Sud, Barbagallo: basta gesti simbolici. Ora serve un piano d’azione

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Non è di gesti simbolici che il Mezzogiorno ha bisogno, ma di un piano specifico di investimenti produttivi con una riduzione del carico fiscale per le aziende e la concessione di un consistente credito di imposta per sostenere chi decide di fare impresa”. Al premier Matteo Renzi che riunirà oggi al Nazareno la direzione Pd focalizzata sul Sud l’imprenditore Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria e amministratore unico della Cofiba di Caserta, chiede ricette concrete per frenare il “sottosviluppo permanente”.

I dati della Svimez profilano il rischio di un sottosviluppo permanente per il Sud. E’ un allarme che le imprese stanno lanciando da tempo?

Senza volerne banalizzare la portata, non servivano certo i dati Svimez a farci scoprire che esiste una questione meridionale, che dal Sud si fugge ancora, che i poveri sono concentrati più nel Mezzogiorno che nelle altre aree geografiche del Paese. Eppure la loro pubblicazione ha scatenato la solita corsa alla proposta degli interventi più faraonici, di ricette trite e ritrite per colmare un gap evidente in una Italia che proprio non ce la fa a crescere in modo omogeneo. Ricette di cui onestamente faremmo volentieri a meno considerato che è improbabile che da questa gara a scrivere il libro dei sogni possano venir fuori progetti concreti per il rilancio del Mezzogiorno. Un rilancio che passa pittosto per politiche economiche mirate, capacità di impiegare con intelligenza i fondi strutturali, un rinnovato interesse per il Sud da troppi decenni riempito di promesse e poi abbandonato al proprio destino. Altrimenti è inutile discutere e versare lacrime di coccodrillo: dovremmo rassegnarci al divario che ci separa dal resto dell’Europa.

Matteo Renzi ha deciso di dedicare al Mezzogiorno la direzione del Partito Democratico che si riunirà oggi al Nazareno. Che cosa ne pensa?

Non è di gesti simbolici che il Sud ha bisogno. Del resto per capire quanto il Mezzogiorno sia stato finora centrale per il nuovo Governo basta citare un esempio su tutti: nell’ultima Legge di stabilità Renzi ha deciso di dirottare 3,5 miliardi di euro dai fondi europei per il Sud agli sgravi contributivi dei contratti su scala nazionale, destinati a produrre effetti più al Nord che nel Mezzogiorno. Come si può parlare di preoccupazione per il destino dell’Italia meridionale quando alle nostre infrastrutture viene destinato l’1,2 per cento del totale nazionale? I dati si commentano da soli.

Di cosa avrebbe bisogno allora il Sud?

Di un vero piano specifico di investimenti produttivi con una riduzione del carico fiscale per le aziende e con la concessione di un consistente credito di imposta per sostenere chi decide di fare impresa nel mezzogiorno. Sarebbe opportuno, poi, un piano infrastrutturale con particolare attenzione al rilancio dei porti, spendere in maniera efficace e trasparente i fondi europei, far costare molto meno l’energia, abbassare le troppe tasse locali, rendere più efficienti i servizi e la pubblica amministrazione, tutelare il territorio e l’ambiente. Più che un improbabile piano Marshall, le imprese semplicemente chiedono che il Mezzogiorno venga messo nelle condizioni strutturali di sfruttare l’enorme potenziale produttivo, paesaggistico, agroalimentare, storico e culturale di cui dispone, diventando finalmente luogo di innovazione, crescita e sviluppo. Di tutte le proposte lette in questi giorni solo una potrebbe rappresentare il primo passo per la realizzazione di interventi concreti.

Quale?

Creare un coordinamento delle regioni meridionali, come proposto dal governatore pugliese Michele Emiliano, purché poi il tavolo di confronto venga allargato ai rappresentanti dell’imprenditoria locale, quelli che hanno pagato, assieme ai loro dipendenti, il prezzo più alto della crisi.