La sanità della Regione Campania

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di Paolo Pantani

La Sanità della Regione Campania è per larga parte una Sanità narrata, dove il narratore è un affabulatore capace di trascinare l’uditorio tutto dalla sua parte, ma per chi ogni giorno si trova nella trincea a combattere per difendere il dettato costituzionale dell’art. 32 avverte le stesse sensazioni di quei soldati al fronte durante i grandi conflitti mondiali, in cui si avvertiva la forte carenza di armi e di attrezzature capaci di permettere una vittoria. Quindi frustrazioni, senso di impotenza,disaffezione, indolenza.
Tutto questo si avverte oggi tra il personale sanitario della Regione Campania, una Sanità che come una medaglia ha due facce, quella dei servizi ospedalieri che si può dire, se la passano meglio,contro l’altra faccia quella territoriale, dove lo sfascio è più presente e più netto!
Dall’epoca di Bassolino a oggi, la Regione Campania si trova commissariata e questo ha creato un degrado costante nella risposta assistenziale verso i cittadini campani.
Per le direzioni strategiche l’unico vero obiettivo loro assegnato, è stato ed è il contenimento della spesa, è solo su questo versante che si valuta un direttore generale, quindi i tagli sono all’ordine del giorno, gli altri obiettivi sono condizionati dal primo.
Essendo questo l’unico obiettivo vero, si è cercato di edulcorare il tutto con una parola magica razionalizzazione della spesa, poi si è aggiunta l’appropriatezza delle prestazioni, fatto sta che le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Regionale si sono notevolmente ridotte, per cui in casi particolari i cittadini campani sono costretti a mettere mano al proprio portafoglio per chi se lo può permettere, ma ci sono fasce di cittadini che non potendo non si curano più.
Ciò che fa specie, è che né le opposizioni presenti in consiglio regionale, né i media abbiano mai pensato di organizzare un indagine conoscitiva sulla qualità percepita dai cittadini campani e denunciarla all’opinione pubblica.
Il contenimento della spesa ha prodotto un altro grave fenomeno che ha contribuito a minare le poche possibilità della Sanità territoriale, quello di trasferire risorse del territorio agli ospedali,quelli facenti parte delle aziende sanitarie locali in cui sono presenti i presidi ospedalieri. Un direttore generale deve dare sempre priorità alle attività ospedaliere, basta una camera operatoria chiusa o un reparto poco pulito che si va sui giornali, mentre si può chiudere un distretto o gli ambulatori della medicina generale che nessuno presta attenzione, per questi motivi le risorse territoriali sono il bancomat dei direttori generali per far fronte a emergenze ospedaliere.
La tutela della Sanità territoriale deve passare attraverso una radicale riorganizzazione, con lo scorporare innanzitutto i presidi ospedalieri dall’aziende sanitarie locali, creando una agenzia di tipo provinciale che farà sempre riferimento all’assessorato regionale alla sanità, che provvede alla gestione di questi nosocomi con la quota finanziaria oggi affidata alle aziende sanitaria locali,mentre la quota prevista per la sanità territoriale deve rimane di esclusiva competenza alle aziende sanitarie locali, così facendo, creando due distinte entità con bilanci separati si avrà la certezza dei fondi assegnati, su cui poter fare affidamento nella programmazione sanitaria, solo così facendo si potrà dare dignità e capacità di risposte al servizio sanitario territoriale, fondamentale per dare risposte ad un altro aspetto strategico, la continuità delle cure dall’ospedale al territorio che oggi purtroppo non trovano risposte adeguate e appropriate per i cittadini.