Salta il floor e il franco provoca uno tsunami valutario

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A cura di Antonio Arricale La mossa a sorpresa, nella mattinata di ieri, della Banca Nazionale Svizzera di lasciar fluttuare il cambio, togliendo a sorpresa il cap fissato a 1,20 sull’euro, ha A cura di Antonio Arricale La mossa a sorpresa, nella mattinata di ieri, della Banca Nazionale Svizzera di lasciar fluttuare il cambio, togliendo a sorpresa il cap fissato a 1,20 sull’euro, ha provocato un vero e proprio tsunami su tutte le piazze finanziarie del globo, ad esclusione di quella americana. E questo,vuoi perché Wall Street ha aperto le quotazioni a onda ormai già passata, e vuoi anche perché gli americani, in fondo, considerano la Svizzera uno strano paese, difficile persino da individuare sulla cartina geografiche. Nel tentativo di limitare i danni, peraltro, contestualmente alla rimozione del floor Bns ha anche tagliato i tassi di interesse sui depositi a -0,75% da -0,25% (-50 punti base). Ma è servito a poco. Risultato: la valuta svizzera si è rivalutata del 14% sia sull’euro che sul dollaro, spingendo il cross tra euro e franco fino a 1,0800, vale a dire ai minimi da settembre 2011 quando appunto fu fissato il tetto al fine di contrastare la corsa degli investitori alla ricerca di beni rifugio come il franco. Le vendite sull’Euro/Chf hanno contagiato anche gli altri cross. Il cambio Eur/Usd è scivolato sui nuovi minimi da novembre 2003, raggiungendo quota 1,1577, mentre il cambio Eur/Gbp ha aggiornato i nuovi minimi degli ultimi 7 anni, a 0,7630. Anche il cambio Usd/Chf ha toccato i nuovi minimi dal 2011, scendendo da 1,02 a 0,73. Sui mercati azionari l’effetto principale si è avuto sull’indice di Zurigo, che è arrivato a perdere oltre il 10%. Al punto che il Ceo di Swatch, Nick Hayek, ha sbottato: “Non ho parole, la decisione della Banca centrale svizzera è uno tsunami per l’industria dell’export e per il turismo e infine per l’intero Paese”. Dalla Bns, però, ripetono: “Era ormai inutile mantenere il tetto fissato al cambio del franco contro l’euro a 1,2 e abbiamo concluso che è meglio uscire ora che tra 6 o 12 mesi quando il quadro potrebbe essere più difficile ovunque“. Tradotto in altre parole, la Banca Nazionale Svizzera (Bns) ha inteso anticipare la mossa del quantitative easing della Bce che la prossima settimana lancerà il suo programma di acquisiti di titoli di Stato dei paesi membri dell’Eurozona. Spiegano infatti gli analisti: la Banca Nazionale Svizzera è il più grande hedge fund del mondo. Dal 2011 stava continuando a stampare franchi svizzeri perché comunque venivano assorbiti a piene mani dal mercato a un livello di 1,20 di cambio con l’euro ed era costretta a ritirare la moneta unica europea. A un certo punto ha raggiunto un bilancio pieno zeppo di euro che, di fatto, la faceva quasi diventare la seconda Bce del Vecchio Continente e non ce l’ha fatta più. La Bns ha chiuso l’ultimo bilancio con 38 miliardi di utili e rischiava, dunque, di dover comprare ancora euro con le nuove misure di politica monetaria espansiva non convenzionali di Francoforte per proteggere i propri rendimenti. Di questo passo, prima o poi, la situazione sarebbe diventata ingestibile. Borse asiatiche Mercati azionari asiatici deboli questa mattina con il Nikkei che ha ceduto 1,43 punti percentuali scendendo a quota 16864 in scia alla chiusura negativa di ieri sera a Wall Street. In calo anche le altre principali borse asiatiche con Hong Kong che arretra dello 0,8%, Seul che ha chiuso in calo dell’1,36%, Taiwan che cede lo 0,3% circa mentre S hanghai si difende egregiamente mettendo a segno un recupero superiore al punto percentuale. In ambito macroeconomico secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Economia, Commercio e Industria, in Giappone l’indice di attività del settore terziario, rettificato su base stagionale, è cresciuto a 99,2 punti dalla lettura rivista di 99,0 punti per ottobre. Il dato ha segnato un progresso dello 0,2% dopo il calo di pari entità di ottobre e in linea con le attese degli economisti. Drastica revisione invece nella lettura finale dei salari medi mensili in Giappone per il mese di novembre. Secondo quanto comunicato dal ministero nipponico di Salute, Lavoro e Welfare, infatti, il dato segna un progresso dello 0,1% contro la lettura preliminare per una flessione dell’1,5% (che avrebbe rappresentato il primo declino in nove mesi), dopo l’aumento dello 0,2% registrato in ottobre. