I giovani e il Mezzogiorno: si studia ma non c’è lavoro

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Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 1o gennaio all’interno della rubrica Spigolature

di Ermanno Corsi

E’ nostro dovere, oltre che un obbligo etico-morale, portare attenzione ai giovani, e ai problemi che li riguardano, perché “hanno in mano il loro e il nostro destino”. Richiamo realistico che non perde di attualità. Ci viene da Eugenio Montale senatore a vita (nominato nel 1967 dal presidente della Repubblica Saragat) e premio Nobel per la Letteratura nel 1975.Di ispirazione “montaliana” la parte del messaggio che il presidente Mattarella ha rivolto a fine anno. A dimostrazione che l’unica strategia, per rassicurare le nuove generazioni, è di portare a soluzione, in tempi ragionevolmente rapidi, “hic et nunc” qui e ora, le emergenze che il tempo ha accumulato. Nel suo ottavo discorso agli italiani, Mattarella esprime la convinzione che tutti i giovani sentono sulle loro spalle la responsabilità di prendere in mano il futuro del Paese, ”portando nella politica e nelle istituzioni novità ed entusiasmo”.

LO STUDIO COME SCUDO. I giovani, specie nel Mezzogiorno, dovrebbero poter contare su un sistema-Scuola meglio organizzato quanto a docenze e strumenti laboratoriali in linea col progresso tecnico- scientifico del nostro tempo. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza tra le 6 missioni prospettate, particolare “peso” riserva a Istruzione e Ricerca. Quasi 32 miliardi per rafforzare un percorso organico: asili nido e scuole materne, risanamento degli edifici scolastici, riforma di orientamento, programmi di dottorato, lauree e ricerca. Nel Sud si parte da situazioni di acuto disagio. Più che per la formazione della persona, lo studio è un parcheggio per disoccupati in un “mercato del lavoro” sempre più asfittico. Calano le matricole: 6 mila in meno nel Paese, ma soprattutto nelle regioni meridionali. Qui i laureati che riescono a occuparsi sono il 42,7 in Sardegna per scendere al 37,6 in Campania e al 32,1 in Calabria. Ecco la voce del Quirinale: ”E’ doveroso ascoltare gli studenti che avvertono tutte le difficoltà del loro domani e cercano di esprimere domande volte a superare squilibri e contraddizioni”.

GIOVANI E DIFESA DELLA VITA. Giornate nere e notti da tragedia. Da un po’ di anni è così. Fascia oraria “letale” dalle 22 alle sei del mattino. Dai 17 ai 24 anni i giovani più spericolati (uso di stupefacenti, alta velocità, sorpassi azzardati). In un sol giorno anche 10 vittime, nell’ultimo anno quasi 4 mila. Area metropolitana di Napoli: 3.800 incidenti stradali con 81 morti e 5 mila feriti. ”Giovani, non cancellate il vostro futuro”, è l’accorato appello del presidente Mattarella.

RATZINGER SULL’ISOLA AZZURRA. Due volte, da cardinale, il “Papa emerito” è stato ad Anacapri. La sua presenza ha sempre suscitato ammirazione negli abitanti, mentre sorpresa, quasi “allarme”, si avvertiva nelle diocesi territorialmente “competenti”: la sorrentina e la napoletana che, forse, si sentivano “scavalcate” dal “Premio Capri-San Michele (la rassegna letteraria promossa da un intellettuale di qualità come Raffaele Vacca, presieduta per molti anni dall’ex presidente della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola). Nel 1992 Ratzinger fu premiato per il libro “Svolta per l’Europa”; nel 2004 per “Fede, Verità, Tolleranza”. Chi scrive queste note ricorda la voce di tono basso, amichevole, confidenziale che “catturava” cuore e mente degli ascoltatori. Il rapporto col Premio anacaprese ebbe un ulteriore, affettuoso momento nel 2017 quando Ratzinger era “Papa emerito”: allora il riconoscimento “Honoris causa” gli venne consegnato in Vaticano, monastero Mater Ecclesiae. Ora il “Capri-San Michele” propone al Comune di Anacapri di intitolare a Ratzinger il tratto di strada che lui percorreva da piazza Boffe alla casetta dove sostava durante i soggiorni anacapresi.

PALLONE E SONDAGGIO. Chi è stato più “grande”: il brasiliano Pelè o l’argentino Maradona? Gli appassionati di calcio hanno risposto al referendum in modo inequivocabile:60 per Pelè,32 per Maradona. In cosa la differenza? Che Pelè è stato un campione nei campi di calcio ma anche nella vita, mentre Maradona, osannato dalla tifoseria napoletana, nella vita è stato una frana e, soprattutto per i giovani, un esempio da cui riguardarsi. Che allo stadio di Fuorigrotta il suo nome abbia sostituito quello di san Paolo, non vale certamente a perdonargli la sfrenata dissolutezza esistenziale.