Tunisi nel mirino dell’Isis, allarme imprese italiane

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A cura di Antonio Arricale È allarme export per le imprese italiane che esportano in Tunisia. Rivendicato dall’Isis, l’attacco terroristico a Tunisi potrebbe avere effetti importanti nei rapporti commerciali tra i due A cura di Antonio Arricale È allarme export per le imprese italiane che esportano in Tunisia. Rivendicato dall’Isis, l’attacco terroristico a Tunisi potrebbe avere effetti importanti nei rapporti commerciali tra i due Paesi mediterranei. Sono infatti circa sei mila le imprese italiane registrate in un report di Unioncamere e InfoCamere su dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e l’Agenzia delle Dogane nel terzo trimestre 2014, che sono coinvolte in commesse con il paese mediorientale. In particolare, secondo la distribuzione geografica delle imprese, 2 aziende su 3 che tra giugno e settembre hanno esportato i loro prodotti sull’altra sponda del Mediterraneo, hanno sede al Nord. Nello specifico, 2.700 nel Nord-Ovest e poco più di 1.700 nel Nord-Est. Superano le mille realtà (17,3%) quelle del Centro; mentre fanalino di coda sono le imprese del Mezzogiorno che pure dovrebbero avere, per posizione geografica, maggiori interessi con i paesi della sponda nord africana. Rispetto ai settori coinvolti registrati nel report di interscambio tra Italia e Tunisia, nella maggioranza (73,5%) si tratta di imprese manifatturiere, seguite da quelle del commercio (20,7%). Borse asiatiche Chiusura settimanale all’insegna dell’indecisione in Asia. Bene la Borsa di Tokyo con l’indice Nikkei che ha fermato le lancette a 19.560,22 punti, in progresso dello 0,43%, mantenendosi comunque sui massimi da 15 anni a questa parte. Il Topix ha guadagnato lo 0,30% a 1.580,51 punti. Borsa Usa Wall Street ha chiuso la seduta in modo contrastato. L’indice Dow Jones ha terminato gli scambi in flessione dello 0,65% a 17.959,03 punti, l’S&P500 è sceso dello 0,49% a 2.089,27 punti mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,19% a 4.992,38 punti. Europa Ieri ha preso il via il Consiglio Ue sull’unione energetica, anche se con molta probabilità sarà la questione greca ad essere al centro dell’attenzione. Chiusura in moderato rialzo per le principali Borse europee ad eccezione della piazza finanziaria di Francoforte. L’indice tedesco Dax ha chiuso in calo dello 0,20% a 11.899,4 punti. Bene invece il londinese Ftse100 che ha guadagnato lo 0,25% a 6.962,32 punti, il parigino Cac40 è salito dello 0,07% a 5.037,18 punti mentre a Madrid l’Ibex35 ha mostrato un rialzo dello 0,37% a 11.091 punti. Italia Ieri Piazza Affari ha ritrovato la via dei rialzi: l’indice Ftse Mib ha guadagnato l’1,06% a 22.805 punti. Sono tornati gli acquisti sui titoli del settore bancario: Banco Popolare ha guadagnato l’1,74% a 14,03 euro, Montepaschi l’1,92% a 0,582 euro, Popolare di Milano l’1,73% a 0,94 euro, Intesa SanPaolo lo 0,33% a 3,034 euro, Ubi Banca il 2,68% a 7,075 euro, Unicredit il 2,05% a 6,20 euro. Ben comprata Enel (+3,34% a 4,264 euro) che ieri, oltre a pubblicare i conti del 2014, ha presentato il piano industriale 2015-2019 che prevede una crescita dell’Ebitda nell’ordine di 2,4 miliardi di euro entro il 2019 e investimenti complessivi per 18 miliardi di euro. Pirelli ha mostrato un progresso del 3,25% a 14,90 euro in scia alle voci di riassetto con l’ingresso di un nuovo socio asiatico attraverso un’Opa. Brillante Saipem (+3,89% a 9,20 euro) che ha siglato con China Petroleum Pipeline Engineering Corporation, società del gruppo PetroChina, una joint venture nell’Oil&gas. Debole Telecom Italia (-0,18% a 1,095 euro) nonostante il ritorno all’utile dopo tre anni.


I dati macro attesi oggi Venerdì 20 marzo 2015 Giornata povera di market mover di rilievo. In mattinata si segnala il dato sulle partite correnti nell’Eurozona e in Italia mentre nel pomeriggio dal Canada arriverà l’indicazione sul tasso di inflazione. Attesa per il secondo giorno di riunione del Consiglio europeo.