Svimez: dal 2025 potrebbe ripartire divergenza tra regioni

8

Roma, 13 mar. (askanews) – La divergenza tra le regioni italiane, in particolare tra quelle settentrionali e meridionali, non dovebbe allargarsi in maniera consistente nel periodo 2023-2025, diversamente dal passato, in particolare se le risorse del PNRR saranno spese nei tempi ipotizzati dal governo. Ma già nel 2025, se si dovesse verificare una modesta ripresa del commercio mondiale, riaffioreranno percorsi di sviluppo divergenti. Lo afferma il rapporto “Dove vanno le regioni italiane” presentato oggi da Svimez e Ref Ricerche.

Le prospettive fotografate dal rapporto sono caratterizzate da una fase di crescita molto debole, in parte spiegata proprio dal percorso di normalizzazione delle politiche, monetarie e fiscali che sta orientando le scelte dei Governi europei. Il 2023 è stato per l’economia italiana un anno di decelerazione, con una variazione del Pil modesta, prevista intorno allo 0,7 per cento che si declina, su scala territoriale, in uno 0,9 per cento nelle regioni settentrionali, dello 0,6 per cento nelle regioni del Centro, e allo 0,4 per cento nel Mezzogiorno.

Le tendenze per il 2024-25 sono segnate ancora da ampi margini di incertezza. In questo contesto, il 2024 dovrebbe far registrare, sempre su scala nazionale, una lieve contrazione rispetto all’anno precedente (+0,6%), seguita l’anno successivo da una modesta accelerazione (+1,1%). Eppure, questa crescita relativamente contenuta in buona parte – secondo il rapporto – dipende dall’implementazione del Pnrr, specie al Sud.

Il rapporto prevede che le tendenze delle principali ripartizioni territoriali mantengano dei differenziali fra le macroaree relativamente contenuti. Ad ogni modo, anche se la tendenza generale è una relativa vicinanza tra le varie circoscrizioni, questo non elemina alcune differenze strutturali andate consolidandosi nel corso del tempo.

Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, al Nord, dovrebbero crescere di più: queste tre regioni, quando riparte la domanda estera, “giocano un’altra partita” rispetto al resto del Paese. Toscana e Lazio continuano ad allontanarsi da Umbria e Marche al Centro; anche il Sud al suo interno vede percorsi differenziati.

“Per certi versi, è qui che risiede la vera sfida del Pnrr: aggredire nei territori più in difficoltà da tempo quei nodi che ne ostacolano la crescita a saggi comparabili con le regioni più dinamiche. Interrompendo, così, la frammentazione dei percorsi di sviluppo regionali che si è consolidata da inizio millennio fino alla pandemia”, segnala il rapporto.