Umanità sull’orlo di una crisi di nervi

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in foto un dipinto che rievoca lo sbarco di Cristoforo Colombo in America

Parafrasando il titolo del film di Almodovar, si può affermare a ragion veduta che l’umanità sia ormai giunta sull’orlo di una crisi di nervi. È come se in sei mesi si fossero messe in moto contemporaneamente tutte le giostre di un grande luna park a tema e che i giostrai avessero deciso di sovvertire le sequenze che scandivano i tempi di quel particolare microcosmo. Al momento è rimasta ben poca linearità al funzionamento delle attività di questo mondo, pressoché di tutte, quella stessa che ne rendeva prevedibili con buona approssimazione gli effetti dei vari eventi. Non sarà mai ripetuta troppe volte l’affermazione che, agli esordi del terzo millennio l’umanità debba, prima di ogni altra attività, combattere contro un nemico che si riteneva essere stato ormai sconfitto da tempi lontani: la fame. Così, i sogni di gloria e i castelli in aria che sembravano a portata di mano fino all’inizio dell’anno, hanno dovuto fare un’ inversione a U e ritornare nel baule dei sogni che sono anche desideri. Va senza dire che l’operazione avviene con l’animo di tirarli fuori quanto prima e realizzarli, ma cosa è dirlo e altra cosa è farlo. Più precisamente perché, allo stato, la corretta espressione sarebbe “poterlo fare” e tale distinguo introduce nel vivo del problema. Da quando l’umanità ha iniziato a far di conto prima di imbarcarsi in qualsiasi impresa, fosse stata essa di tipo commerciale o bellica o di sola conoscenza, ha almeno abbozzato qualcosa che potesse vagamente rappresentare un brogliaccio. Più precisamente, una nota dove segnare da un lato la disponibilità di mezzi che si contava di riuscire a mettere insieme e dall’altro a che scopo sarebbero serviti. Un esempio per tutti può bastare: il viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo, per la cui realizzazione il navigatore genovese si recò in Spagna a chiedere totale sostegno alla regina Isabella. Seppe esporre così bene il suo piano che Sua Maestà Cattolica finì con l’essere unico sponsor, provvedendo anche al naviglio occorrente, le tre caravelle. Operazioni del genere sono state ripetute nel tempo, diventando di routine, fino a arrivare all’attualità, quando il meccanismo si è inceppato. È successo che fenomeni economici il cui funzionamento era stato dato per scontato o quasi su un arco temporale di diversi decenni, abbiano mutato sostanzialmente dinamica. Estrapolare le situazioni dal contesto non vuole significare dare vita propria ai fenomeni economici, anzi tutt’altro. Ciò che invece è innegabile è che, per una serie di motivi, ex post nessuno giustificabile ma tutti comprensibili e relazionabili con lo spirito dei tempi, si sono create nel corso dei decenni situazioni anomale e prossime a destabilizzarsi fragorosamente delle quali oggi paga lo scotto l’intero consorzio umano. Passi solo per un attimo l’intreccio di dipendenze createsi per un ricorso all’approvvigionamento di combustibili fossili tramite un dedalo che neppure un esercito di ragni superintelligenti di origine aliena avrebbe saputo realizzare. Come si fa a tentare di trovare un filo conduttore nel comportamento di chi, come la FAO e altre simili, hanno lasciato correre sul fatto che oltre il 50% del prodotto principale dell’alimentazione umana, il frumento, si accentrasse in due paesi contigui, la Russia e l’Ucraina? Come se ciò non bastasse, a tutti I livelli, nazionali e internazionali, non è stata messa in atto, colpevolmente, nessuna strategia che contrastasse l’abbandono della terra.Tale constatazione è tanto più grave perché il problema della fame nel mondo ha origini remote e completamente indipendenti dal conflitto in atto a est dell’Europa. Nè può costituire un’attenuante il fatto che, tra le terre incolte, siano comprese anche le superfici pressochè desertiche: le agrotecnologie hanno fatto di recente passi da gigante, quelli più veloci nella seconda metà del secolo scorso. Lo scossone che il villaggio globale sta subendo in quest’ultimo periodo potrebbe rivelarsi uno strumento adatto per ridare armonia all’orchestra del Mondo. Ben sapendo gli accordatori governanti che, se non riuscissero a dirigere questa formazione, in seguito non potrebbero fare altro che condurre un concerto bandistico alle feste patronali, se non addirittura una formazione di suonatori di tam tam e vuvuzela.