Libertà dalla paura

725

di Giuseppe Tranchese

Di fronte ai complessi problemi sanitari e non solo, nelle “situazioni limite” così come definite da Karl Jaspers, emergono emozioni e sentimenti che possono incidere profondamente sul vissuto di ciascuno, nonché riflettersi sul destino di intere comunità. Situazioni limite dalle quali si può essere sommersi o da cui si può emergere qualora si riesca a togliere quel velo dietro al quale abbiamo, volontariamente o involontariamente, tenuto nascosti i nostri “demoni”.
Tra le emozioni e i sentimenti che prevalgono con forza in questi periodi, la paura e l’angoscia occupano uno spazio rilevante.
Qualsiasi genere di paura alimenta l’illusione, ottunde e restringe la mente. Dove essa c’è non può esistere libertà e senza libertà non può esserci amore. In genere siamo attanagliati da un’infinità di paure ed in questo momento storico particolare siamo ingabbiati dal giudizio degli altri, dal dolore fisico, dalla vecchiaia, dalla morte. Tendiamo ad oltrepassare quel sottile limite dell’istantanea emozione-paura per raggiungere l’angoscia, quel sentimento duraturo e riconducibile a qualcosa di indefinito e non conosciuto, quel nulla con cui confrontarsi.
La paura ci induce a dire bugie, ci corrompe in vari modi, paralizza la mente, la restringe. Fin quando tale emozione alberga in noi, non riusciamo a fare luce e ad indagare su quegli angoli bui della mente. E’ naturale, è logico e biologico, è un’esigenza istintiva voler stare fisicamente lontani da un pericolo più o meno visibile, ma risulta più complesso proteggersi psicologicamente dalle paure delle malattie, dai nemici invisibili, dalle incertezze lavorative, dal non poter più vivere. Abbiamo paura di non essere apprezzati dagli altri, di non riuscire a raggiungere i nostri obiettivi di successo e di non avere una posizione finanziaria adeguata, di non avere occasioni di realizzarci all’esterno, il tutto associato ad un forte senso di colpa e inadeguatezza per quello che non riusciamo a fare o per ciò che avremmo dovuto fare. Tutto ciò ci spinge a ricercare certezze fuori di noi, aggrappandoci ai vari leader e guru, a dogmi e superstizioni, riempiendo le nostre menti di progetti e soluzioni che puntino a trovare le cause, le giustificazioni, le colpe ed i responsabili di questo stato di “angosciosa paura”. Come uscire da questo impasto di sabbie mobili senza rischiare di entrare in quello delle fugaci illusioni? Non c’è una ricetta, forse non può esistere, ma si può ricercare un barlume di libertà guardando proprio alla struttura evolutiva dell’uomo, alla sua potenziale specificità di individuo di relazione, di elevata coscienza e di coraggio. Il mondo non è separato da te e da me; le società nascono dalle relazioni che stabiliamo tra noi. Quindi non è il mondo a costituire un problema, visto che esso rappresenta la proiezione di noi stessi, ma sono i problemi da noi generati a trasformarsi nei problemi del mondo. Il mondo è malato ed in quest’ottica potremmo essere noi stessi virus per il mondo.
Una certezza l’abbiamo: l’essere umano è un individuo di relazione. Senza relazione non si può esistere: “essere” significa stare in relazione. Comprendere, in primis, questa necessità di interazione armonica tra l’io e l’altro su piccola scala, nel quotidiano, rappresenta già un primo atto rivoluzionario. Rivoluzionario perché ci consente di passare dalla fondamentale coscienza di sé (che proprio in questi giorni di solitudine potremmo piacevolmente riscoprire) al più elevato grado di coscienza, quella morale, che ci consente di vedere e sentire l’altro come un altro te stesso. Da tale comprensione nasce l’amore. E’ l’amore che manca. Siccome nelle nostre relazioni ci siamo privati della tenerezza, della generosità, della lealtà, della pietà, della giustizia, ci rifugiamo nelle azioni di massa non guidate da saggezza ed equilibrio: da ciò consegue lo spaventoso aumento della confusione, dell’infelicità e dell’angoscia esistenziale.
Non ci si libera dalla paura elaborando solo le percezioni e le informazioni che ci arrivano dal mondo esterno, ma ascoltando i segnali che la paura stessa porta con sé e che vanno letti e compresi sotto il lume della saggezza e liberati dalla forza del cuore che messo in azione genera il coraggio, punto di equilibrio tra la paura e la temerarietà.
Solo non rassegnandoci al male, che spesso produciamo nel mondo e che ci costringe a vivere con quella parte detestabile di noi, potremo sviluppare una visione della natura umana e della natura stessa libera dalla paura.