa

A New York i principali indici hanno chiuso la seduta poco mossi. Il Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,01%, il Nasdaq Composite lo 0,15%. Sopra la parità l’S&P 500 (+0,04%). A Wall Street ha dominato il clima di incertezza legato alla situazione in Grecia e al possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Fed a settembre. Ad aprile le scorte all’ingrosso hanno fatto segnare un incremento dello 0,4% m/m, superiore al valore atteso dagli economisti, pari a +0,2%. Nel mese di marzo le scorte erano cresciute dello 0,2% su base mensile. Sul fronte societario Burlington Stores -8,42%. I ricavi della catena discount sono aumentati nel primo trimestre meno del previsto a 1,19 miliardi da 1,14 miliardi di un anno prima (consensus 1,22 miliardi). Campbell Soup +0,6%. Il produttore di zuppe in scatola ha annunciato un accordo per l’acquisto di Garden Fresh Gourmet Inc. (gruppo specializzato nelle salse) per 231 milioni di dollari. Quiksilver -30,99%. Il rivenditore di abbigliamento ha pubblicato una trimestrale inferiore alle attese. La perdita per azione, pari a 0,22 dollari, è stata 8 centesimi più alta del previsto mentre i ricavi sono calati a 333,1 milioni contro i 341 milioni previsti dagli analisti. FedEx +0,24%. Il colosso delle spedizioni ha aumentato il dividendo trimestrale del 25% a 0,25 dollari per azione. Lululemon Athletica +10,97%. I risultati del primo trimestre del gruppo di abbigliamento sportivo hanno superato le attese. La società ha alzato le stime per l’intero esercizio. Procter & Gamble +1,54%. Secondo indiscrezioni il gruppo dei beni di consumo ha ricevuto due offerte per il business cosmetici. General Electric +0,29%. Il conglomerato ha ceduto la divisione finanziari a Antares al fondo pensione canadese CPPIB per 12 miliardi di dollari.

Europa

Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,3%, il Cac40 di Parigi lo 0,5%, il Ftse100 di Londra lo 0,15% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,6%. La produzione industriale in Francia ad aprile è diminuita a sorpresa dello 0,9%. Gli analisti si aspettavano un valore della produzione in crescita dello 0,4%. In Cina, la Banca centrale ha rivisto al ribasso la stima di crescita dell’economia per il 2017 al 7% dal 7,1%. Vendite in particolare su tecnologici, settore costruzioni e banche.

Italia

Il Ftse M ib segna +0,25%, il Ftse Italia All-Share +0,22%, il Ftse Italia Mid Cap -0,14%, il Ftse Italia Star -0,10%. Ieri Piazza Affari ha chiuso in ribasso, ma lontano dai minimi intraday. L’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,47% a 22.536 punti. È stata un’altra seduta da dimenticare per Saipem che è crollata con un tonfo del 7,07% a 9,785 euro. Nelle ultime sedute il titolo del gruppo attivo nei servizi petroliferi aveva tentato il recupero dopo gli strappi al ribasso di settimana scorsa sui timori legati alla possibilità di un corposo aumento di capitale volto a ridurre il debito. In controtendenza Eni che ha mostrato un progresso dello 0,38% a 15,78 euro. Negativa FCA (-1,73% a 13,62 euro) dopo le voci su un nuovo tentativo di avvicinamento del gruppo a General Motors. Tra i peggiori di seduta sul Ftse Mib da segnalare STM, che ha perso l’1,31% a 7,505 euro, e Telecom Italia, che ha lasciato sul parterre il 2,20% a 1,111 euro.


I dati macro attesi oggi

Mercoledì 10 giugno 2015

01:50 GIA Ordinativi di macchinari apr;

01:50 GIA Indice prezzi alla produzione mag;

08:45 FRA Produzione industriale apr;

10:00 ITA Produzione industriale apr;

10:30 GB Produzione manifatturiera apr;

10:30 GB Produzione industriale apr;

16:30 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.