La maledizione dell’Euro

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Quindici anni di euro e … sentirli tutti come una maledizione. Questa è la sensazione generalmente diffusa tra la gente: in particolare quella a cui lo stipendio è stato nominalmente convertito al valore di 1936,27 lire e che oggi – se ancora conserva il posto – si ritrova a guadagnare 800 euro al mese invece di un milione e 600 mila lire, ma anche a comprare il caffè al banco a 90 centesimi, vale a dire, a poco meno di 2 mila lire, al posto di 900 lire e non di 0,45 centesimi di euro come il cambio imporrebbe.

Dai dati elaborati dalla Fondazione Nens emerge chiaramente la diminuzione del nostro potere d’acquisto. Dal primo gennaio 2002 – anno di introduzione definitiva della moneta unica – è praticamente è raddoppiato tutto: dal costo dei quotidiani al Big Mac, vale a dire, al panino comprato da McDonald’s assurto – come si sa – a metro “internazionale” del valore di cambio del dollaro rispetto a tutte le altre valute.

E’ appena il caso di ricordare che Nens, Nuova Economia Nuova Società, è la fondazione che fa capo a Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco, rispettivamente, il primo: segretario del Pd dal 2009 al 2013 e ministro, il primo, Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nei governi Prodi I e D’Alema IMinistro dei trasporti e della navigazione nei governi D’Alema II e Amato IIMinistro dello sviluppo economico nel governo Prodi II; il secondo:ministro delle finanze dal 1996 al 2000 nei governi: Prodi ID’Alema I e D’Alema II; ma lo era già stato per pochi giorni soltanto anche nel 1993 con il governo Ciampi, oltre che ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica dal 2000 al 2001 (governo Amato II) e vice ministro dell’economia con delega alle Finanze dal 2006 al 2008 (governo Prodi II).

Dunque, entrambi autorevoli esponenti dell’Ulivo, la cui massima espressione fu appunto Romano Prodi nel ruolo di presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana per due volte, dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008.

Lo stesso Prodi che, da presidente della Commissione europea propiziò e negoziò l’ingresso dell’Italia nel sistema della moneta unica europea, accompagnando l’evento con le seguenti storiche parole: “Con l’euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più”.

A distanza di anni, più che sui libri di storia sembra di stare a Zelig.