A Caiazzo il ricordo dell’eccidio nazista del Monte Carmignano nella masseria che ne fu teatro

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Il 27 gennaio si celebra la ricorrenza della giornata della memoria. Una giornata per ricordare, o meglio non dimenticare le vittime dell’Olocausto. Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche scoprirono il campo di concentramento di Aushwitz. Il mondo intero scoprì l’orrore che si celava dietro quei cancelli, strumenti di tortura, morte, annientamento fisico e psicologico di milioni di uomini, donne, bambini. Ebrei, ma anche oppositori politici, disabili, zingari, omosessuali in una disumana logica di sterminio, sopraffazione, di delirante selezione della razza, dispregio della vita e di qualsivoglia valore che possa definirsi umano. 

Ebbene, quelle dinamiche di morte, di violenza gratuita e devastante, ben al di là della brutalità insita in ogni conflitto, caratterizzarono molte delle azioni dell’esercito nazi fascista in quegli anni; sia appartenenti alle forze armate regolari del Reich (la Wehrmacht), sia alle SS, sia alle formazioni della RSI, si macchiarono di tali orrendi crimini: si trattò di un fenomeno diffuso e capillare sul territorio nazionale.

Tanti gli episodi noti, dalle Fosse Ardeatine, a Sant’Anna di Stazzema, a Marzabotto, tuttavia ci fu un altro episodio, meno noto degli altri, ma non meno atroce, che avvenne nel Casertano, a Caiazzo, il 13 ottobre del 1943. 

L’eccidio

In quel tempo il fiume Volturno era diventato, per ragioni strategiche, decisivo per il piano difensivo tedesco che intendeva rallentare l’avanzata degli alleati verso nord, la cd. Linea Gustav. Era stata organizzata, nei pressi di Cassino, una dura resistenza, facilitata anche dalle difficili condizioni atmosferiche che, complice l’ostacolo naturale offerto dal fiume, rendevano in molti periodi, il territorio pressoché inaccessibile.

La sera del 13 ottobre le truppe tedesche erano arrivate da cinque giorni, stabilendo la sede della terza compagnia del 29° reggimento della 3a divisione corazzata granatieri presso un’area non lontana dal Volturno. La terza compagnia era in ritirata, la notte precedente erano iniziati i primi avvistamenti di truppe americane. La collina era disseminata di masserie e casolari: vessata dai bombardamenti e dalle continue razzie, la popolazione si era spostata dal centro storico in cerca di salvezza e riparo nei casolari delle frazioni di campagna. Intorno alle 20 di quella sera la brutalità più cieca fece irruzione in uno di quei casolari dove diverse famiglie avevano trovato rifugio. A condurre l’operazione è un ragazzo di appena vent’anni, il sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden. Insieme a due sottufficiali raggiunge il casolare : ci sono uomini, donne e soprattutto bambini. Ma questo, come sempre nella cieca e bruta violenza della guerra, non ferma i tedeschi. Portarono via i capi famiglia, ma anche due donne e un ragazzo di quattordici anni, sette prigionieri: spararono a distanza ravvicinata, meno di due metri, poi, scavate delle fosse, vi gettarono i corpi. Ma la follia non si fermò. Bisognava farla finita anche con gli altri, queste le intenzioni del sottotenente Lehnigk-Emden. Dopo un’ora ritornano alla masseria dove si trovavano quindici persone. Bambini, tanti bambini, dai tre ai nove anni. Furono colpi di pistola e fucile, perfino bombe a mano, le grida altissime e stridule dei bambini si diffusero nella valle. I superstiti furono scovati e uccisi con un colpo di grazia, si narra di orribili violenze. Nessuno si salvò. Ventidue vittime civili ed inermi rimasero a terra senza un perché. Sulle cause di quel massacro ci sono diverse ipotesi l’uccisione di un soldato tedesco da parte dei civili, o il torto di aver indicato agli americani la sede del comando tattico della compagnia tedesca, ma essa resta, quale che ne fosse la causa scatenante, senza un perché.

L’inchiesta

Una strage assurda, che niente ha a che fare con sia pur terribili strategie di guerra, lotta per la sopravvivenza. Fu pura follia sul monte Carmigliano. L’eccidio di Caiazzo rimase per moltissimi anni dimenticato, la memoria pareva esserne del tutto cancellata, fin quando un giornalista italo americano, Giuseppe Agnone, entrò in possesso di un dossier nel quale si raccontavano i fatti, i nomi dei morti, la loro storia. Da allora, ed erano passati più di cinquant’anni dagli eventi, grazie ad lavoro incessante e certosino di storici e magistrati, partirono le ricerche e gli approfondimenti sulla strage e la caccia ai suoi responsabili. Il sottotenente Lehnigk-Emden fu rintracciato in Germania, nel comune di Ochtendung, dove conduceva una vita tranquilla e rispettabile. In Germania il reato fu giudicato prescritto, mentre il processo celebrato in contumacia in Italia, si concluse con la condanna all’ergastolo dei responsabili del massacro del Monte Carmignano. Lehnigk-Emden interrogato dal procuratore Paolo Albano, non si mostrerà mai pentito, definendo “partigiani” gli uomini, le donne e i bambini di quel casolare.

La masseria

Oggi quel casolare è ancora lì, a gridare, in parte inascoltato, il suo dolore, la memoria di quei fatti.

A condurci nella visita la presidente della Pro loco, Maria Fiore. Lasciato il centro abitato di Caiazzo, delizioso borgo dell’Alto Casertano, dopo poche curve il panorama si apre su una valle bellissima dove la natura che ha assistito a quell’orribile massacro prospera rigogliosa e pare immutata da allora. Lo scenario che si presenta è del tutto simile a quello di allora: campagna, il fiume Volturno in lontananza e il casolare. L’impatto visivo è emozionante, i segni dei proiettili ben visibili sul muro di tufo. Non è difficile immaginare quella sera di autunno, i primi freddi, i soldati che sbucano tra quei cespugli, i colpi delle armi, le grida, il silenzio assordante.

E’ triste constatare lo stato di abbandono in cui il casolare versa, le erbacce crescono liberamente, nessun intervento per la messa in sicurezza dell’immobile è stato realizzato, solo una croce e una lapide scolorita dalle intemperie ricordano le vittime di quella tragedia che invece meriterebbero ben altro: un luogo dove coltivare la memoria e l’orrore per la guerra e la violenza, monito per le nuove generazioni.

Dal 1996 il comune di Caiazzo e il comune tedesco di Ochtendung sono gemellati in memoria della strage.

 

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A Caiazzo il ricordo dell’eccidio nazista del Monte Carmignano nella masseria che ne fu teatro