Fiat Chrysler: saldi autunnali in Borsa

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Estate senza tregua in Borsa: dopo la Grecia e la Cina, i fuochi d’artificio di fine stagione sono tedeschi. Il gigante dell’auto mondiale Volkswagen, simbolo della qualità e dell’affidabilità “made in Germany”, è stato ufficialmente accusato dal governo americano di avere manipolato i dati sulle emissioni di oltre mezzo milione di vetture diesel per aggirare i limiti inquinanti vigenti negli Stati Uniti. Lo scandalo ha sfiorato anche il governo tedesco che ha dovuto smentire alcune indiscrezioni stampa secondo le quali sarebbe stato al corrente delle manipolazioni. Il danno economico è stato inizialmente quantificato in circa 18 miliardi di dollari e l’azione Volkswagen ha perso ben 20 miliardi di euro di capitalizzazione nelle sedute borsistiche del 21 e 22 settembre; il giorno successivo, l’amministratore delegato della casa automobilistica di Wolfsburg, Martin Winterkorn, si è dimesso. Il crollo borsistico è ascrivibile all’enorme danno d’immagine derivante dall’inganno del colosso tedesco il quale, forte di duecento miliardi di euro di ricavi e di circa undici miliardi di euro di utile netto nel 2014, ha visto dimezzare il suo valore di borsa in meno di due mesi. Nell’ultimo trimestre, l’indice borsistico italiano ha ceduto circa il 5 per cento e risulta il migliore in termini di performance se parametrato agli indici azionari francese (-7 per cento), spagnolo (-11 per cento), tedesco (-12 per cento), americano (S&P500, -7 per cento) e cinese (-29 per cento). Sui fronte obbligazionario, l’effetto Cina ha generato un autentico terremoto sulle valute dei Paesi emergenti (svalutazioni a cascata rispetto al dollaro) tale da provocare l’improvviso crollo dei cosiddetti fondi “emerging markets”, stabilmente presenti all’interno dei portafogli dell’industria del risparmio gestito; i prodotti finanziari che fanno uso di leva finanziaria hanno subito perdite superiori al venti per cento in meno di un mese, costringendo i gestori a effettuare compensazioni attraverso realizzi su altri titoli con performance positiva; sono quindi scattati ingenti ordini di vendita sui principali mercati azionari e obbligazionari che, in definitiva, sono stati anch’essi travolti dall’ondata ribassista. Tornando al caso Volkswagen e tralasciando la valutazione del gigante tedesco ai prezzi attuali, spostiamo l’attenzione sul gruppo Fiat Chrysler (FCA): la società ha realizzato il sessantacinquesimo mese consecutivo di crescita dei ricavi che, nel secondo trimestre dell’anno, sono risultati pari a 29,2 miliardi di euro, in aumento del 25 per cento rispetto al secondo trimestre del 2014; su base semestrale, tra gennaio e giugno 2015, i ricavi di FCA sono cresciuti a 45 a 55 miliardi di euro e il margine operativo ha fatto segnare un balzo di 702 milioni raggiungendo quota 2,32 miliardi. A fronte di questi risultati, l’amministratore delegato ha deciso di rivedere al rialzo i target per l’anno in corso, annunciando che il gruppo consegnerà a livello globale 4,8 milioni di veicoli, raggiungerà quota 110 miliardi di euro di ricavi, realizzerà un margine operativo pari o superiore a 4,5 miliardi di euro e un utile netto compreso tra 1 e 1,2 miliardi di euro. I dati appena descritti rappresentano una situazione estremamente positiva del gruppo FCA che, entro fine ottobre, sbarcherà in borsa (sia a Wall Street che a Milano) con il marchio Ferrari: la casa di Maranello, da sola, ha un valore di circa 10 miliardi di euro rispetto a una capitalizzazione attuale dell’intero gruppo automobilistico di circa 15,5 miliardi di euro. Poiché il management di Fiat Chrysler è di altissimo livello e gode di assoluta credibilità, alla luce della forte discrepanza che si è generata tra valore intrinseco della società (a mio parere pari a circa 22 euro) e corrispondente prezzo di mercato (circa 12 euro), ritengo che la correzione del titolo rappresenti un’eccellente opportunità di acquisto di lungo periodo in quanto, contrariamente all’interpretazione del mercato, guidato dai comportamenti irrazionali di breve termine degli investitori, lo scandalo Volkswagen rafforza il vantaggio competitivo del gruppo FCA perché lo stesso ha la possibilità di incrementare la presenza nel suo mercato principale, gli Stati Uniti, proprio a danno della casa automobilistica tedesca. La possibile scalata al gruppo General Motors, nelle ambizioni di Sergio Marchionne, rappresenterebbe infine l’evento catalizzatore che spingerebbe ulteriormente al rialzo il valore intrinseco della società. Le perdite di breve termine possono rappresentare degli ottimi guadagni di medio/lungo termine.