Medicina open:
la protesi si stampa

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A cura di Roberto Paura Trenta milioni di persone in tutto il mondo hanno bisogno di protesi, in sostituzione di arti naturali malformati dalla nascita o menomati A cura di Roberto Paura Trenta milioni di persone in tutto il mondo hanno bisogno di protesi, in sostituzione di arti naturali malformati dalla nascita o menomati da incidenti, guerre e malattie. E oltre l’80% non può permettersene il costo. Da questa constatazione è partito, otto mesi fa, l’ambizioso progetto della Open Bimedical Initiative, un’organizzazione no-profit fondata da giovani ingegneri italiani esperti in elettronica e tecnologie biomedicali per mettere i principi della stampa 3D e dell’open-source al servizio di questa sfida. First Hand è il loro primo progetto: una mano meccanica realizzata con materiali economici e prodotta completamente con stampa 3D al costo di meno di 50 dollari. Chiunque può scaricare il progetto e produrre la mano o i suoi singoli pezzi di ricambio a casa o in un futuro centro del network che Open Biomedical punta a estendere in in tutto il mondo. Il secondo progetto si chiama “Myo Hand” ed è una protesi mioelettrica, in grado di restituire la manualità anche a chi può utilizzare oggi solo l’avambraccio, grazie ai circuiti elettronici che traducono in movimenti della mano le contrazioni del muscolo. Costerà intorno ai 300 dollari, almeno dieci volte meno dei prodotti simili in commercio. La filosofia di Open Biomedical, spiega il fondatore Bruno Lenzi, 26 anni, è quella dell’open-source e del noprofit: i progetti saranno scaricabili e integrabili da chiunque, riproducibili attraverso un’economica stampante 3D. Il prossimo progetto è quello di un’incubatrice neonatale realizzata in 3D.