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta in ribasso. Il Dow Jones ha perso lo 0,61%, l’S&P 500 lo 0,92% e il Nasdaq Composite l’1,48%. Sui listini a stelle e strisce hanno pesato i dati macroeconomici pubblicati in giornata inferiori alle attese e i ribassi di Citigroup e Bank of America dopo i deludenti risultati trimestrali. L’indice S&P 500 è tornato sotto i 2 mila punti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 9 gennaio si sono attestate a 316 mila unità, superiori sia alle attese degli analisti pari a 291 mila unità che al dato rilevato la settimana precedente (297 mila unità). Il numero totale di persone che richiede l’indennità di disoccupazione si attesta a 2,424 milioni, superiore ai 2,400 milioni attesi. L’indice Philadelphia Fed Manufacturing a gennaio è sceso a 6,3 punti dai 24,5 del mese precedente, ben al di sotto delle attese fissate a 19,9 punti. Sul fronte societario Bank of America -5,27%. Il colosso bancario ha chiuso il quarto trimestre con un utile netto di 3,1 miliardi di dollari (0,25 dollari per azione), in calo rispetto ai 3,4 miliardi dello stesso periodo di un anno prima. I ricavi sono diminuiti a 19 miliardi da 21,7 miliardi. Gli analisti avevano previsto un Eps di 0,31 dollari su ricavi per 21,079 miliardi. Best Buy -14,08%. La catena di negozi di elettronica ha anticipato che le vendite a parità di negozi nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2016 saranno in lieve calo o piatte. Citigroup -3,77%. L’utile per azione del gruppo bancario si è attestato a 0,06 dollari nel quarto trimestre, 3 centesimi in meno del le attese. BlackBerry -19,77%. Il produttore di smartphone ha negato trattative con Samsung Electronics. L’agenzia Reuters aveva parlato di una offerta di acquisto da 7,5 miliardi di dollari da parte del gigante coreano. Target +1,78%. La catena di supermercati ha annunciato il ritiro dal mercato canadese. La decisione costerà miliardi di dollari in svalutazioni. Target aveva fatto l’ingresso nel mercato canadese meno di due anni fa. Europa Borse europee positive in una seduta pesantemente condizionata dalla decisione della Swiss National Bank di eliminare la soglia di 1,20 nel cambio tra euro e franco svizzero e di portare il tasso benchmark al -0,75%, dal -0,25% precedente. La mossa della Banca centrale elvetica potrebbe preludere a un QE sovrano targato Bce più ampio dei 500 miliardi di euro attesi dal mercato (c’è chi parla di mille miliardi). Londra ha terminato in rialzo dell’1,73% a 6.498,78 punti mentre l’indice spagnolo, l’Ibex, è salito dell’1,39% a 9.982,5. Gua dagni superiori ai due punti percentuali per Dax e Cac40, in rialzo rispettivamente del 2,2 e del 2,37 per cento a 10.032,61 e 4.323,2 punti. Italia Il Ftse Mib ieri ha archiviato la seduta con un balzo del 2,36% a quota 18.844 punti. A una settimana esatta dall’appuntamento clou con il meeting della Bce, il mercato guarda con fiducia al possibile QE in arrivo dall’Eurotower e beneficia anche del rimbalzo del petrolio. Il rimbalzo dei prezzi del petrolio ha messo le ali al settore oil di Piazza Affari. Sul Ftse Mib spiccano i balzi di Tenaris, in ascesa del 4% a quota 11,7 euro, mentre Eni segna un progresso del 3,7%. E’ rimasta invece nelle retrovie Saipem (-1,01% ) che in avvio di giornata era anche stata sospesa per eccesso di ribasso. Sul Ftse Mib la palma di miglior titolo è andata a Moncler (+5,80% a quota 11,85 euro). A dare sprint all’azione del colosso dei piumini è il giudizio positivo arrivato da JP Morgan che ha alzato il prezzo obiettivo sull’azione da 15 a 15,5 euro, confermando il rating overweight. In prima fila anche Atlantia (+4,56% a 21,32 euro) dopo che l’ad Giovanni Castellucci ha detto che la società è decisa a vendere il 30% di Aeroporti di Roma per finanziare la crescita del gruppo. Giornata molto positiva anche per Enel (+4,09%) che si è avvantaggiata dell’upgrade di Citigroup che ha alzato il rating a neutral dal precedente sell. Nuovi massimi storici per Luxottica (+ a euro) che ha beneficiato del rialzo di prezzo obiettivo deciso da Citigroup. La casa d’affari statunitense ha portato il target price sul colosso dell’occhialeria a 50 euro dal precedente 38,5 euro (rating neutral).


I dati macro attesi oggi Venerdì 16 gennaio 2015 00:50 GIA Indice settore terziario nov; 08:00 GER Inflazione (finale) dic; 11:00 EUR Inflazione (finale) dic; 14:30 USA Inflazione dic; 15:15 USA Impiego capacità produttiva dic; 15:15 USA Produzione industriale dic; 16:00 USA Indice fiducia consumatori (Univ. Michigan) (prelim.) gen