Contrabbando, affari d’oro:
2 mld a Napoli e in Campania

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Oggi come negli anni ‘80. Napoli e la Campania sono il centro del traffico e del consumo di sigarette di contrabbando. Lo certifica, attraverso uno studio approfondito sul tema, il centro Oggi come negli anni ‘80. Napoli e la Campania sono il centro del traffico e del consumo di sigarette di contrabbando. Lo certifica, attraverso uno studio approfondito sul tema, il centro ricerche Transcrime che rivela come il capoluogo della Campania sia al primo posto, in Italia, per quantità di fumatori di bionde non legali. Il 35,47 per cento dei napoletani, contro una media nazionale del 7,51 per cento, si approvvigiona di sigarette e tabacco al mercato nero. Inoltre, sempre secondo il medesimo rapporto, intitolato “European outlook on the illicit trade in tobacco products” e interamente realizzato in inglese, in Campania circolano 26,8 milioni di sigarette pezzotte per ogni 100mila abitanti. Un dato mostruoso se rapportato alle due regioni che seguono nella speciale classifica: Basilicata (10,4 milioni) e Lombardia (9,7 milioni). In un mercato del contrabbando che produce utili stimati tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro ogni anno la quota della Campania ammonta a una forbice compresa tra 2 e 4 miliardi di euro. Il 90 per cento di queste somme è sottratto all’incasso dello Stato e delle multinazionali produttrici mentre il restante 10 per cento rappresenta la perdita subita dalle rivendite di tabacchi munite della regolare licenza. Il crocevia del traffico Che la Campania sia un centro nevralgico del contrabbando lo dimostrano anche i dati, citati nello studio, sui più importanti sequestri di merce realizzati dalla Guardia di Finanza nel periodo compreso tra gennaio e ottobre di quest’anno: 12 tonnellate a Casalnuovo a maggio, 9 tonnellate a Giugliano ad agosto e 10 tonnellate al porto di Salerno due mesi fa. Transcrime traccia anche una mappa del traffico illegale di tabacco. I principali fornitori del contrabbando italiano sono Bielorussia e Ucraina in Europa, con volumi che raggiungono rispettivamente 500 e 320 milioni di euro, non meglio specificate aree del Mediterraneo (55 milioni) e i Duty Free degli aeroporti o delle zone No Tax (1,41 miliardi di euro). Dall’Italia, invece, il principale Paese importatore è la Francia, il cui mercato nero compra bionde contraffatte per un valore di poco inferiore ai 400 milioni di euro. E le misure di contrasto? Secondo gli esperti di Transcrime, le multinazionali del tabacco e la Coldiretti, che tutela le imprese produttrici (in Campania si concentra il 50 per cento dell’intera lavorazione nazionale), per arginare il fenomeno servirebbe un sistema internazionale di tracciabilità. Le differenti legislazioni e la difficoltà nel trovare delle procedure burocratiche comuni, però, sono il principale ostacolo da superare. Gli effetti della crisi Tra le cause principali dell’espansione del mercato nero c’è senza dubbio la crisi economica, come testimonia lo studio di Transcrime. Dal 2007 a oggi, infatti, il consumo di sigarette di contrabbando aumenta del 50 per cento nelle aree meridionali del Paese, maggiormente colpite dagli effetti della recessione. Molte aziende, in risposta a questo fenomeno, stanno adottando delle politiche di ridimensionamento dei prezzi portando, per esempio, sul mercato italiano il prezzo minimo dei pacchetti con 20 sigarette da 4,30 a 3,90 euro. Un segnale che però non basta per arginare l’azione dei contrabbandieri.


In salita i consumi Napoli 35,47% Milano 14,94% Trieste 13,47% Palermo 13,13% Giugliano 8,84% Monza 6,90% Genova 6,38% Venezia 5,38% Taranto 4,46% Livorno 3,94% Roma 3,84% Italia 7,51%