Wall Street sprofonda ai minimi e condiziona i mercati asiatici

35

Il punto della giornata. Borsa italiana in netto calo: il Ftse Mib segna -1,72%, il Ftse Italia All-Share -1,74%, il Ftse Italia Mid Cap -1,98%, il Ftse Italia Star -2,05%.
Mercati azionari europei deboli in scia a Wall Street: DAX -1,3%, CAC 40 -1,6%, FTSE 100 -1,4%, IBEX 35 -1,7%.
Future sugli indici azionari americani in rialzo dello 0,6-0,7 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -2,50%, Nasdaq Composite -3,41%, Dow Jones Industrial -2,21%.
In rosso Tokyo con il Nikkei 225 a -2,68%. Nel complesso positive le borse cinesi: l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen chiude a +2,08%, a Hong Kong l’Hang Seng a -0,59%.
Euro in recupero contro dollaro. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0890. Inizio seduta in leggero rialzo per l’obbligazionario eurozona.
Il rendimento del BTP decennale rispetto alla chiusura precedente è in calo di 1 bp all’1,56%, quello del Bund cede 2 bp allo 0,50%. Lo spread sale di 1 bp a 106.
 
Borse asiatiche
Sui mercati cinesi si riaffaccia il sell-off, con Shanghai che è arrivata a perdere circa il 3% dopo essere scivolata sotto 3.000 punti (per la prima volta dalla scorsa estate) già nella seduta di mercoledì. Nella seconda parte della seduta, però, la tendenza si è invertita e Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno chiuso con progressi dell’1,97% e del 2,08% rispettivamente. Ancora meglio ha fatto lo Shenzhen Composite che, dopo avere perso il 3,46% nella seduta precedente, ha registrato un balzo del 3,81% al termine delle contrattazioni.
Il sell-off era per altro iniziato già nella serata di mercoledì a Wall Street. Dow Jones Industrial Average e S&P 500 avevano perso oltre il 2% mentre era stato del 3,41% il deprezzamento del Nasdaq. Performance che è stata legata principalmente all’ennesimo tracollo del greggio: il prezzo del petrolio è scivolato sotto quota 30 dollari al barile per la prima volta dal 2003 (sui mercati asiatici i corsi dell’oro nero hanno recuperato, restando comunque sotto 31 dollari). L’oro, invece, si è apprezzato di circa mezzo punto percentuale. Alla fine, per i mercati asiatici, il recupero non c’è stato come a Shanghai ed è stato di circa l’1,5% il declino dell’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Tokyo è tornata a perdere significativamente, appesantita soprattutto dai titoli di minerario ed energy. E il Nikkei 225 ha segnato una perdita del 2,68% al termine degli scambi. Sul fronte macroeconomico, in novembre gli ordinativi di macchinari industriali core (escludendo cioè quelli per la generazione elettrica e quelli navali) in Giappone sono calati ben oltre le attese del 14,4% su base mensile dopo il progresso del 10,7% registrato in ottobre (7,5% in settembre). Il dato si confronta con il calo del 7,3% del consensus. Su base annuale gli ordinativi sono saliti dell’1,2% dopo il progresso del 10,3% in ottobre (e il calo dell’1,7% in settembre) e contro l’incremento del 6,3% atteso dagli economisti.
La seduta è stata negativa anche per Seoul. Il Kospi ha perso lo 0,85% dopo che la Bank of Korea ha confermato i tassi d’interesse per il settimo mese consecutivo ai minimi dell’1,50% ma ha parallelamente rivisto al ribasso dal 3,2% al 3,0% la stima di crescita dell’economia del Paese quest’anno.
A Sydney l’S&P/ASX 200 ha registrato un declino dell’1,57% mentre, avvicinandosi alla chiusura, è più moderata la flessione di Hong Kong: l’Hang Seng perde circa lo 0 ,30% (leggermente migliore la performance dell’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China sulla piazza dell’ex colonia britannica, in declino intorno allo 0,20%).
 
