Norvegia: la diplomazia del mare

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I temi ambientali sono spesso appannaggio dei Paesi Nordici perché essi posseggono una cultura del mare che non e’ fondata sul turismo o sulle bellezze del mare, ma sulla funzione del sostentamento, dello sfruttamento sano delle risorse idriche e sullo sviluppo delle nuove vie mercantili associata alla pesca che in quei luoghi e’ vita. In un articolo intervista di Domenico Letizia, Analista geopolitico. Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi): La Norvegia sta ponendo le tematiche ambientali, dell’uso sostenibile dei mari e del contrasto all’inquinamento delle plastiche negli oceani al centro dell’attenzione politica. “Italia e Norvegia sono Paesi amici e sulla tutela ambientale: vogliamo costruire un rapporto sinergico, quello dell’inquinamento dei mari dalla plastica è un problema globale per il quale bisogna lavorare insieme”. E’ quanto detto dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha recentemente incontrato l’omologo norvegese, Ola Elvestuen. La tutela degli oceani e dell’Artico è una prerogativa del governo del Regno e in tale ottica il governo intende sviluppare ulteriormente la cooperazione internazionale e regionale. Nel tentativo di sviscerare a fondo le varie tematiche elencate intervistiamo l’Ambasciatore del Regno di Norvegia in Italia Margit F. Tveiten.
Il Regno di Norvegia sta intensificando la propria azione nel contrasto all’inquinamento del mare. Quali sono le proposte in tale ambito del Regno?
L’inquinamento da plastiche è oggetto di quasi tutte le iniziative che il governo sta intraprendendo negli ultimi tempi. Tale fenomeno è divenuto un problema globale, per l’Italia come la Norvegia. Un fenomeno legato particolarmente ai paesi in via di sviluppo poiché costoro non hanno a disposizione la tecnologia e le infrastrutture per attenuare la problematica. Problematiche legate soprattutto allo smaltimento dei rifiuti. Le plastiche giungono nei fiumi e dai fiumi arrivano ai mari e agli oceani. La Norvegia ha istituzionalizzato un programma d’investimento per aiutare innanzitutto i paesi in via di sviluppo, nel miglioramento dei sistemi di smaltimento dei rifiuti e delle plastiche. Una somma di 50 milioni di dollari è stata stanziata questo 2019 e speriamo che questi fondi possano incidere davvero nella creazione di progetti ecosostenibili e di sviluppo locale. La Norvegia ha preso l’iniziativa per un fondo presso la Banca Mondiale, l’iniziativa “PROBLUE”, per lo sfruttamento sostenibile degli oceani e soprattutto per ridurre la quantità dei rifiuti da plastica che giungono nei mari. Noto una crescente attenzione dei giovani nei confronti della tematica no-plastica: iniziative, mobilitazioni, giornate di raccolta sulle spiagge, tutto ciò è importante ma non basta. Dobbiamo arrivare al cuore del problema. Devo dire che ho compreso a fondo della gravità del fenomeno soltanto un anno e mezzo fa, durante la conferenza “Our Oceans”, svoltasi a Malta e organizzatadall’UE e che quest’anno sarà organizzata in Norvegia, in cui giovani, esperti e relatori autorevoli hanno descritto nei dettagli il pericolo che stiamo vivendo. Abbiamo anche collaborato con le Nazioni Unite, più precisamente l’Assemblea delle Nazioni Unite sull’Ambiente UNEA, che ha posto priorità alla lotta all’inquinamento da plastiche. Soltanto due settimane fa, il mio governo ha proposto all’UNEA una risoluzione per valutare un nuovo accordo internazionale per meglio gestire i rifiuti in rapporto al mare. Abbiamo chiesto il sostegno dell’Italia su questa risoluzione. Siamo contenti che la risoluzione sia stata adottata.

Eccellenza, analizziamo i rapporti di collaborazione e cooperazione con l’Italia.

Notizia importante, di cui sono molto contenta, è stata la venuta in Norvegia del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, qualche settimana fa, per incontrare Ola Elvestuen, ministro dell’Ambiente in Norvegia e anche per inaugurare l’iniziativa dell’Ambasciata di Italia a Oslo, “Plastic Free”, la prima ambasciata italiana che come noi non utilizza plastica nelle proprie strutture. I nostri ministri hanno potuto discutere di come affrontare le problematiche dell’ambiente, del clima e dell’inquinamento, la tutela del mare e incentivare la cooperazione tra parchi naturali firmando un accordo molto importante in Campania, tra il Parco del Cilento Diano e Alburni e il primo parco nazionale marino della Norvegia, il Parco Nazionale “Ytre Hvaler”. Quando analizziamo le mappe geografiche della Norvegia, dell’Italia e del Sud Italia ci rendiamo conto che necessitiamo di cooperazione nella tutela delle coste. Entrambi i paesi hanno coste lunghissime che vanno preservate e tutelate e spero di poter contribuire alla crescita della cooperazione scientifica e di conoscenza in tale ambito. A tal proposito, voglio citare un esempio di cooperazione già vivo e concreto, nelle isole Svalbard, il territorio più al nord della Norvegia. Su tali isole abbiamo una stazione di ricerca, con ricercatori di molti paesi anche alcuni italiani del CNR, e svolgono ricerca tra l’altro sulla tutela del mare e sul monitoraggio del clima. Inoltre, notizia degli ultimi giorni è stato l’incidente della nave da crociera “Viking Sky”, una nave che batte la bandiera norvegese, costruita dalla Fincantieri. Un incidente drammatico ma per fortuna senza vittime e proprio in tale ambito io intravedo possibilità di cooperazione. Sicurezza sulle navi e nei porti e costruzione di navi da crociera ecosostenibili. Già da quest’anno nei nostri porti ci sarà la possibilità di avere navi con motori elettrici da caricare all’interno del porto stesso. In Norvegia abbiamo già un traghetto completamente elettrico utilizzato nei fiordi per i turisti che vogliono visitare quei luoghi. Speriamo di poter utilizzare tale tecnologia anche con navi più grandi. Abbiamo anche un altro esempio di cooperazione internazionale tra i nostri paesi. A febbraio, proprio qui a Roma, è stato lanciato il progetto ARCSAR (ArcticSecurity and Emergency Preparedness Network), il cui scopo è sviluppare le migliori prassi per la prevenzione e il salvataggio in mare. Al progetto partecipano aziende italiane importantissime quali “Leonardo” per la tutela satellitare delle coste e per le emergenze in mare. Tra le altre forme di collaborazione, soprattutto con il meridione italiano abbiamo la pesca e le tradizioni sostenibili legate alla pesca, si pensi agli innumerevoli e storici festival dello stoccafisso che si svolgono nel Meridione italiano. Ci sono tante possibilità per fare crescere la cooperazione tra i nostri due paesi nell’ambito dell’economia blu e lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali.

