Il caffé sospeso e l’economia dello sharing

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Da sempre a Napoli la solidarietà verso il prossimo si è manifestata con il “caffè sospeso”, un caffè pagato da un avventore e messo a disposizione di chi non può permettersi di gustare la tazzina al bar. A dimostrazione che l’innovazione, anche quella sociale, è uno sport di contatto il cui tifo si diffonde rapidamente da una parte all’altra del corpo sociale, a Bologna stanno fiorendo le “strade sociali” che danno risposte immediate, di prossimità, al ben-essere dei cittadini. Che nel Veneto attecchisca o meno dalle radici appena piantate a Padova l’albero del pane (al posto del caffè) prepagato, certo è che sta avanzando il fronte dell’economia della condivisione. “Chi condivide, moltiplica”, dicono gli olandesi. A Cambridge, in Inghilterra, nei magri anni Settanta quanti vi avevano fatto fortuna dettero vita a una campagna di condivisione nel segno della solidarietà. Fu proprio quella campagna a trasformare la gloriosa città universitaria da comunità di sole toghe e studenti in una vibrante società ad alta fertilità imprenditoriale. Oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali e alle innovazioni nell’organizzare comunità di persone, l’economia della condivisione sta nuovamente penetrando nel tessuto sociale. Quanti condividono idee e progetti contribuiscono all’arricchimento sociale della comunità e ridanno forza alla carica vitale di investitori e consumatori. È così che si crea un clima di fiducia che rinvigorisce la pianta del capitale sociale tanto duramente colpita dalla tempesta perfetta della Grande Recessione. Sale la fiducia e con essa crescono le opportunità. Non è però facile guadare il fiume tra la sponda della fiducia e la riva delle opportunità. C’è, allora, da costruire un ponte: un’infrastruttura intangibile resa possibile dalle tecnologie dell’economia digitale. Gli emarginati vivono la condizione delle tribù indiane chiuse nelle loro riserve. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione aprono i recinti delle riserve. Non c’è più la discriminazione da combattere, ma le opportunità da cogliere. Studi condotti dall’Istituto norvegese di Ricerca Internazionale di Stavanger e dalla London School of Economics and Political Science, hanno scoperto che fattori chiave dell’innovazione sono i canali di comunicazione verso l’esterno e l’apertura mentale verso le nuove idee e i cambiamenti apportati dai “diversi da noi”. Interagendo solo con persone dello stesso status sociale e di pari età non si fa altro che allargare il numero delle riserve indiane. Comunità di cittadini così imbrigliate soffocano nell’egoismo e nell’emarginazione. La creazione di valore è il frutto di una meticolosa semina delle intelligenze. E tra queste, non vanno certo trascurate le motivazioni, le attitudini e le abilità dei discriminati. Condividere collaborando è un bene pubblico e un collante sociale delle città che innovano. In zona deflazione si avverte il bisogno di punti d’incontro per la condivisione di conoscenza e risorse. Che si tratti di caffè sospeso, di pane prepagato o di strade sociali, quel che conta è o sforzo collettivo da parte di tanti individui che mettono in comune idee e mezzi non solo e non tanto per donare una tazzina di caffè o del pane, ma soprattutto per offrire opportunità da sfruttare. piero.formica@gmail.com