La nutella è nella Via Lattea

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Possiamo essere orgogliosi della nostra storia. Abbiamo un debito con la nostra terra. La fabbrica resterà qui. Michele Ferrero Ha riempito il mondo di vera, tangibile dolcezza, ma la sua

Possiamo essere orgogliosi della nostra storia. Abbiamo un debito con la nostra terra. La fabbrica resterà qui. Michele Ferrero Ha riempito il mondo di vera, tangibile dolcezza, ma la sua inquietudine vitale cercava sempre nuovi sbocchi e frontiere da abbattere e quindi ha deciso di far conoscere la nutella alla Via Lattea, per rendere ancor più straordinaria la sua lunga vita. Sarà stata una dolce morte, così com’è stata la sua esistenza anche se con dolori e fatiche. Si racconta del suo carattere: essenziale e diretto, tempra di uomo delle langhe e come questo territorio, ruvido ma pieno di schiettezza e generosità. Un altro grande uomo che se ne va e appare ancora più gigantesco per un “effetto contrasto” con questo mondo di nani, uomini ombra e varie forme di polipi. Su Michele Ferrero ci sono narrazioni affascinanti, miti e leggende ma anche realtà straordinarie. Capiva, come succede ai grandi, il punto centrale delle cose e il carattere delle persone. Incarnava, con il suo comportamento, un mondo di teorie di management di concetti, di ricerche. Era inutile, in Ferrero, sviluppare Visioni, valori e diffonderli in vari modi, come giustamente accade in molte imprese. Bastava guardarlo, osservarlo e cercare di imitarlo perché lui era esempio e modello. Si dice che quel capolavoro della nutella sia stato determinato dalla sua capacità (come Fleming per la penicillina) di essere all’erta, sveglio, pronto a valorizzare il caso come parte di vita che premia l’inquietudine. Così fu. Una mattina presto, come al solito, girava per i reparti dove si produceva la cioccolata e vide alcuni operai che con aria imbarazzata cercavano furtivamente di nascondere qualcosa maneggiando con un bidone pieno di cioccolata. Si avvicinò e chiese che cosa stessero facendo. loro, scusandosi ,risposero che avevano sbagliato un impasto e che ora avrebbero buttato via tutto. Li fermò e volle provare quell’”errore”. Incontrò la Nutella! E il mondo la incontrò con lui. Forse quando l’assaggiò, ebbe un lampo nel cervello e gli arrivò il nome, “sono Nutella”, forse, come si racconta, lo cercò a lungo nei suoi pensieri notturni. Ferrero cercava e alla fine trovò. Sapeva che l’errore può essere quella parte divergente innovativa della norma che può contenere “la svolta”. Sapeva anche, e soprattutto, che sono le persone che fanno accadere le cose e lui in modo accuratamente spontaneo ha coltivato, e fatto crescere, un mondo dove è bello vivere. Se n’è andato, e anche se non l’ho mai conosciuto in qualche modo, mi manca. Ci sono persone che non sanno della tua esistenza, ma arrivano e diventano parte di aspetti belli della vita, motivi di orgoglio, in un certo senso oggetti d’amore che esistono per te. E’ stato così per Pasolini, per Oriana Fallaci, per Montanelli, per molti cantanti che se ne sono andati, (ogni anno vado a salutare Luigi Tenco a Ricaldone), registi, attori, e altri. Mi mancano perché producevano valore. Molti hanno salutato il tramonto di Michele Ferrero ad Alba e nel mondo, ma le tracce del suo cammino sono presenti ovunque.