Montefusco, la storia dello “Spielberg dell’Irpinia”

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Montefusco è un borgo delizioso. Arroccato su un’altura, a 700 metri , è un’altra delle perle che la terra d’Irpinia, un’area dall’enorme e mai adeguatamente sfruttato patrimonio turistico, sa offrire. Terra di enogastronomia eccellente, di storia e storie che hanno voglia di raccontarsi.
La storia di questo borgo è intrecciata con quella del suo castello , una struttura difensiva costruita dai Longobardi ma successivamente ampliata e rafforzata durante la dominazione normanna, sveva, aragonese e angioina. Con il passare del tempo a cambiare, più di una volta, fu anche la sua destinazione d’uso, fino alla trasformazione, voluta da Ferdinando II di Borbone che, nel 1851, adibì l’ex castello-tribunale a carcere politico per i patrioti antiborbonici, vista anche la posizione isolata del paese, soprattutto lontana da Napoli e dai tumulti intellettuali che la agitavano.
Precisamente Ferdinando di Borbone trasformò la struttura in “bagno penale di prima classe”. Non bisogna però farsi ingannare dal nome perché le sue celle non hanno nulla a che vedere con il lusso, e il carcere divenne nel tempo tristemente famoso come lo “Spielberg d’Irpinia”, per via delle durissime condizioni in cui versavano i prigionieri qui internati.
La nostra visita a Montefusco inizia proprio da qui. La nostra guida ci accompagna alla scoperta di questo luogo, ricco di fascino e mistero. Il carcere si compone attualmente di due livelli. Il primo che visitiamo è il piano superiore, dove sono ben visibili gli ambienti destinati ai prigionieri, le inferriate, le imposte originali, le scritte incise dai detenuti su di esse, testimonianza preziosa della loro presenza, grida di dolore affidate alla memoria dei posteri. In questi ambienti i prigionieri erano ammassati tutti insieme, in condizioni igieniche a dir poco precarie, uscire vivi da questo carcere era quasi impossibile, tanto che a quell’epoca si diffuse un detto: “Chi entra a Montefusco e ne esce vivo, è come fosse rinato!”. Tra i prigionieri illustri di questo carcere ricordiamo il primo prigioniero politico, un sostenitore locale della Repubblica Partenopea, Pirro Giovanni De Luca, imprigionato nel 1799, che perì di tifo il 10 gennaio 1800, a cui seguirono il Barone Nicola Nisco di San Giorgio la Montagna, il Duca Sigismondo Castromediano, duca di Caballino, il napoletano Carlo Poerio, già ministro di Ferdinando II e il conte Michele Pironti da Montoro, la cui famiglia comprò un’abitazione sulla piazza di Montefusco per restargli vicino.
Tramite una scaletta, si accede alla parte inferiore della struttura, che comprende una vasta sala con finestre alte dal suolo e chiuse da sbarre di ferro. Qui una serie di pannelli illustrano le storie dei prigionieri più illustri e le orribili torture cui i detenuti erano sottoposti.
Gli ambienti, restaurati ad arte, conservano tutta la suggestione originaria. Sembra incredibile, nel silenzio, nella pace che attualmente avvolge questi luoghi, immaginare la sofferenza, il dolore che ospitarono.
Nonostante fosse stato trasferito ad Avellino dal 1814, il carcere continuò svolgere le sue funzioni, visto che quello del nuovo capoluogo di Provincia doveva essere ancora terminato. Il carcere continuò ad essere utilizzato fino al 1877, per divenire carcere mandamentale fino al 1923.
Lasciato il carcere proseguiamo la visita del piccolo borgo che non smette di stupire ad esempio con l’Oratorio annesso all’Abbazia di Santa Maria della Piazza: un piccolo gioiello di arte seicentesca, tutto affrescato, che fu sede di una congregazione per secoli.
La visita di Montefusco è interessante e ricca di emozione, la bellezza del paesaggio si fonde con la storia e le tradizioni di una terra che non delude mai.