E’ morto l’artista Giuseppe Capasso

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Ideato dall’artista Giuseppe Leone, è un osservatorio sull’arte visiva che, attraverso gli scritti di critici ed operatori culturali, vuole offrire una lettura di quel che accade nel mondo dell’arte avanzando proposte e svolgendo indagini e analisi di rilievo nazionale e internazionale.

di Gaetano Romano

Triste e amaro duemilaventi. Dopo Vincenzo De Simone, e Mimmo Fusco di Angri scomparso da pochi giorni, ci ha lasciato ora lo scultore Peppe Capasso Sono stordito da questa notizia che ha la forza di una freccia, perché Peppe Capasso è stato sempre promotore infaticabile di iniziative a ritmo continuo, e più volte sono stato da lui coinvolto per lunghi periodi, e unendosi, le nostre traiettorie hanno condiviso uno spazio comune di ricerca nelle arti visive – artista di notevole spessore impegnato sui versanti della pittura e della scultura, ma questo è ancora dire poco; perché qualunque materia toccava con le sue mani riusciva ad estrapolarne forme e sensi occulti, piegandola ai suoi voleri, sia quando andava in direzione di forme allusive ed alchemiche, che, quando modellava centauri o figure erose nella materia e penetrate o trafitte da uccelli della notte.
Allievo di Augusto Perez all’Accademia di Belle Arti di Napoli, di cui aveva recepito l’alto magistero, conservando in alcuni lavori degli anni ottanta, tracce di quella solennità che accompagnava il lavoro del maestro – volgeva il sesto acuto del suo sguardo verso tracce contemporanee e di degrado dell’ambiente naturale, dove l’artificio e l’inorganico trovava posto nelle sue opere con accostamenti arditi e dissacranti.
Intenso e struggente il Ciclo delle Ossa, ben prima della Abramovic, toccava le corde del corpo e del suo disfacimento, come aveva ammesso G.Dorfles.
Aveva collaborato e sviluppato una intensa amicizia con il Maestro Pericle Fazzini.
Sperimentatore e conoscitore come pochi di materie e tecniche, Capasso univa al suo incessante ricercare, la docenza all’Accademia di Napoli, e precedentemente in quella di Catanzaro, nell’ambito di quel fertile terreno di confronto didattico, animato dalla straordinaria figura di Toni Ferro, che ricordo con profonda nostalgia.
E incessante ed inesausta, la sua ricerca di spazi da adibire all’arte, chiamando a nuova vita luoghi e edifici in disuso; ricordo la Chiesa San Giovanni Battista di Scisciano, dove viveva, che in pochi anni si costituì come esperimento e aggregazione di artisti, con mostre molto forti, tra cui ricordo quella di Salvatore Emblema e di Franco Cipriano, e tante giovani promesse, e dell’esperimento di coinvolgimento attraverso fax ad arte curato al tempo, da Adriana Martino.
Tra le sue mostre personali, quella straordinaria a Ravello, a Villa Rufolo, dove affiancai Massimo Bignardi nella presentazione, e quella di Santa Maria La Nova a Napoli, dove le pitture di Capasso occuparono le grandi pareti, con il loro racconto espressionistico e figurativo di tremula incandescenza di forme.
Un labirinto del visivo che faceva onore al suo impegno inesausto ed incandescente, come era nella natura del suo carattere, aperto verso tutti, ma anche umbratile e focoso – che lo aveva coinvolto completamente, in un binomio inscindibile di arte e vita
A Ravello le sue sculture dialogavano con l’antica dimora e le reminiscenze arabe, solcavano lo spazio interno e quello dei giardini con la provocazione della loro presenza, sempre pungente ed icastica.
Gli ultimi anni, che ancora scorrono frementi sotto cenere di brace, lo hanno visto intento a dare luogo al progetto della ABAN Accademia di Belle Arti di Nola, nell’antico palazzo del Seminario Vescovile, dove al piano terra dello stabile, Capasso aveva collocato tutto quello che aveva conservato nel Museo Possibile di Scisciano, abitazione e museo a cielo aperto; torchi, abiti di scena, opere, manufatti e quant’altro, recanti le sue tracce anche del periodo teatrale, quando collaborò con Leo e Perla, in diversi spettacoli, condividendo con i due magistrali artisti lo spirito di rinnovamento e di dissacrazione dell’esistente.
Su questo terreno – Gli Ammessi in scena -.Il Torrione delle Eresie.
Tra le mostre messe in campo all’ABAN, quella su Raffaele Lippi, e Camillo Capolongo, altro straordinario compagno di viaggio di Capasso, in quegli anni frementi di azioni nel sociale per innestare l’arte nella vita.
E beffa del destino, ci lascia in queste ore in cui a causa dell’emergenza sanitaria non ci si può stringere intorno alla famiglia, e ricordarlo come avrebbe ben meritato, ma ci sarà tempo per farlo con tutta la nostra nostalgia.
Per Peppe Capasso, e per il cugino Giuseppe, entrambi artisti profondi e umani – valgano le parole di Giorgio Caproni, laddove scrive – << Ho provato anch’io. È stata tutta una guerra d’unghie. Ma ora so. Nessuno potrà mai perforare il muro della terra”.