Sui mercati spirano nuovi venti di guerra valutaria

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Il punto. Rallenta la corsa ai beni rifugio e intanto spirano nuovi venti di guerra valutaria alimentati dalle tensioni più o meno latenti di Brexit e politica economica di Donald Trump.

Il presidente (ancora in pectore) Usa ieri ha attaccato la debolezza dello yuan e spiegato che il dollaro è troppo forte. Schiacciato dalle parole del tycoon, il biglietto verde è tornato oggi a stabilizzarsi. Nella mattinata, dopo otto giornate consecutive di rafforzamenti, il lingotto si è deprezzato dello 0.40% e così la divisa nipponica che ha mostrato una lieve flessione.

Poco mosso il petrolio, mentre il minerale di ferro perde l’1,70% (anche in questo caso dopo sette sedute di apprezzamento).

Sui mercati però prevale il nervosismo.

Borse europee

Borsa italiana ha aperto sotto la parità con il Ftse Mib a -0,30%. Al momento il principale indice di Piazza Affari segna -0.08%. Di segno positivo, invece, le principali Borse europee che hanno aperto la seduta in rialzo. Al momento il Dax30 di Francoforte guadagna +0.20%, il Ftse100 di Londra +0.15%. Solo il Cac40 di Parigi (-0.17%) è allineato a Milano.
Mercati obbligazionari eurozona in lieve calo. Il rendimento del Bund decennale si attesta allo 0,32%, quello del BTP è all’1,93%. Lo spread sale segna 161 bp.

Finanziari in rosso: l’indice Ftse Italia Banche segna -0,6%, il Ftse Italia Assicurazioni -0,7%. In calo UniCredit (-1,2%), UnipolSai (-0,8%), Generali (-0,8%), Intesa Sanpaolo (-0,7%).

Buona partenza per Saipem (+1,7%) che ieri a mercato chiuso ha annunciato di essersi aggiudicata nuovi contratti e l’estensione di accordi esistenti nell’ambito della perforazione onshore in Arabia Saudita, Marocco, Bolivia e Argentina per un valore complessivo di circa 240 milioni di dollari.

Dati macro

In Germania l’Ufficio Federale di Statistica (Destatis) ha reso noto il dato definitivo relativo all’inflazione di novembre. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,7% su base mensile ed è aumentato dell’1,7% su base annuale, confermando la lettura preliminare. L’indice armonizzato è cresciuto dell’1% su base mensile e dell’1,7% su base annua.

In Cina i prezzi delle case crescono del 12,4% annuo in dicembre. È il quindicesimo mese consecutivo di progresso per i prezzi delle case dopo una striscia negativa che era durata 14 mesi. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio nazionale di statistica cinese, la stabilizzazione del mercato immobiliare in dicembre mostra comunque segnali di rallentamento non tanto per il progresso annuo dei prezzi del 12,4% contro il 12,6% di novembre (12,3% di ottobre), quanto perché su base mensile l’incremento si è registrato in 46 delle 70 città monitorate, contro le 55 di novembre e ai minimi dal gennaio 2016. I prezzi sono rimasti invariati in 20 città e calati in quattro (tra cui Shanghai, Shenzhen e Pechino stessa). L’incremento complessivo su base mensile è stato dello 0,3% contro lo 0,6% di novembre.

Negli Usa, l’indice Empire State Manufactoring (che misura l’andamento dell’attività manifatturiera di New York) si è attestato nel mese di gennaio a +6,50 punti dai +9 punti di dicembre risultando inferiore alle attese degli analisti fissate su un indice pari a +8,50 punti. Un valore al di sopra dello zero indica comunque che l’economia del settore manifatturiero dello stato di New York è in fase di espansione.

Nella giornata del vertice italo-tedesco tra Merkel e Gentiloni.

Occhi puntati sulle retribuzioni in Gran Bretagna, i prezzi dell’Eurozona e dagli Usa, da dove arriva tra le altre cose anche la produzione industriale.
Mercati valutari

L’andamento degli scambi in Asia è stato complessivamente positivo, a fronte dell’allentamento della corsa ai beni-rifugio delle precedenti due sedute con il dollaro che aveva segnato il declino più netto da luglio. Il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la valuta Usa nei confronti delle altre dieci principali valute, guadagna circa lo 0,30% dopo avere perso l’1,30% martedì mentre gli investitori attendono il discorso inaugurale del nuovo presidente Usa Donald Trump previsto per venerdì.

Primo beneficiario è lo yen, che si deprezza di circa lo 0,60% dopo avere guadagnato quasi il 4% sul dollaro nelle precedenti sette sedute. E di rimbalzo Tokyo recupera terreno dopo il netto declino registrato martedì. Il Nikkei 225 chiude in progresso dello 0,43% (poco peggio ha fatto l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,32%). In controtendenza invece Seoul, con il Kospi che comunque limita ad appena lo 0,06% la sua flessione.

Borse asiatiche

Seduta complessivamente positiva per l’Asia. L’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, guadagna lo 0,40% appena sotto i massimi di tre mesi segnati giovedì scorso.

A Sydney la giornata è contrastata per i minerari (positiva per i petroliferi), mentre il settore finanziario è complessivamente in declino: l’S&P ASX 200 segna la peggiore performance tra i principali indici della regione, con una perdita dello 0,36% in chiusura. 
Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano invece lo 0,14% e lo 0,39% rispettivamente al termine degli scambi. In negativo però è lo Shenzhen Composite, deprezzatosi dello 0,45% in chiusura.

In vista della chiusura Hong Kong è il migliore performer dell’Asia: l’Hang Seng è infatti in progresso di oltre l’1%. Performance simile anche per l’Hang Seng China Enterprises Index.

Borsa Usa

La Borsa di New York ha chiuso la prima seduta della settimana dopo il lungo week end in ribasso. Il Dow Jones e l’S&P 500 hanno perso lo 0,3% mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,63%.