Referendum costituzionale. Missione sud.

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Gli italiani sono stati resi edotti della data del fatidico referendum costituzionale da ormai tre settimane, eppure i sono ancora numerosi fattori da chiarire. I sondaggi condotti dalle più importanti agenzie, e con particolare riferimento a quello pubblicato il 2 di ottobre su Corriere della Sera emergono molti dati, che dovrebbero far riflettere sul generale comportamento dell’elettorato italiano. In primo luogo l’informazione. Forse perché stanco, perché schifato dalla politica o perché l’argomento di per se non è di facile comprensione, fatto sta che soltanto il 54% del popolo italiano è più o meno informato sull’oggetto referendario. Il fronte dei contrari è in vantaggio, ,ma il premier si dimostra comunque ottimista. Matteo Renzi presumibilmente credeva di conquistare il diffidente elettorato meridionale dichiarando di voler portare a termine il famigerato progetto del ponte sullo stretto di Messina. Ma evidentemente non è bastato. Anzi. Il mezzogiorno non è stato conquistato dalle promesse del presidente del consiglio, e il distacco tra il fronte dei contrari è ancora molto in vantaggio rispetto a quello del Si. La prima obiezione che si potrebbe muovere ai mediterranei sarebbe la passiva accettazione di uno status quo che ha garantito molti privilegi a pochi p, ma che in realtà ha affossato progressivamente la condizione generale dell’area meridionale del Belpaese. O forse c’è di più, c’è che gli elettori si sono sentiti presi in giro, si sono sentiti vessati, o più semplicemente ritengono che questa riforma non sia la risoluzione reale ai problemi che ci sono e che continueranno comunque ad esserci. Senza dubbio ciò che farà la differenza saranno i voti di chi per ora si dichiara neutrale o dichiara di non voler esprimere la propria opinione. Senza esprimere una personale posizione io auspico che comunque la maggioranza dell’elettorato, in meridione e non vada a votare. La costituzione deve essere di tutti, così come il diritto e il dovere di voto.