Sepe: Anno Giubilare, anno della Vita.

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Gentili Signore e Signori, Ringrazio tutti di aver accolto l’invito della Chiesa di Napoli a celebrare la liturgia di ringraziamento al Signore per l’anno che si chiude e per quello che si annuncia. La riflessione è d’obbligo su come abbiamo vissuto, nel nostro intimo e nel contesto sociale, questo 2015 che, per l’intensa, entusiasmante e indimenticabile giornata che Papa Francesco ha trascorso a Napoli, il 21 marzo, è stato motivo di profonda gioia, di incoraggiamento e di speranza. Un dono meraviglioso, che assume una dimensione di maggiore ricchezza umana e spirituale con l’avvio dell’Anno Giubilare della Misericordia, indetto dal Santo Padre, che per tutti gli uomini di buona volontà, al di là dell’appartenenza confessionale, costituisce una grande opportunità di rinnovamento interiore e di sincera umanizzazione dei rapporti interpersonali e nella comunità civile. La particolare bellezza e valenza di questi eventi, però, non ci fa dimenticare, anzi pone all’attenzione della nostra coscienza e responsabilità le continue e dolorose tragedie umanitarie che da troppo tempo si vanno consumando, nei nostri mari e nelle nostre città, con la morte di donne, uomini, bambini, giovani e anziani. Vera strage di innocenti che, purtroppo, il mondo sta vivendo quasi passivamente se non nell’indifferenza. Eppure sono persone che appartengono alla stessa nostra famiglia umana e scappano dalla oppressione, dalla guerra e dalla miseria, per restituire dignità alla propria vita. Una forma di assuefazione grave, che non fa onore alla cultura, alla civiltà e ai valori dell’Occidente e che, per questo, impegna tutti a trovare soluzioni, anche se non facili, che blocchino i trafficanti di morte e regolarizzino, per quanto possibile, un esodo che, al di là delle dimensioni e delle modalità, costituisce per ogni persona vero diritto alla libertà e alla vita. Non c’è altro tempo da perdere. Niente più morti innocenti, niente più spargimento di sangue, niente più dolore e lutti! Lo gridiamo con forza, perché ogni vita che si spegne costituisce una perdita irreparabile per tutta l’umanità. E lo diciamo al mondo intero, non per distogliere l’attenzione dai fatti di casa nostra, ma anche perché sentiamo sulla nostra pelle di napoletani il peso doloroso e angosciante di un aumento di delitti e di morti che si vanno consumando, purtroppo, ogni giorno nella nostra Napoli, una Città meravigliosa ma troppo spesso tradita, mortificata e offesa da un manipolo di figli degeneri, delinquenti per scelta, che, con i loro comportamenti biechi e ciechi, finiscono con il distruggere la propria dignità di esseri umani e le loro stesse famiglie. Troppe armi in giro e in azione. Troppe persone vengono arruolate nella malavita, per accaparrarsi un reddito disonesto, rischiando la libertà e la vita. Troppi giovani si candidano a capeggiare gang e cosche, sostituendosi ai boss, uccisi o incarcerati. Di questo siamo fortemente preoccupati e, come Chiesa locale, ci stiamo interrogando su come arginare la criminalità camorristica, su come dissuadere i giovani dai falsi idoli, su come sottrarli alle insidie della strada, offrendo loro un luogo di incontro, di dialogo e di confronto, di formazione, di impegno sportivo. Le nostre comunità parrocchiali già lo fanno attraverso gli oratori, ma ci rendiamo conto che non basta e che ci possono essere pregiudizi; per questo abbiamo chiesto, con una pubblica manifestazione, di tenere le scuole aperte nel pomeriggio, come chiediamo anche che venga data ai giovani l’opportunità di realizzarsi nel lavoro, nelle professioni, nello studio. Siamo ben consapevoli che da sola la Chiesa non riuscirà né saprà mai affrontare una questione tanto complessa quanto delicata, qual è quella giovanile. Da qui il mio pressante ed accorato invito a fare squadra, a stare e a lavorare insieme per salvare i giovani, per accompagnarli, per aiutarli a creare, fin da ora, il loro futuro. Insieme si vince. Lo abbiamo verificato in occasione dello speciale Giubileo per Napoli, nel 2011; ne abbiamo avuto una significativa e confortante conferma nell’organizzare e realizzare la visita di Papa Francesco a Napoli, il 21 marzo scorso. Il cambiamento è possibile, se insieme lavoriamo per il bene comune. C’è tanto da fare e c’è anche tanta aspettativa che nessuno può deludere. La nostra amata Città, meravigliosa e ricca di risorse, ha sete di lavoro, di giustizia e di normalità. Il Giubileo della Misericordia sia occasione di riscatto, di rinnovamento e di rinascita morale e sociale. La Misericordia è rivisitazione e correzione dei propri comportamenti. E’ invocazione di perdono, ma è anche saper perdonare gli altri. Tutto questo significa vita nuova. Facciamo in modo che l’Anno Giubilare sia l’anno della Vita, che dobbiamo tutti impegnarci a difendere e ad esaltare contro ogni forma di violenza e prepotenza, contro la camorra e i portatori di morte, contro le illegalità e i soprusi, contro l’apatia e la rassegnazione, contro l’egoismo e l’affarismo, contro le ingiustizie e l’indifferenza. Dio Misericordioso, che è Dio di Amore e di Vita, ci accompagni in questo cammino. A tutti auguro cordialmente un Nuovo Anno di serenità e di pace. ‘A Maronna c’accumpagna!