La Norvegia ha tra le sue priorità la tutela e la diffusione del diritto del mare, si pensi all’importanza della Convenzione UNCLOS. Ciò basta per proteggere gli oceani o necessitiamo di nuove regole?
Il mio governo ha sempre sostenuto la Convenzione Internazionale sul diritto del mare UNCLOS e continueremo a farlo nel futuro. Tale Convenzione è essenziale per bilanciare interessi geopolitici diversi, sia dei paesi costieri che di quelli senza costa, di quelli sviluppati e quelli in via di sviluppo. Ci sono anche regole di quadro, direttive quadro sulla protezione dell’ambiente marino e gli ecosistemi. La Convenzione ha 36 anni, firmata nel 1982, e in questi giorni a New York vi è una nuova conferenza internazionale sulla tutela della biodiversità oltre le giurisdizioni nazionali, BBNJ, perché necessitiamo di nuove regole soprattutto nella tutela del mare e nella cooperazione tra ricerca e lo sfruttamento genetico e biologico legato al mondo del mare. Necessitiamo quindi di nuove regole più in dettaglio di quelle dell’UNCLOS. Noi con l’Artico abbiamo sviluppato un’intensa cooperazione regionale e internazionale per tutelare l’ambiente e la pesca basata sul diritto internazionale. Inoltre, voglio nuovamente ricordare la Conferenza sugli Oceani che si terrà in autunno in Norvegia. Con tale conferenza tenteremo di sviluppare ulteriormente la consapevolezza a livello mondiale della necessità di bilanciare lo sfruttamento del mare e la tutela dell’ecosistema.
Veniamo all’Artico. “Cronache” ha sviluppato numerosi approfondimenti su tale zona geografica. Come possiamo, oggi, gestire al meglio il Mar Artico?
C’è già una buona gestione diplomatica dell’Artico attraverso il rispetto del diritto internazionale del mare. C’è una buona cooperazione tra i paesi della regione artica e i paesi del Consiglio Artico. C’è stato un gran lavoro tra i paesi membri del Consiglio Artico per adottare tre accordi sull’Artico legati alla ricerca, alla protezione, la tutela contro l’inquinamento petrolifero,salvataggio e ricerca nel mare. Ci sono delle regole dell’Organizzazione internazionale marittima, IMO, per le navi che vanno nelle zone artiche, il cosiddetto “codice polare”. Ci vuole sempre una prudenza particolare perché nell’Artico l’ambiente è fragile e gli effetti dei cambiamenti climatici sono visibili nella zona anche se non sono un risultato delle attività nell’Artico stesso. Lo sviluppo sostenibile è una priorità dell’Artico. Per il nostro Primo Ministro, l’Artico e il mare sono punti essenziali delle agende di governo, ci vuole un bilanciamento tra sfruttamento e tutela dell’ecosistema, anche guardando al prossimo futuro.
L’equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse e la protezione dell’ambiente è praticabile?
Il mio paese ha tanti anni di esperienza nel bilanciamento tra sfruttamento dei mari del territorio e tutela sostenibile e noi sappiamo quanto è importante proteggere per valorizzare al meglio le nostre risorse. Il 70% delle nostre esportazioni è frutto dell’economia blu, non parlo solo del petrolio, ma anche del turismo, della pesca, dell’acquacultura, e forse nel futuro l’industria della genetica e la ricerca dei minerali sul fondale marino. Per noi la protezione dell’ambiente e dell’ecosistema è una questione di sopravvivenza. Il 10% della popolazione della Norvegia vive nell’Artico ed è nostro dovere proteggere, ma anche sfruttare tale zona geografica. Noi abbiamo adottato piani integrati per la gestione dell’ecosistema del nostro mare e precisi piani per sfruttare le risorse marine. La scienza è importante in tale percorso e quanto accaduto nei nostri mari, la pesca eccessiva nel passato, ci ha insegnato a non ripetere gli errori. Oggi il merluzzo nel mare di Barents è uno stock molto prezioso ben gestito da noi insieme ai russi dagli anni settanta. Sfruttamento del territorio e protezione dell’ambiente devono viaggiare insieme.