Italia, cresce l’export di birra Oltremanica

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Che il made in Italy a livello alimentare sia una garanzia di qualità riconosciuta è noto. In qualche settore, come per esempio quello birrario, gli italiani hanno faticato ad affermarsi in maniera così convincente. Una tendenza che però si sta invertendo, anche grazie alla sempre maggiore attenzione riservata ai marchi di birra artigianale. Il Regno Unito vanta l’ottava produzione di birra al mondo, è il primo paese al mondo per birrifici artigianali pro capite (25 ogni milione di abitanti) e il quinto esportatore di birra a livello globale. Eppure nei primi otto mesi del 2017 il giro di affari legato all’esportazione di fusti e bottiglie di birra italiana oltremanica ha sfiorato i 40 milioni di euro. Se l’esportazione di birra in fusto è in lieve flessione, garantendo una mole di affari da 8,944 milioni di euro, a decollare è l’esportazione di birra in bottiglia, che ha superato i 30 milioni di euro di volume di affari crescendo del 7,3% rispetto alla stessa finestra temporale nel 2016, attestandosi a 30,780 milioni di euro. Una tendenza incoraggiante soprattutto per i microbirrifici artigianali e alla loro proposta che fonde qualità e gusto ricercato. Piccole case di produzione che però devono attrezzarsi per affrontare le difficoltà legate a logistica, burocrazia e normative. Lo sa bene Francesco Mancuso, Ceo di Eveho Group, azienda di consulenza strategica per l’export di impresa e l’internazionalizzazione: “Molto spesso si tratta di realtà piccole, che possono non sentirsi pronte per affrontare il mercato straniero e i necessari accorgimenti a livello di logistica, normativa e fiscalità. L’internazionalizzazione richiede la presenza di una struttura dedicata che spesso le PMI non hanno. Per questo noi cerchiamo di individuare le eccellenze del settore e sostenerle nello sforzo con una consulenza che copre ogni aspetto, da quelli linguistici e di formazione alle ricerche di mercato, fino al supporto logistico e all’accesso a eventi o fiere internazionali”.