 
Borsa Usa
Sprofondano ai minimi da settembre 2015 gli indici azionari Usa. Il Dow Jones ha perso il 2,21%, l’S&P 500 il 2,5% e il Nasdaq Composite il 3,41%. Più alti della media gli scambi. Gli investitori continuano ad esprimere preoccupazione per la crescita dell’economia cinese. Il petrolio non è riuscito a recuperare terreno ed ha chiuso stabile a 30,48 dollari al barile. Inoltre alcuni analisti ritengono che le trimestrali in uscita nei prossimi giorni potrebbero riservare sorprese negative.
Sul fronte societario male in particolare il settore tecnologico. Tra i singoli titoli MetLife +2,26%. Il colosso assicurativo ha annunciato il piano per la separazione in un’entità indipendente delle attività retail negli Stati Uniti. La nuova società avrà asset per circa 240 miliardi di dollari e attualmente genera intorno al 20% dell’utile operativo di MetLife.
American Express -2,41%. Goldman Sachs ha tagliato il rating sul titolo del gigante delle carte di credito a neutral da buy.
Ford Motor -5,06%. Il gruppo automobilistico ha fornito un outlook per il 2016 deludente. In particolare la società stima un utile ante imposte in linea con l’anno precedente. Gli analisti avevano previsto una crescita.
Supervalu -15,56%. Il gruppo retail ha pubblicato una trimestrale in declino. L’utile è diminuito a 34 milioni da 79 milioni di un anno prima mentre i ricavi sono calati a 4,1 miliardi da 4,2 miliardi.
General Motors +0,56%. Il gruppo automobilistico ha rivisto al rialzo le stime di utile adjusted per l’esercizio in corso a 5,25-5,75 dollari per azione da 5-5,50 dollari della precedente guidance. La società ha anche aumentato il dividendo trimestrale del 6% a 0,38 dollari per azione e incrementato il programma di acquisto di azioni proprie di 4 miliardi di dollari.
 
Europa
Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in forte ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede l’1,1%, il Cac40 di Parigi l’1,5%, il Ftse100 di Londra l’1,2% e l’Ibex35 di Madrid l’1,6%.
I listini del Vecchio Continente sono penalizzati dalla chiusura negativa di Wall Street e dalle quotazioni del petrolio ai minimi.
In Germania, secondo i dati preliminari dell’Istituto di statistica federale il prodotto interno lordo tedesco è cresciuto l’anno scorso al ritmo di 1,7%, miglior performance degli ultimi quattro anni. La crescita della prima economia della zona euro risulta di un decimo superiore alle attese degli analisti interpellati da Reuters e al risultato 2014.
Tra le singole voci, quella relativa ai consumi privati evidenzia un incremento tendenziale di 1,9% e la spesa pubblica un rialzo di 2,8%. Diminuisce di converso la crescita dell’export netto, influenzata dal rallentamento dell’economia globale. Berlino chiude il 2015 con un avanzo del settore pubblico pari a 0,5% rispetto al Pil.
 
Italia
Piazza Affari ieri ha chiuso in rialzo, anche se lontano dai massimi di seduta, perdendo perciò parte dei guadagni nell’ultima parte di giornata nella scia della debolezza di Wall Street e del fallito tentativo di rimbalzo del petrolio.
L’indice Ftse Mib ha chiuso la seduta con un progresso dello 0,85% a 20.139 punti.
Voci positive sul bancario. Banco Popolare ha guadagnato il 4,21% a 11,63 euro, Popolare di Milano il 5,6% a 0,895 euro, Popolare dell’Emilia Romagna +3,05%, Ubi Banca +2,32%.
Le ultime indiscrezioni di stampa vedono il Banco Popolare in netto vantaggio per un’integrazione con Bpm con i dettagli della struttura dell’operazione che potrebbero andare al vaglio dei due Cda già nella prima parte di febbraio. Sullo sfondo rimane comunque il forte interesse di Ubi Banca. Positiva anche Mps (+1,88%) dopo il lunedì nero e un martedì ad altissima volatilità.
Tira invece il freno il settore del lusso dopo la brillante performance di martedì: Moncler ha perso il 2,7%, Salvatore Ferragamo l’1,41% e Tod’s il 2,37%.
Ancora debole A2A (-1,10%) dopo lo scivolone del giorno prima. I soci di Linea Group Holding (Lgh) hanno accettato l’offerta della multi-utility lombarda, finalizzata alla realizzazione di una partnership industriale che prevede l’ingresso di A2A nel capitale di Lgh con una quota pari al 51%. Terna ha invece sofferto, lasciando sul parterre l’1,03%, sulla bocciatura a sell arrivata dagli analisti di Ubs.
 
I dati macro attesi oggi
Giovedì 14 gennaio 2016

00:50 GIA Ordinativi di macchinari nov;
00:50 GIA Indice prezzi alla produzione dic;
07:00 GIA Ordinativi macchine utensili (prelim.) dic;
08:00 GER Indice prezzi all’ingrosso dic;
10:00 ITA Produzione industriale nov;
10:00 GER PIL annuale;
13:00 GB Riunione BoE;
13:30 EUR Verbali BCE;
14:30 USA Indice prezzi importazioni dic;
14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione;
14:30 USA Intervento Bullard (Fed);
15:00 EUR Riunione Eurogruppo.