La Scuola per i diritti della Madre Terra

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di Giuseppe Tranchese

L’annuncio dell’introduzione, nella didattica scolastica, di ore di educazione civica incentrate anche sui grandi temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, va sicuramente accolta positivamente ed incentivata. Le trentatré ore di lezioni annuali sull’emergenza climatica, nell’ambito degli insegnamenti di geografia e fisica, rappresentano un primo piccolo passo verso la sensibilizzazione delle coscienze dei giovani sui temi ambientali. Tuttavia, il rapporto Uomo-Natura è un tema trasversale a diverse discipline: dalle letterature alla storia, dalla filosofia alle arti figurative, alla musica, al teatro, al cinema. Tali discipline offrono numerosi spunti di riflessione sull’emergenza ambientale, laddove la didattica e la metodologia contribuiscano non solo a fornire corrette informazioni scientifiche, ma anche a scatenare il giusto coinvolgimento emotivo, per recuperare un rapporto affettivo e “coraggioso” con la Madre Terra.
In quanti racconti, romanzi, poesie emerge, nel bene e nel male, il nostro rapporto con la Natura? Quanto è cambiata la nostra relazione con l’ambiente a partire dalla rivoluzione industriale? Come i filosofi hanno provato a spiegare il senso della vita e l’interazione uomo-universo conosciuto? Come le arti pittoriche, la fotografia, la cinematografia hanno rappresentato e trasferito quel legame di amore e odio tra l’uomo e il territorio, il paesaggio, in cui lo stesso vive e prova a realizzarsi? Quando nel 1947 venne promulgata la “Carta dei diritti dell’uomo”, un documento che l’essere umano ha sentito il bisogno di sancire per difendersi “da se stesso”, si tralasciò, evidentemente, di considerare che gli esseri umani appartengono alla terra che li ospita e che hanno il dovere di preservare le sue risorse per chi viene dopo. Si è dunque nell’attesa (speriamo non vana, sebbene sembri grottesco che l’uomo debba sottoscrivere dei documenti per limitare inaccettabili ed evitabilissimi autolesionismi) dell’ approvazione di una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra, già proposta dai popoli andini – in particolare Ecuador e Bolivia – la cui bozza è stata redatta e presentata alle Nazioni Unite dal Presidente boliviano Evo Mendes.
Questi sono solo alcuni spunti da cui poter partire. Certamente, attraverso un grosso sforzo di tutto il corpo docente, integrato e soprattutto coeso nella realizzazione di un approccio transdisciplinare, si potrebbero fornire agli studenti non solo gli strumenti critici e la capacità di analisi, ma anche quella passione per la Natura in tutte le sue forme. La Scuola non può puntare solo al nozionismo ed allo sviluppo della componente intellettiva, ma vanno toccati e stimolati anche il cuore e la volontà dei giovani. Solo la fusione armonica di intelletto, sentimento e volontà può plasmare e definire quella coscienza civile e quell’intelligenza che esita nel rispetto di tutto ciò che è vivente e non.
La base didattica è sicuramente la conditio sine qua non, ma sarebbe altrettanto auspicabile che la scuola apporti delle modifiche sia sotto il profilo strutturale che sotto quello delle metodologie dei consumi. Basti pensare che, soprattutto nel Mezzogiorno, sono ancora tanti gli Istituti scolastici privi dei requisiti strutturali minimi per la riduzione della dispersione energetica e della solidità antisismica. Andrebbero primariamente risolte tali criticità per poi adeguare gli stessi edifici a modelli di consumo energetico sostenibile e rinnovabile, sia per ridurre gli sprechi sia per fornire, agli stessi studenti, esempi tangibili di rispetto ambientale.
Nelle scuole dotate di servizio mensa, potrebbe essere praticata ai ragazzi una corretta informazione alimentare, sia nutrizionale che conoscitiva delle filiere alimentari e del loro impatto sui consumi energetici e sulle emissioni di CO2. Allo stesso modo, sarebbe auspicabile l’uso dei cibi freschi anziché proporre snack e bevande “plasticose”, imposte dalle multinazionali e vendute nei distributori automatici. Non possiamo, altresì, tralasciare, nel parlare ai giovani di educazione ecologica, di considerare il rapporto tra tutela ambientale e giustizia sociale, tra salvaguardia dell’ecosistema e migliori condizioni di vita dei lavoratori, battendosi per il diritto alla salute e quello ad un lavoro degno.
Uno studio capillare e stimolante che parta proprio dalle scuole (rafforzato dal supporto e dalla condivisione nelle famiglie), dai luoghi della cultura e della formazione di coloro che dovranno prendere sulle spalle le sorti del Mondo, potrebbe stabilire le basi per una nuova visione biocentrica dell’esistenza. Sviluppare laboratori teorici e pratici dentro e fuori gli Istituti, pensare consapevolmente, sin dai piccoli gesti di civiltà quotidiana, al rispetto dell’ambiente che ci circonda, sarebbe un primo passo per rendere vivo e tangibile il rispetto per la vita, anche se non scritto su un pezzo di carta (“seppur ecologica”).