Cambiamento della leadership per una leadership del cambiamento

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Son coloro che non riflettono a non dubitare mai Splendida è la loro sicurezza, la loro digestione, infallibile il loro giudizio. Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. Se occorre tanto peggio per i fatti, la pazienza che hanno con se Son coloro che non riflettono a non dubitare mai Splendida è la loro sicurezza, la loro digestione, infallibile il loro giudizio. Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. Se occorre tanto peggio per i fatti, la pazienza che hanno con se stessi è infinita… Con coloro che non riflettono e mai dubitano s’incontrano coloro che riflettono e mai agiscono. Non dubitano per giungere alla decisione, bensì per schivare la decisione. Le teste le usano solo per scuoterle. Bertold Brecht


Certamente l’atteggiamento è determinante altrimenti non si capirebbe il senso di questo cambiamento al vertice politico. È come se uno entrasse in campo per perdere il meno possibile e l’altro per tentare di vincere. Anche se le variabili sono le stesse, questa non è una differenza da poco. Letta ha fatto delle cose, poche, ma soprattutto non ha ottenuto i risultati attesi e la dinamicità ha continuato a essere negativa e ovviamente il suo consenso è crollato. Vorrei ricordare che il supporto e il consenso diffuso sono la vera costante e determinante del cambiamento e questo richiede una serie di comportamenti che Letta non è riuscito ad attuare. Richiede di 1)Ispirare una visione comune e sfidante: non l’ha fatto, anzi c’è stata la consapevolezza di un suo accontentarsi surreale; 2)Mettere in discussione le logiche note: assolutamente no, tutti i grandi temi dei privilegi, della burocrazia, dei veri costi, sono considerati tabù, vincoli insuperabili; 3) Tracciare il percorso e mostrare il cammino: si è avuta l’impressione di un percorso nella nebbia con un bassissimo profilo; 4) Stare davanti, entrare nei problemi, agire in prima persona: ma no, è lento, lento, lento. Come fa a stare davanti uno che ha un ritmo di questo tipo dove l’oggi è sempre domani e la parola chiave è procrastinazione? La cosa francamente ridicola è che ci si possa preoccupare della velocità dell’avanzamento proposto da Renzi ma che invece quella dell’arretramento nei fatti, sia considerata accettabile; 5) Sviluppare fiducia nel successo: anche questo è stato un punto debolissimo della leadership Lettiana, forse dipende dalla faccia. Da qualche tempo che purtroppo non abbiamo veri leader, è questo il punto. Abbiamo soggetti esperti della divisione, mentre servirebbero intelligenze connettive perché solo queste possono permettere lo sviluppo di dinamiche di valore. Il leader è un esperto del consenso, non dell’assenso o del dissenso. Prima può chiedere un consenso tecnico ma quello sostanziale lo genera attraverso quello che ottiene. Il successo determina il consenso. Come può chiedere letta il consenso se non ha successo? Ma soprattutto se di fronte a un paese alla deriva lui porta trionfante un affare di 500 milioni con gli arabi? Spero che Renzi capisca che il punto del consenso è la credibilità, quindi è di questa che deve preoccuparsi perché se c’è, il consenso è una conseguenza. E la credibilità dipende non da quello che si dice ma da quello che si ottiene (dove quello che si fa è variabile dipendente). Credo che Renzi dovrebbe avviare e far capire il suo cambiamento per il cambiamento, predisponendo strategie di processo che siano in grado di passare da logiche di calma a urgenza. Il cambiamento è veloce, bisogna essere veloci per governarlo. Ripeto: la velocità dell’arretramento è drammatica e molte cose sono irreversibili, molte cose si stanno perdendo per sempre, il ghiaccio si sta assottigliando sempre più occorre aumentare moltissimo la velocità. Invece siamo pachidermi con una burocrazia odiosa e dannosa, pachidermi in una palude mentre gli altri paesi ben lieti che noi stiamo così ci sfrecciano davanti, anche quelli che erano indietro. Quindi Renzi e i suoi devono essere un esempio se vogliono consenso di mobilitazione, devono passare dal chiedere il cambiamento (pratica stucchevole) al praticarlo e a renderlo possibile usando il potere relativo, spostando la qualità del contributo, facendo vedere come cambia il sistema della governance e togliendo l’enorme, insopportabile dimensione del privilegio di chi guida. Renderlo più euforico anziché depresso (anche con le facce) spostando il focus dai problemi d’oggi alle opportunità di domani facendo in modo però che il domani sia davvero presente oggi, perché se il domani è sempre domani allora non arriva mai. Aumentare la visione strategica e la produzione di senso logico ed etico. Il cambiamento dev’essere reticolare: a livello orizzontale determinando la fine della separatezza della conoscenza e dell’esperienza, a livello verticale determinando la fine delle posizioni-responsabilità ed entrando nella cultura della corresponsabilità. Occorre smontare il cambiamento di coloro che lo usano per continuare a costruire castelli di garanzie difensive tese a rendere indiscutibile il loro potere. Occorre togliere sacralità a persone o comportamenti storicamente indiscutibili, ritualizzati da prassi antiche. Spesso l’oggettività è la soggettività di chi ha più potere che costringe chi ne ha meno di accettare l’oggettività come inopinabile impedendo così la possibilità di contribuire, davvero, al cambiamento. Bisogna aumentare la comprensione di ciò che produce valore e quindi aprire le tende e illuminare il presente per comprendere qual è il divario rispetto a un futuro possibile e ambito e cercare di agire davvero in questa direzione. L’Italia va a rotoli, cadono le mura, c’è uno sfaldamento che è notato solo quando avviene. I costi di una politica di recupero e d’affanno sono enormemente superiori a quelli di una logica d’anticipo e di prevenzione. Abbiamo un potenziale di ricchezza incredibile ma intanto ogni mese perdiamo posizioni su tutto, però continuiamo a dire da anni che abbiamo un potenziale incredibile. E poi pensate che cambiamento straordinario se finalmente si tentasse di far coincidere il potere e la responsabilità così come il potere e la competenza.