Studi su terremoti e frane
Maglia nera alla Campania

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Microzonazioni sismiche, la Campania è maglia nera per lo stato di attuazione del programma di studi sulla pericolosità locale. Malgrado sia una delle regioni più a rischio Microzonazioni sismiche, la Campania è maglia nera per lo stato di attuazione del programma di studi sulla pericolosità locale. Malgrado sia una delle regioni più a rischio anche per le conseguenze di eventuali terremoti, come frane e liquefazioni, la Campania è in ritardo anche nell’analisi della Condizione limite per l’emergenza, finalizzata ad analizzare il sistema di gestione dell’emergenza. Entrambe le operazioni, microzonazione e analisi della Cle, vanno svolte in coordinazione tra dipartimento Protezione Civile e Regioni. Ma quali sono le cause di questo ritardo? “La situazione in Campania è peculiare – spiega Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania – perché esiste una norma regionale per cui se il Comune è debitore con la Regione a qualsiasi titolo, come in molti casi, l’ente regionale non può erogare finanziamenti finché il debito non è saldato. Neanche l’assessorato preposto può prevedere deroghe, abbiamo tutti le mani legate”. La microzonazione, in sintesi, è una suddivisione del territorio comunale in aree omogenee dal punto di vista sismico: a effettuarla, possono essere geologi e anche ingegneri. Da quest’operazione derivano parametri per verificare la sicurezza sismica dei fabbricati, sia già esistenti sia di nuova costruzione. “È un problema serio di sicurezza dell’abitato e al momento non si intravedono spiragli”, prosegue Peduto. Il tema è stato al centro di un dibattito che ha coinvolto il Consiglio nazionale: oltre alla Campania, anche la Sicilia è in forte ritardo. Due delle regioni che in passato hanno pagato i tributi più pesanti in conseguenza di sismi intensi. Svelati, durante l’incontro, i risultati dei primi 3 anni di studi di microzonazione sismica. “Solo il 5 per cento circa del territorio potenzialmente non presenta fenomeni di amplificazione sismica locale, mentre l’83 per cento presenta potenziali amplificazioni – spiega Giovanni Calcagnì, consigliere nazionale dei geologi – più o meno forti ed il restante 12 per cento amplificazioni e contemporaneamente fenomeni di instabilità co-sismiche, quali, appunto, frane e/o liquefazioni e cedimenti”. Ma il mancato sfruttamento dei fondi per la microzonazione non è l’unico problema che preoccupa i geologi campani. Inmerito all’ipotesi di un pozzo esplorativo di Gesualdo, comune dell’avellinese, il movimento che si oppone all’iniziativa prosegue la sua battaglia: più di 20.000 firme sono state raccolte chiedere alla commissione Valutazione di Impatto Ambientale della Regione di bloccare il “Permesso Nusco”. Danni a falde acquifere che servono più regioni del Mezzogiorno, impatto ambientale e scarsa ricaduta economica: queste le principali ragioni del “no”.