Ma Napoli esiste?

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“Napoli non si rivela immediatamente: è una città che si vergogna di se stessa; tenta di far credere agli stranieri che è popolata di casinò, ville e palazzi. Sono arrivato via mare, un mattino di settembre, ed essa mi ha accolto da

“Napoli non si rivela immediatamente: è una città che si vergogna di se stessa; tenta di far credere agli stranieri che è popolata di casinò, ville e palazzi. Sono arrivato via mare, un mattino di settembre, ed essa mi ha accolto da lontano con dei bagliori scialbi; ho passeggiato tutto il giorno lungo le sue strade diritte e larghe, la Via Umberto, la Via Garibaldi e non ho saputo scorgere, dietro i belletti, le piaghe sospette che esse si portano ai fianchi. Verso sera ero capitato alla terrazza del caffè Gambrinus, davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto. Ero piuttosto scoraggiato, non avevo afferrato a volo che piccoli fatti multicolori, dei coriandoli. Mi domandavo: «Ma sono a Napoli? Napoli esiste?» JP.Sartre


Pensavo che la disperazione consistesse nel non aspettarsi niente, nel non avere futuro. Credo che ci sia più male e consiste nell’aspettarsi il peggio e pensare che quello che ci capita ora, pur essendo pessimo, sia,tutto sommato, il meglio possibile. Guardate che è così, è proprio così! La speranza sta nelle dichiarazioni dette come tic, “mah, speriamo”; ma la certezza sta nei vissuti giorno dopo giorno. Ogni tanto seguo in televisione degli interessantissimi servizi che ripropongono situazioni di vita degli anni 60,70,80,90: si stanno sperando sempre le stesse cose. Solo che allora si stava davvero meglio,molto e qualcosa per un periodo davvero andò bene. Provate a prendere un periodo qualsiasi e chiedetevi come stavate e di cosa vi lamentavate in quel periodo,scoprirete che stavate meglio e che chiedevate cose che se ci fossero ora stareste bene. Sta andando così, e anche se ci sono sforzi per tentare di variare, la gente sperimenta inesorabilmente il peggioramento quotidiano sulla propria pelle,questo è il vero test di realtà, mentre la televisione ci riempie di servizi speciali sui grandi processi di cambiamento strutturali, che forse fra qualche tempo consentiranno di rallentare i peggioramenti non certo di ottenere miglioramenti. Quello che si vorrebbe che accadesse continua ad essere possibile ma poco probabile, mentre quello che si teme per stare male continua ad essere certo e arriva subito. A Napoli poi è peggio. Prendo l’inserto del corriere della sera di oggi 30 luglio 2014 e riporto i titoli contenuti, così per “gioco”. “Tragedia a Mappatella beach bambino di 13 anni annega; Pompei e Caserta sono una vergogna; scampato al linciaggio un manager del Cardarelli; il presidente abbandona la mostra d’oltremare; anziano ucciso a Portici;omicidio in un caseificio; Oliviero Toscani:non è una città civile, imbecille chi lo nega; l’Italia riparte ma la Campania crolla, lavoro e pil a picco, ora la gente fugge, e altro”. Ogni giorno è così, oggi si sta male ma domani sarà peggio. Napoli è all’ultimo posto, da anni ,nella classifica di vivibilità elaborata dal sole 24 ore. Il punto è che non si può andare al di sotto dell’ultimo posto. Ma d’altronde le cose non si risolvono da sole, la tendenza è quella al peggiormamente se non c’è cura e manutenzione. Occorre davvero che accada qualcosa che arresti, inverta questa dinamica mortale. Certo ci sono brandelli di valore ogni tanto, in genere ,quando si trovano, sono divergenti, fuori dagli schemi, spesso trasgressivi e quasi sempre individuali. Certo non si può negare che la stazione metropolitana di Toledo sia stupenda, che si siano aperti alcuni luoghi d’incontro davvero belli e che ci siano iniziative d’incontro su temi stimolanti. Ma il campo di forze è progressivamente indicativo il segno meno. Stare bene, vuol dire avere delle opzioni:più uno ha opzioni meglio sta e probabilmente è più felice. Quali sono le opzioni della prevalenza in questo periodo? Nessuna, e quello che preoccupa tutti è come risolvere i problemi. Il “problema” è il tessuto di cui è fatta la nostra vita. Ma occorre fermare chi li crea, prima di tutto e sperare poi un giorno a cominciare a riflettere sulle opportunità. E’grottesco dover pensare che in questo periodo la maggiore opportunità che abbiamo consista nel risolvere i problemi di chi li produce. Per poi non riuscirci perché l’alleanza tra potere/stupidità/iniquità è troppo forte. Ma dobbiamo cercare di evitare la depressione e credere che ci devono essere, per forza, soggetti di valore capaci d’incontrarsi e provare a creare una leadership collettiva e moltiplicatoria, che non solo dica “basta,” ma che fermi il degrado,metta dighe provi a influenzare i processi chiave. La città è sempre più fragile e il rischio che si rompa del tutto è sempre più alto e qualsiasi cosa facciano, coloro che la stanno rendendo così, non può che peggiorare le cose. Allora se proprio non si può cambiare la mappa del potere si può almeno tentare che coloro che lo detengono aumentino l’ascolto verso soggetti che hanno più intelligenza,competenza, sensibilità e saggezza e almeno le cose che fanno per stupidità, almeno queste, diminuiscano.