Forex, il dollaro mostra di nuovo i muscoli

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A cura di Antonio Arricale Riflettori accesi, oggi, sulle news in arrivo dall’America: alle 13,30 si conoscerà l’andamento del Pil statunitense relativo al quarto trimestre 2014 e, in serata (20,45), a mercati A cura di Antonio Arricale Riflettori accesi, oggi, sulle news in arrivo dall’America: alle 13,30 si conoscerà l’andamento del Pil statunitense relativo al quarto trimestre 2014 e, in serata (20,45), a mercati praticamente chiusi, si saprà probabilmente non molto di più delle cose già dette in questi ultimi giorni, dal previsto discorso del presidente della Federal Reserve Janet Yellen. Relativamente al Pil, dato che sommuoverà – come al solito – non poco i mercati del forex, il consensus degli analisti punta a un progresso su base annua del 2,4% rispetto al +2,2% della precedente lettura. Intanto, le buone indicazioni macro arrivate ieri (le richieste settimanali di sussidi sono state migliori delle attese, mentre il presidente della Federal Reserve Bank di Atlanta, Dennis Lockhart, ha dichiarato alla Cnbc che si aspetta il primo rialzo dei tassi a metà anno o poco dopo) e le incertezze geopolitiche hanno riacceso il dollaro statunitense. La divisa nordamericana nelle ultime 24 ore ha recuperato terreno rispetto alle altre principali valute risalendo di circa 2 figure contro l’euro. Il cambio euro/dollaro questa mattina è ridisceso a cavallo di area 1,08 rispetto ad area 1,10 testata all’inizio della giornata di ieri. Sui mercati l’emergere di tensioni in Yemen ed in particolare gli attacchi aerei sauditi hanno spinto la speculazione verso le valute rifugio, quindi dollaro e anche yen e franco svizzero. Borse asiatiche Mercati asiatici contrastati in chiusura di settimana. A Tokyo il Nikkei ha ceduto lo 0,95% attestandosi a 19285 punti; ribassi più contenuti per Hong Kong (-0,18%) e Seoul (-0,14%) mentre Shanghai guadagna lo 0,24%. L’incertezza sui mercati è il risultato dei dati macro contrastanti rilasciati di recente nelle 3 principali economie mondiali (USA, Cina e Giappone), risultati che fanno temere per un rallentamento globale della locomotiva economica. Continua infatti la frenata dei profitti dell’industria cinese. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di Statistica nei primi due mesi del 2015 i profitti dell’industria sono calati del 4,2% su base annua, contro l’8% di flessione registrato in dicembre (nell’intero 2014 il dato ha segnato un progresso del 3,3%). Nel bimestre le aziende hanno beneficiato del crollo del 15,5% dei costi delle materie prime, controbilanciato però dal declino del 4,6% dei prezzi dei prodotti. Pechino accorpa i dati dei primi due mesi del 2015 a causa della distorsione dovuta alla celebrazione del Capodanno lunare, con il Paese che si è di fatto fermato dal 18 al 24 febbraio. In Giappone secondo i dati diffusi dal ministero di Affari Interni e Comunicazione, l’inflazione su base annua è calata in febbraio al +2,2% contro il +2,4% segnato in novembre, dicembre e gennaio e sotto al +2,3% atteso dagli economisti. Il dato core, escludendo gli alimenti freschi, è calato al +2,0% contro il +2,2% di gennaio (+2,5% in dicembre) e a fronte del +2,1% del consensus. Su base mensile l’inflazione è stata del -0,2% (come in gennaio) e del -0,1% quella core. Dopo quasi un anno continua a farsi sentire ancora l’impatto dell’incremento dell’imposta sui consumi, in vigore dall’aprile 2014. Secondo quanto comunicato dal ministero di Economia, Commercio e Industria, infatti, le vendite al dettaglio nel Sol Levante in febbraio sono cresciute su base mensile dello 0,7% dopo il declino dell’1,9% di gennaio (rivisto da -1,3%) e contro il progresso dello 0,9% atteso dagli economisti. Su base annuale il dato segna un declino dell’1,8% contro la flessione dell’1,5% del consensus. In febbraio la spesa delle famiglie sempre in Giappone è calata del 2,9% su base annua dopo il crollo del 5,1% in gennaio (-3,4% in dicembre) e a fronte di attese degli analisti per un declino del 3,2%. Su base mensile il dato segna un progresso dello 0,8% dopo il +0,5% di febbraio e a fronte del -0,3% del consensus. Sempre a febbraio infine il tasso di disoccupazione è calato al 3,5% dal 3,6% di gennaio (3,4% in dicembre), in linea con le attese degli economisti. