Campania, cantieri senza fine Così va in fumo 1 miliardo

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Per capire quanti danni produce all’economia un’opera ferma o addirittura non realizzata basta vedere cosa sta succedendo in questo periodo al porto di Napoli. Le compagnie Per capire quanti danni produce all’economia un’opera ferma o addirittura non realizzata basta vedere cosa sta succedendo in questo periodo al porto di Napoli. Le compagnie che lavorano con grandi navi se ne vanno, perché lo scalo non ha infrastrutture all’altezza. “Eppure sarebbe bastata una semplice opera di dragaggio dei fondali”, spiega Marco Donati della Coscon, una delle grandi imprese che hanno deciso di restare senza però evitare di puntare l’indice contro “l’immobilismo delle istituzioni”. La Campania è un po’ il regno dei ritardi, della burocrazia che ostacola e non aiuta, della politica efficiente solo quando si tratta di andare a caccia di voti. Il manifesto, tanto per allargare l’orizzonte, di un’Italia pasticciona e pigra dove è sempre meglio rimandare a domani quello che si può fare oggi. Eppure le cosiddette grandi opere sono il motore dell’economia. In fumo 130 mila nuovi posti di lavoro – Facendo due calcoli si scopre che in Campania l’effetto immediato della ripresa dei cantieri fermi può generare almeno 130 mila nuovi posti di lavoro. Includendo l’indotto si arriva a mezzo milione. Secondo i dati in possesso dell’Acen, l’associazione napoletana dei costruttori edili, ogni miliardo di euro investito nel settore (a tanto ammonta la somma bloccata in Campania, ndr) genera una ricaduta di 3,3miliardi. “Se mai ve ne sono state inpassato, ora non vi sono più ragioni plausibili per ritardare ancora una forte azione di sostegno congiunturale utilizzando la leva delle costruzioni. Esistono opere importanti e infrastrutture per le quali è immediatamente possibile aprire i cantieri per un investimento complessivo che si aggira intorno al miliardo di euro”, spiega il numero uno dei costruttori napoletani Francesco Tuccillo, che ha fatto dello sblocco dei cantieri il proprio cavallo di battaglia fin dal giorno dell’insediamento. Ma vediamo quali sono i casi più clamorosi. La stazione che non c’è – Afragola doveva essere lo snodo principale della linea di alta velocità ferroviaria concepita per creare un corridoio tra Tirreno e Adriatico e, più in grande, tra il Mezzogiorno e il resto d’Europa. Ma la stazione, il cui progetto è stato affidato all’archistar irachena inglese Zaha Hadid, ancora non c’è. I fondi congelati, per l’alta velocità, ammontano a 469 milioni di euro. L’ultima gara d’appalto prevede un investimento di 77 milioni di euro ma sui tempi di realizzazione non c’è alcuna certezza benché si parli di start upnel 2015. Per restare a Napoli c’è il caso del collegamento tra la tangenziale del capoluogo e il porto di Pozzuoli, un’opera da 153milioni di euro. E ancora l’interramento della stazione di Pompei lungo la Circumvesuviana (61,9milioni di euro i fondi bloccati) e le tratte ferroviarie tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia (79,9milioni fermi) e tra Saviano eNola (120milioni), per un importo di altri cento milioni circa. Il Policlinico dei sogni – Nel 2003, quando sono partiti i lavori, l’opera viene presentata come un centro all’avanguardia oltre che come polo universitario. Dieci anni dopo, anno 2013, siamo ancora agli annunci. Il Policlinico di Caserta, una struttura costata 113 milioni di euro, sarà completato nel 2015. Per chi si fida. L’altro grande cantiere chiama direttamente in causa i Regi Lagni, una grande infrastruttura d’irrigazione di epoca borbonica. Oggi l’intervento può generare almeno 6 mila posti di lavoro oltre a rilanciare l’economia del territorio casertano grazie alla bonifica dell’area e al recupero, attraverso il ripristino degli impianti di depurazione, del litorale domizio. Nulla da fare per il porto di Castel Volturno, il cui caso viene sottoposto proprio in questi giorni all’attenzione dei vertici di Palazzo Santa Lucia dal consigliere regionale Angelo Consoli. Una strada senza uscita – I ritardi anche il turismo come dimostrano i casi della Reggia di Carditello e di Palazzo Teti Maffuccini, per le cui opere di recupero l’investimento complessivo si aggira intorno ai 50milioni di euro. La Lioni-Grottaminarda dovrebbe essere, nelle intenzioni di chi l’ha progettata, una bretella di eccezionale valore logistico. In grado, sempre secondo quanto è scritto su carta, di garantire un’alternativa valida e efficiente alla tratta autostradale. Conun significativo risparmio in termini di costi. L’investimento complessivo ammonta a 430milioni di euro (la metà bloccati, ndr) e i lavori dovrebbero terminare a dicembre prossimo. Sempre in Irpinia finisce nell’occhio del ciclone la Bonatti, una strada che collega il capoluogo con la zona industriale di Pianodardine. Dicono, i politici, che i lavori ripartiranno a giorni. Sarà. Lo scandalo della Pavoncelli bis – Lo scandalo più clamoroso, però, è quello della cosiddetta Pavoncelli bis, una galleria che dovrebbe collegare Caposele con la Puglia. L’opera, pensate, viene avviata nel 1988 per un ammontare di 90 miliardi di lire. Oggi i costi sono lievitati a 163 milioni di euro e a nulla è servito il lavoro dei vari commissari straordinari nominati dalle istituzioni. Si avvia a conclusione, invece, la vicenda più cittadina del sottopasso di Piazza della Libertà ad Avellino. Una conchiglia sul mare Ritroviamo la Hadid a Salerno. La sua avveniristica stazione marittima, a forma di conchiglia, è un cantiere a cielo aperto. Che, tra l’altro, sta lì in bella vista, o forse sarebbe meglio dire orrenda, per i turisti provenienti da tutto il mondo che in primavera e estate prendono i traghetti con destinazione Costiera Amalfitana e Capri. Costo stimato poco più di 17 milioni di euro. Lavori fermi anche a Piazza della Libertà, la finestra sul mare voluta dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Fin qui se ne sono andati 28milioni di euro ma il cantiere è chiuso causa crolli. Discorso simile per il Crescent, il cui destino è nelle mani dell’autorità giudiziaria. Tra ricorsi e sequestri si rischia di buttare via 44milioni di euro. Un calvario per l’impresa costruttrice, la Rcm della famiglia Rainone, che sta pensando seriamente di andare a investire all’estero e abbandonare tutto. E’ di queste ore, invece, l’annuncio della ripresa dei lavori del Palasport mentre nel Cilento i sindaci continuano a chiedere il completamento dei lavori di metanizzazione. Una chimera. Telesina, si riparte – Al ministero delle Infrastrutture hanno dato il via libera. “I soldi per completare la statale Telesina ci sono”. Si parla, nello specifico, di 400 milioni di euro. Il raddoppio dell’arteria, determinante dal punto di vista logistico, è un mega progetto da mezzo miliardo di euro che però procede a rilento da anni. Per colpa di chi? Vallo a capire. Bloccati 5,5milioni per la colonia Elioterapica. •••