L’Italia andrà “a fondo” se l’Europa si allontana

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in foto Sergio Mattarella

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 30 aprile all’interno della rubrica Spigolature

di Ermanno Corsi

I giorni della verità si avvicinano velocemente. Oltre 400 milioni gli elettori dei 27 Stati (alle urne l’8 e 9 giugno) che hanno nelle mani il destino dell’Europa. Che sarà “nuova” o “non sarà”: un’espressione così perentoria e suggestiva che fa ricordare Pietro Nenni quando, nell’imminenza referendaria del 6 giugno 1946, pronunciò solennemente che “l’Italia sarà Repubblica o non sarà”. Oggi il forte richiamo all’importanza del giugno 2024 viene dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che afferma con decisione: ”Sono urgenti e ineludibili riforme coraggiose e incisive”. I settori coinvolti che rendono più competitivi: economia e finanza, mercati e inclusione sociale, difesa e rispetto dei diritti internazionali.

SCHIZOFRENIA ITALIANA. Se salute e forza di un Paese si fondano sull’equilibrio entrate-uscite, quanto si produce e si spende, siamo da tempo in una condizione di vivissimo allarme, pressati da un debito “sovrano” che supera i 2.876 miliardi. Sempre più vicini tempeste perfette o drammatici tracolli. Ebbene: il Parlamento europeo affronta e vota il Patto di stabilità e crescita, contenente nuove regole. A favore 367 deputati, contro 161 (fra questi i 5Stelle contiani). La maggioranza degli eletti italiani (Pd, FdI, Lega, FI ) si ritrova fra i 69 astenuti (fuori controllo, tra i leghisti, il ministro Giorgetti  che, prima del voto in aula, aveva detto sì). Ora ci si chiede: prova di saggezza o sottovalutazione del debito pubblico fin qui accumulato? Visto che hanno votato allo stesso modo Centrodestra e Centrosinistra, molto ironica la battuta del commissario Paolo Gentiloni: almeno per un giorno abbiamo unito la nostra politica nazionale…Calzante la riflessione di Alfonso Ruffo: ”Occorre rifondare l’Europa e nello stesso tempo l’Italia che non è più in grado di soddisfare i cittadini, contribuenti o meno, se non attraverso politiche redistributive che sanno di prebende e favori a gruppi organizzati più che di giustizia sociale”.

VOTO NON SOLO REGIONALE. Le urne che si apriranno fra 40 giorni vengono precedute dalle consultazioni svoltesi in Sardegna, Abruzzo e Basilicata. Pur trattandosi di tre regioni sulle 20 che esistono, agli elettori sono stati proposti temi di chiaro respiro europeo. Le indicazioni emerse non possono considerarsi, pertanto, esclusivamente locali o municipalistiche. In queste 3 aree geografiche, la contrapposizione Centrodestra-Centrosinistra è stata netta. Ogni schieramento ha in qualche modo anticipato la posizione che assumerà in Europa, fra Bruxelles e Strasburgo. Ancora di più si saprà quando si confronteranno direttamente le due leader: la Meloni (ha sciolto le riserve alla Conferenza programmatica di Pescara), capolista in tutte le 5 circoscrizioni, lei premier, presidente dei FdI e dei Conservatori europei. la Schlein aveva già scelto di guidare il Centro e le Isole, ma senza il suo nome nel simbolo (candidatura criticata da Prodi: “Una ferita alla democrazia chiedere il voto e poi non fare l’europarlamentare a tempo pieno”).Se il Centrosinistra appare abbastanza unito, nel Centrodestra sarà interessante vedere come si collocherà Matteo Salvini  la cui Lega esce abbastanza “ammaccata” dal voto nelle tre regioni, nettamente superata dall’affermazione  di Forza Italia sotto la guida di Antonio Tajani (per la premier Meloni nessun problema a mantenere e consolidare il primato).

AMBIGUITA’ E DOPPIEZZA. Matteo Salvini ne sta diventando un campione. Distaccato notevolmente dalla Meloni, tallonato e nei sondaggi superato da Tajani, si ritrova contestato da Bossi (“serve un nuovo leader”) e tenuto a distanza da Zaia (cui aveva promesso troppo facilmente il terzo mandato). Molti leghisti lombardi e veneti non vogliono il suo nome sui manifesti per le europee. La “mossa” che ha fatto traboccare il vaso, aggrapparsi al generale Vannacci per risalire un po’ la corrente. Ma il generale (in aspettativa) si sta attirando molte critiche per arrischiate affermazioni: Mussolini uno statista, gli italiani hanno la pelle bianca, scuole separate per i disabili, l’aborto non è un diritto e via sconnettendo.

DA CAPRI AL MONDO. L’isola azzurra scenario internazionale coi ministri degli Esteri di 7 nazioni. Per Raffaele Vacca, fondatore del Premio Capri-San Michele, occasione per ricordare come, sull’isola, si svolse nel 1922 il primo convegno sul Paesaggio, seguito nel 1948 dagli Enti radiofonici europei che fondarono il Premio Italia. Due eventi che, tutt’ora, ci ricordano come sia indispensabile -sottolinea Raffaele Vacca- osservare l’umana esistenza sulla base di quello che l’umanità ha visto, pensato, vissuto e tramandato.

ALFIERI DELLA REPUBBLICA. In Campania ce ne sono due fra i 29 giovani che il Presidente Mattarella ha insignito di questo titolo, essendosi distinti per azioni nel campo della cultura e della solidarietà sociale: Giulia Di Cairano, avellinese di Calitri; Emanuela Tessitore casertana di Succivo. Giovani donne che hanno dato prove di generoso volontariato e di solidale cittadinanza attiva.