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in ribasso nonostante il buon dato macroeconomico sul fronte occupazionale. Il Dow Jones ha perso lo 0,23%, l’S&P 500 lo 0,24% e il Nasdaq Composite lo 0,27%. Si tratta della quarta seduta consecutiva negativa. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 20 marzo si sono attestate a 282 mila unità, inferiori sia alle attese degli analisti pari a 290 mila che al dato rilevato la settimana precedente (291 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,416 milioni, superiore ai 2,403 milioni attesi. A pesare sui listini sono stati gli attacchi aerei da parte dell’Arabia Saudita contro lo Yemen. La notizia ha anche fatto impennare le quotazioni del petrolio (Wti +4,51%, a 51,43 dollari al barile). Europa Le principali Borse europee hanno aperto l’ultima seduta della settimana in rialzo. Il Dax30 di Francoforte guadagna lo 0,8%, il Cac40 di Parigi lo 0,4% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,3%. Poco sotto la parità il Ftse100 di Londra (-0,05%) appesantito dal calo dei titoli petroliferi e del comparto minerario. Brilla invece il settore automobilistico. Italia Il Ftse Mib segna +0,39%, il Ftse Italia All-Share +0,36%, il Ftse Italia Mid Cap +0,12%, il Ftse Italia Star +0,28%. Fincantieri (+4,1%) balza in avanti grazie alla notizia dell’accordo con il colosso Carnival per la realizzazione di cinque navi da crociera innovative, da costruire nel periodo 2019- 2022, più opzioni per ulteriori navi da realizzare nei prossimi anni. Buon recupero anche per Finmeccanica (+1,9%) che ieri, complice la pessima giornata per i mercati azionari, non era riuscita a sfruttare la notizia del contratto da 790 milioni di euro per la fornitura di servizi di supporto della flotta di elicotteri AgustaWe stland AW101 Merlin al Ministero della Difesa del Regno Unito. Salvatore Ferragamo (-1,6% a 28,30 euro) in rosso: Credit Suisse ha peggiorato il giudizio sul titolo da outperform a neutral ma ha alzato il target da 32,80 a 34,10 euro. Ieri Piazza Affari ha chiuso in ribasso ma distante dai minimi intraday in scia all’escalation di tensioni geopolitiche. Tensioni che hanno fatto rimbalzare il petrolio, tornato sopra quota 50 dollari al barile, mentre gli acquisti sono scattati anche sull’oro che si è portato oltre i 1.200 dollari l’oncia. Mario Draghi, intervenuto alla Camera dei deputati, ha dichiarato che il QE dovrebbe portare un contributo positivo dell’1% sulla crescita del Pil italiano entro il 2016. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha ceduto l’1,05% a 22.900 punti. Vendite diffuse sui titoli del comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto lo 0,34% a 14,44 euro, Montepaschi lo 0,81% a 0,609 euro, Popolare dell’Emilia Romagna il 2,23% a 7,88 euro, Intesa SanPaolo l’1,19% a 3,13 euro, Ubi Banca l’1,44% a 7,145 euro, Unicredit l’1,34% a 6,245 euro. I titoli legati al petrolio hanno limitato i danni grazie al rimbalzo del greggio: Eni e Saipem hanno chiuso invariate rispettivamente a 15,99 euro e 9,65 euro.


I dati macro attesi oggi Venerdì 27 marzo 2015 00:30 GIA Consumi feb; 00:30 GIA Inflazione feb; 00:30 GIA Tasso di disoccupazione feb; 00:50 GIA Vendite al dettaglio feb; 08:00 GER Indice prezzi importazioni feb; 08:00 GB Indice prezzi abitazioni Nationwide mar; 08:45 FRA Indice fiducia consumatori mar; 10:00 ITA Fatturato industriale gen; 10:00 ITA Ordini all’industria gen; 11:00 ITA Vendite al dettaglio gen; 13:30 USA PIL T4 (3a e ultima stima); 15:00 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan) (finale) mar; 20:45 USA Intervento Yellen (Fed).