Scoprire il velo di Iside

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di Giuseppe Tranchese

Resto sempre più attonito ed a tratti rattristato dal percepire, soprattutto in questi ultimi anni, quanto si sia esacerbato l’orientamento umano verso la separazione tra gli stessi uomini ed il resto del mondo che li circonda. Mentre l’intelligenza della Natura lavora sempre nel senso della differenziazione e dell’organizzazione (un’unica cellula si divide, si moltiplica e dopo qualche mese appare una creatura umana o animale, straordinariamente strutturata), noi umani sembriamo essere, soprattutto nel sociale, sempre più spasmodicamente occupati a creare caos, deformazione e divisioni tra noi stessi e verso i tre regni, estremizzando e riducendo quella visione cartesiana (che ha dato, comunque, un grande contributo al pensiero filosofico) che ridisegnava la relazione tra l’uomo e gli altri viventi sulla base del metodo: “io penso, dunque sono”.
Ma non solo… Il pensiero (res cogitans) è anche il principio individuante e di determinazione di tutto il resto. La Natura è un’estensione (res exstensa) matematica del pensiero e la sua corporeità è caratterizzata da aspetti meramente geometrico-meccanici. In quest’ottica Essa viene a costituirsi solo in rapporto al soggetto ed è in condizione servente rispetto allo stesso.
Nella distinzione tra la res cogitans e la res exstensa, Cartesio fu giocoforza orientato a porre gli animali interamente dalla parte della res exstensa. Piante ed animali non erano essenzialmente diversi dalle macchine ed il loro comportamento era interamente determinato da cause materiali, a differenza di quanto si potesse pensare degli uomini.
Ma oggi è ancora possibile pensare alla materia come evidenza prigioniera di uno splendido, vacuo isolamento nella singolarità? E’ ancora plausibile considerare la Natura, in tutte le sue forme, come oggetti separati ed isolati dal cosmo?
Nei primi anni del Novecento, un manipolo di fisici tra cui Max Planck, Erwin Schrödinger, Niels Bohr e Werner Heisenberg elaborarono delle teorie che ci riconsegnarono un‘immagine del mondo radicalmente diversa da quella che era stata sostenuta dalla fisica classica. Da tali teorie di meccanica quantistica, complesse ma altrettanto affascinanti, emerge che l’intero Universo interagisce con ogni particella modificando le proprietà del sistema, quindi la realtà scaturirebbe dalla probabilità di interazione tra particelle subatomiche. In secondo luogo, la loro natura muta in funzione delle relazioni che tali particelle stabiliscono con l’intero sistema universo.
Ancora più sconvolgenti sono stati gli esperimenti di Alain Aspect. Il suo gruppo di lavoro ha bersagliato con un laser alcuni atomi di calcio. Per tale via gli elettroni compivano salti energetici, spostandosi da un’orbita di base, vicina al nucleo, alle altre, attraverso salti quantici di energia. Quando gli atomi di calcio venivano colpiti, ogni elettrone emetteva una coppia di fotoni, lanciati sperimentalmente in direzioni opposte. Dall’esperimento è emerso che quando un fotone deviava la sua traiettoria anche l’altro attuava un analogo comportamento a distanza. Esiste un legame intimo, universale, che lega le più minuscole particelle a prescindere dallo spazio. L’Universo è un immenso organismo le cui parti sono intimamente collegate. Le distanze non esistono.
Fisica e Poesia si incontrano.
Dal nucleo dell’atomo alla molecola, da quest’ultima alla cellula, da essa agli organismi, da questi alla biosfera e poi all’universo è necessario sperimentare una consapevolezza di appartenenza all’immensità della Natura, quella reminiscenza di un ricordo perduto di cui lascia traccia nel “Menone” anche Platone. Egli si misura con un’impresa temeraria: descrivere l’intellegibile, cioè il senso di unità archetipica che definirà come uguale a sé. Nel “Fedone” il filosofo greco ci racconta di un Universo in cui le molecole dell’anima hanno un legame con il tutto. La consapevolezza di tale legame permane in quel processo biochimico-energetico chiamato “ricordo”.
Un’altra grandiosa indagine sulla natura dell’Universo è opera del nostro conterraneo Giordano Bruno, uno dei grandi eretici (nel senso originario del termine) ovvero di coloro che hanno avuto il coraggio di scegliere la ricerca della verità, purtroppo, come spesso accade, pagandola al caro prezzo della vita. Lo sguardo del Nolano, nel suo “De Immenso” abbracciava un Universo infinito: dal macrocosmo alla più piccola porzione di materia conosciuta, l’atomo, tutto senza confini. Un Universo fatto di particelle fluttuanti in un immenso campo di energia che egli definisce talvolta Anima, tal’altra Oceano, ed altrove Amore. I semi della materia finora conosciuta, gli atomi, si combinano in un vortice dando origine alla Vita, in una danza che egli definisce “Vicissitudine” dove il Sole e la Terra sono i primi esseri animati. L’Intelletto universale o Anima è un artefice che governa i cicli biologici su numerosi piani della realtà e disegna le figure in cui l’essere si manifesta. “L’Anima è nelle forme, come timoniere su una nave”.
Chi può dire, al momento, con convinzione o per intuito, di poter avere certezze sulla composizione delle particelle costituenti l’Anima della Natura Universale, come descritto da alcuni dei filosofi e degli scienziati citati? Ma una certezza dobbiamo averla ed è fondata sulla necessità di sperimentare una consapevolezza del tutto e quindi dell’unità in Natura. Quanti di noi, ognuno a suo modo, seduti in riva al mare, sentendo il suono delle onde ed il ritmo del proprio respiro interiore, oppure raggiunta la vetta di una montagna, con lo sguardo perduto verso l’orizzonte, non hanno mai provato quella brevissima sensazione di immedesimazione con il tutto? Ciò è “reminiscenza” e ad essa, forse, sono legate le sorti dell’Anima. Reminiscenza e profonda integrazione che i bambini, fino ai sette anni, ancora liberi dai condizionamenti degli adulti, sono in grado di percepire. Probabilmente, solo da bambini siamo stati in grado di riconoscerci, senza i veli posti dalle trappole dell’io, come parte del tutto e solo allora, seppur per poco tempo, saremo stati in grado di scoprire il velo di Iside ovvero percepire i misteri della Natura.