Pnrr, questo sconosciuto. Soltanto il 7% dei napoletani sa cos’è

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Solo il 7% dei napoletani vanta una conoscenza specifica del Pnrr e, di questi, solo il 3% afferma di averne una conoscenza approfondita, dato che fa di Napoli l’area metropolitana italiana con la conoscenza specifica più bassa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
È quanto emerge da una ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos, che ha analizzato conoscenza, interesse e fiducia nel Pnrr e nelle sue principali caratteristiche. L’indagine è stata realizzata presso un campione nazionale rappresentativo della popolazione di età 16-74 anni (rappresentativi di oltre 44 milioni di individui) e residenti nelle principali Aree Metropolitane (rappresentativi di oltre 13 milioni di individui) secondo genere, età, area geografica, ampiezza centro, titolo di studio, tenore di vita, professione e nucleo familiare. Sono state realizzate 1.720 interviste, condotte mediante metodo CAWI1.
In ambito nazionale solo il 21% degli italiani, pari a circa 9 milioni di concittadini, vanta una
conoscenza specifica del Pnrr, mentre il 62% ne ha una cognizione approssimativa (contro il 55% dei napoletani). Appena il 5% della popolazione (pari a circa 2 milioni di italiani) ne ha una consapevolezza veramente approfondita; complessivamente, più di 8 su 10 (83%, pari a circa 36 milioni di concittadini), conoscono almeno di nome il Piano. A Napoli, il 21% afferma di non averne nemmeno mai sentito parlare (contro il 17% della media nazionale).

Il 58% dei napoletani vede nel Pnrr uno strumento utile al rilancio del Paese
Dai dati di Changes Unipol, elaborati da Ipsos, emerge che il 58% dei napoletani vede nel PNRR uno strumento utile al rilancio del Paese (rispetto al 46% della media nazionale), dato che fa di Napoli l’area metropolitana italiana con il più alto tasso di fiducia sul Piano.
1 CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) è una metodologia di raccolta dei dati che si basa sulla compilazione di un questionario via web.
Considerando la poca padronanza del tema, 2 italiani su 3 (66%, pari a circa 29 milioni di
concittadini) vorrebbero saperne di più su come le riforme del PNRR contribuiranno concretamente alla ripresa del Paese, dato in linea con l’area metropolitana di Napoli.

Il 65% dei napoletani ritiene che i fondi stanziati dal PNRR non saranno sufficienti
Il 65% dei napoletani (dato inferiore al 73% della media nazionale) che ha almeno sentito parlare del Piano ritiene che i fondi stanziati non saranno comunque sufficienti e, soprattutto, che serviranno altri fondi pubblici (48%, mentre la porzione dei napoletani che ritengono necessari anche fondi privati si attesta al 17%).
Tra le 6 missioni del PNRR, l’“Inclusione e coesione sociale”, è considerata prioritaria dai
napoletani (25%) seguita dalla “Salute” (22%) e dalla Transizione Energetica (20%).
Tra le sei missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’”Inclusione e coesione sociale” (intendendosi le politiche per il lavoro, il supporto alle famiglie e al terzo settore) è considerata la prima necessità dal 25% dei napoletani. Napoli si contraddistingue per essere, insieme a Roma, l’unica area metropolitana italiana nella quale la “Salute” è al secondo posto (22%), area che, a Napoli, ha probabilmente risentito meno che nel resto d’Italia dei riflessi e dei condizionamenti legati alla quarta ondata della pandemia e al numero crescente di contagi e malati ricoverati.
La “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, missione che prevede la transizione energetica, la mobilità sostenibile, l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare ed è al primo posto per fondi stanziati, è indicata al terzo posto al 20%. Considerata meno prioritaria dai napoletani (8%) la “Digitalizzazione, innovazione, competitività cultura”.
Ampliando lo sguardo all’intero territorio nazionale, la “Salute” è la priorità degli italiani (31%) seguita da “Rivoluzione verde e Transizione Ecologica” (18%), missione che risulta al primo posto per fondi stanziati, davanti a “Inclusione e coesione sociale” (17%), “Istruzione e ricerca” (13%), “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” (11%) e “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” (10%).