Mercati deboli, alla prima uscita Trump non convince

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Le Borse europee si muovono in negativo dopo la prima conferenza stampa del presidente eletto, Donald Trump, a meno di dieci giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca.

I mercati sono rimasti insoddisfatti dalla mancanza di dettagli da parte di Trump sui suoi futuri piani economici: a Milano il Ftse Mib segna -0.03%, in linea con Londra che segna -0.10%, Francoforte -0.44 Parigi – 0,05%. Positiva, invece, Madrid: l’Ibex 35 segna +0.26%.

A sostenere i listini non bastano i dati provenienti dalla Germania, dove l’economia tedesca ha mostrato una crescita dell’1,9% nel 2016: secondo la stima preliminare di Destatis, si ha una accelerazione rispetto al +1,7% del 2015 e al +1,6% del 2014. 

Né aiuta il dato positivo della produzione industriale al traino delle auto. Nel complesso della zona euro, a novembre la produzione industriale è aumentata dell’1,5% mensile e dell’1,6% nella Ue, in netto miglioramento rispetto ai dati di ottobre. Rispetto a novembre 2015, la produzione è aumentata rispettivamente di 3,2% e 3,1%.

E sempre per restare in tema macro, da registrare anche il balzo della produzione italiana, il Pil tedesco che batte le attese: +1,9% nel 2016. Mentre in Francia l’Ufficio di Statistica Insee ha pubblicato i dati finali sull’inflazione, riportando una variazione positiva dello 0,3% su base mensile, in linea con le attese ma in crescita dalla variazione nulla dei due mesi precedenti.

 Per tornare alla conferenza stampa di Trump, va detto che gli investitori avevano caricato di aspettative l’elezione del tycoon, accreditato di politiche economiche e fiscali espansive a favore della crescita. Invece, la sua prima uscita ufficiale è finita in annunci generici e bisticci con i giornalisti.

“I mercati sono contrariati dall’assenza di dettagli circa i piani di stimoli fiscali che sono stati così tanto sbandierati”, ha spiegato a Bloomberg lo strategist Michael McCarthy di CMC Markets. “Sta montando il timore che i recenti rialzi siano stati basati solo su discorsi ampollosi, ma si possano squagliare molto rapidamente” come neve al sole. 

Ma c’è di più. i fuochi artificiali della politica statunitense hanno monopolizzato l’attenzione del mercato. A cominciare proprio dall’Europa dove si dovrebbe assistere – secondo gli anaisti di Swissquote – ad un costante miglioramento dell’economia e a un passaggio graduale verso la normalizzazione da parte della BCE. La Banca centrale europea, peraltro, tra poco – conl pubblicazione dei verbali dell’ultimo meeting – dovrebbero fornire delle indicazioni sulle ragioni che l’hanno spinto a prorogare gli acquisti di asset, riducendo tuttavia gli acquisti mensili a 60 miliardi di euro al mese. In questo senso, i mercati prevedono un dibattito acceso fra i paesi periferici, che chiedono ulteriori proroghe di tre mesi, e la Germania, che punta invece a un ulteriore restringimento.

In questo clima è passato in secondo piano anche la decisione della Banca Centrale del Brasile (BCB) che ieri ha allentato la sua politica monetaria, tagliando il tasso Selic. Anzi, la BCB ha abbassato il tasso d’interesse di riferimento di 75 punti base, a fronte dei 50 previsti dal mercato, portando il Selic al 13%.

Ma come si diceva, Il mercato non ha avuto l’opportunità di reagire pienamente a questa decisione anche perché è arrivata dopo la chiusura delle contrattazioni. E, tuttavia, il real si è apprezzato bruscamente contro il dollaro, l’USD/BRL è scivolato dell’1,40%, scendendo a 3,1796, livello minimo dall’inizio dello scorso novembre.

Ovviamente, l’oro trae vantaggio dalla fine della fase di euforia generata da Trump. Per l’oro – fanno osservare gli analisti – il 2016 è stato un anno eccellente, almeno fino all’elezione di Trump, quando, attraverso una serie di dichiarazioni sugli stimoli fiscali, il presidente designato ha spinto il dollaro e il mercato azionario a nuovi massimi.

Ora che l’incertezza torna a imporsi, l’oro scambia sui massimi da metà novembre, intorno a 1.200 USD all’oncia.

Borse asiatiche

In Asia la tendenza è stata di generalizzato declino. Per Tokyo, a causa del rafforzamento dello yen nei confronti del dollaro il Nikkei 225 ha perso l’1,19% (poco meglio ha fatto l’indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque di un netto 0,97%). Seoul, che mercoledì aveva segnato la migliore performance di giornata in Asia, è stata invece l’unica delle principali piazze della regione in positivo: il Kospi, dopo il guadagno dell’1,47% della precedente seduta, ha segnato infatti un progresso dello 0,58% al termine degli scambi.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in significativo arretramento dopo l’apprezzamento di quasi il 3% di mercoledì. Il minerale di ferro è in progresso per la quarta seduta consecutiva mentre l’oro, bene-rifugio per antonomasia, a fronte dell’indebolimento del dollaro scambia sui massimi dal mese di novembre. E non a caso i titoli minerari hanno guadagnato terreno a Sydney, ma ciò non è bastato a evitare la perdita seppure limitata allo 0,08% dell’S&P ASX 200. Negativa la giornata anche per le Borse cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno perso infatti lo 0,58% e lo 0,51% rispettivamente.

Borsa Usa

La Borsa di New York ieri ha chiuso la seduta in rialzo. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,5%, l’S&P 500 lo 0,28% e il Nasdaq Composite lo 0,21%.

 

I dati macro attesi oggi
Giovedì 12 Gennaio 2017

 

06:00 GIA Indice fiducia Econony Watchers dic;

08:45 FRA Inflazione dic;

10:00 ITA Produzione industriale nov;

10:00 GER PIL;

11:00 EUR Produzione industriale nov;

13:30 EUR Verbali BCE;

14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;

14:30 USA Indice prezzi importazioni dic.