Bergoglio come Romero il comunismo del Papa

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Francesco considerato un po’ troppo “comunista” appare sempre più un Papa coraggioso capace, come Oscar Arnulfo Romero, di sporcarsi le mani dedicandosi all’aspetto sociale del dogma, ossia il bene concreto e la ricerca della pace per i popoli. Nell’udienza generale in Vaticano ha affermato che andrà a Sarajevo come messaggero di pace e ha parlato della nefasta influenza della povertà e della mancanza di lavoro sui legami familiari. Per Bergoglio non si tratta di essere comunisti ma di ammettere una triste verità: “oggi i mercati contano più delle persone” e “siamo di fronte ad un’economia malata”. L’attenzione e l’amore per i poveri è nel Vangelo e nella tradizione della Chiesa, pertanto non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà. Servono programmi orientati a una migliore distribuzione delle risorse, alla creazione di lavoro, alla promozione degli esclusi. Il Papa esprime vicinanza a chiunque sia colpito da questa “economia che uccide”, come gli operai della Whirpool di Caserta, e invoca una nuova etica civile. Francesco è l’espressione più autentica del pauperismo cristiano come lo fu Oscar Romero, il vescovo martire del Salvador, beatificato il 23 maggio da Bergoglio, dopo 35 anni di oblio da parte del Vaticano, forse a causa della sua vicinanza alla teologia della liberazione. Ucciso il 24 marzo del 1980 da uno “squadrone della morte” mentre celebrava messa, Bergoglio l’ha definito “un uomo di Dio”, che seppe costruire la pace “con la forza dell’amore” fino all’estremo sacrificio della vita. Con cuore di padre si preoccupò delle “maggioranze povere” chiedendo ai potenti di trasformare “le armi in falci per il lavoro”. Arcivescovo di San Salvador tra il 1977 e il 1980, gli anni della Guerra fredda, attento alle sofferenze del suo popolo, diventò l’oggetto di un feroce odio da parte delle oligarchie economiche, militari e anche ecclesiastiche. Battezzato “la voce dei senza voce”, aveva un seguito enorme grazie ai sermoni domenicali, trasmessi alla radio, in cui leggeva la lista delle sparizioni, degli assassini e delle torture degli oppositori politici. Il Vaticano finalmente ne ha riconosciuto il martirio in odium fidei, confermando ciò che la spiritualità mondiale sapeva da tempo. Romero fu un frutto bello del Concilio Vaticano II ed è esempio di forza e coraggio per costruire un ordine sociale più equo e degno.